Sebbene già un secolo fa qualcuno aveva già capito ed indicato che dipendere dalla chimica di sintesi era una trappola, i fatti di questi giorni ci danno ulteriori spunti per comprendere perchè sostenere con coraggio e secondo le proprie possibilità i percorsi virtuosi delle culture biodinamiche e biologiche.
Mentre nel Golfo Persico si consumano violenza, vite umane perdute, distruzione civile e ambientale, emerge un’ulteriore conseguenza di questa crisi: il blocco dei fertilizzanti e il suo impatto sul prezzo del cibo nel mondo. Quella che segue è una nota a margine dell’articolo “Dal suolo al Cloud: il cibo, la Terra e la Costituzione”, che alla luce di questi fatti offre ulteriori ragioni per comprendere, e sostenere, i percorsi dell’agricoltura biodinamica e biologica.
Ed ecco che i fatti di questi giorni ci portano ad evidenza che un terzo dei fertilizzanti commerciati nel mondo transita dallo Stretto di Hormuz. Da una settimana, quel passaggio è sostanzialmente bloccato. Il prezzo dell’urea, il fertilizzante azotato più usato al mondo, è salito del 30% in pochi giorni, toccando i 600 dollari a tonnellata, con un rincaro complessivo del 64% da dicembre.
Lo riportano ANSA, Il Sole 24 Ore, Sky TG24, il Corriere della Sera e le principali agenzie internazionali, mentre Coldiretti, Confagricoltura e Legacoop Agroalimentare lanciano l’allarme sulle conseguenze per l’agricoltura italiana ed europea.
L’area tra Iran e penisola araba esporta il 14,4% di tutti i fertilizzanti mondiali — seconda solo alla Russia con il 22,4%. Circa un terzo dell’urea e quasi la metà del fertilizzante azotato globale transitano da Hormuz.
E a differenza del petrolio, non esistono al mondo riserve strategiche di fertilizzanti.
La FAO e le principali associazioni cerealicole internazionali hanno lanciato l’allarme: se il blocco persiste, il raccolto 2026 nell’emisfero Nord è a rischio. L’indice FAO dei prezzi alimentari di febbraio 2026 ha registrato un aumento dello 0,9% su gennaio, con l’indice cerealicolo in crescita dell’1,1%, e la crisi di Hormuz non aveva ancora dispiegato i suoi effetti. Secondo il World Food Programme, il mondo sta attraversando una delle più gravi crisi alimentari degli ultimi decenni, con sei Paesi, tra cui Sudan, Yemen, Palestina e Haiti, già al livello più alto di emergenza. Nigeria e Ghana hanno piazzato ordinativi anticipati per fertilizzanti russi, accettando prezzi più alti pur di garantirsi le forniture. Vladimir Putin torna ad avere in mano le leve della globalizzazione alimentare.
Una dipendenza che ha un secolo di storia
Ciò che sta accadendo non è un’anomalia. È il risultato prevedibile di una dipendenza strutturale che ha poco più di cento anni.
La storia è nota, ma vale la pena ricordarla: tra il 1908 e il 1913 i chimici tedeschi Fritz Haber e Carl Bosch svilupparono il processo di sintesi dell’ammoniaca partendo da idrogeno e azoto atmosferico, alimentato dal gas naturale.
Durante la Grande Guerra, quando la Gran Bretagna bloccò i rifornimenti di nitrati dal Cile, la Germania sostituì quei nitrati con composti azotati di sintesi, gli stessi che servivano per gli esplosivi. Finita la guerra, l’industria tedesca si ritrovò con enormi quantità di nitrato d’ammonio che non poteva più utilizzare per scopi bellici: li convertì in concimi, e nacque l’agricoltura chimica moderna.
Oggi gli idrocarburi pesano per circa metà del costo di produzione di grano o mais: un terzo per i fertilizzanti, il resto per i trasporti.
Riflettendoci sopra quindi sembra che l’agricoltura convenzionale sia un’industria petrolchimica che produce cibo: affermazione forte? Può darsi, però riflettiamoci sopra, nei fatti è ciò che si dimostra.
E tutto torna con il processo di industrializzazione raccontato in precedenza.
Una voce di colui che aveva già capito
È esattamente in quel contesto, quello di un’agricoltura che stava perdendo la propria autonomia per legarsi alla chimica industriale e ai suoi approvvigionamenti globali, che nel giugno del 1924, a Koberwitz in Slesia, Rudolf Steiner tenne le sue otto conferenze sull’agricoltura.
Lo fece su richiesta di un gruppo di agricoltori e proprietari terrieri che vedevano con preoccupazione i primi segni di degenerazione dei suoli e delle colture causati dal crescente uso di fertilizzanti chimici. Gli animali nutriti con fieni concimati chimicamente perdevano fertilità, i terreni si impoverivano, la qualità degli alimenti degradava rapidamente.
Steiner propose un’idea radicale per l’epoca e ancora rivoluzionaria oggi: l’azienda agricola come organismo vivente a ciclo chiuso, capace di produrre al proprio interno la fertilità di cui ha bisogno, attraverso compostaggio, rotazioni colturali, preparati naturali, senza dipendere da input esterni. Da quelle conferenze ed esperienze nacque l’agricoltura biodinamica, che anticipò di decenni l’agricoltura biologica.
A cento anni di distanza, la crisi di Hormuz dimostra che quella intuizione non era un capriccio romantico ma una forma di lungimiranza strategica. Chi coltiva senza fertilizzanti di sintesi non dipende dallo Stretto di Hormuz. Non subisce il ricatto del gas russo. Non vede i propri costi di produzione oscillare al ritmo delle borse di Chicago.

Decrescita come consapevolezza del sovrabbondante
Serge Latouche, tra coloro che hanno lavorato per ridefinire il concetto di crescita, ci invita a guardare la decrescita non come austerità o rinuncia, ma come quella che lui chiama “abbondanza frugale”: la consapevolezza che il sovrabbondante, non la scarsità, è il vero problema.
Un sistema che produce un terzo di cibo in più di quanto sia necessario per nutrire il pianeta, e poi ne spreca un terzo, non ha un problema di quantità, ma di senso. La crisi dei fertilizzanti rende visibile questa contraddizione: corriamo ad accaparrarci input chimici per produrre di più, mentre continuiamo a buttare via ciò che già produciamo.
L’agricoltura biodinamica e biologica incarnano questa consapevolezza. Non producono necessariamente meno: producono diversamente, costruendo fertilità anziché acquistarla, creando cicli chiusi anziché catene lunghe e fragili. In un mondo dove una guerra nel Golfo può far rincarare il pane sulle nostre tavole, questa autonomia non è un lusso ideologico, è uno spazio di libertà.
3,7 milioni di ettari: il potenziale inespresso
C’è poi una risorsa enorme che l’Italia non sta utilizzando.
Secondo i dati AGEA e il Censimento dell’Agricoltura ISTAT, circa 3,7 milioni di ettari di terreni agricoli sono oggi abbandonati o incolti, un terzo dell’intera superficie agricola italiana di circa 12 milioni di ettari. Riportare in produzione anche solo una parte di queste superfici, con metodi biologici e biodinamici, significherebbe ridurre la dipendenza dalle importazioni, rigenerare suoli degradati e creare occupazione nelle aree interne che si stanno svuotando. Gli strumenti normativi esistono: la Banca Nazionale delle Terre Agricole presso ISMEA, istituita dalla Legge 154/2016, opera a livello nazionale; a questa si aggiunge la Banca delle terre abbandonate o incolte per il Mezzogiorno, prevista dal DL 91/2017 per le regioni meridionali. Ma la loro applicazione resta frammentaria e insufficiente.
E poi c’è lo spreco: un tema che merita un articolo a sé
C’è infine un paradosso nel paradosso, che qui possiamo solo accennare.
Mentre ci preoccupiamo, giustamente, del costo dei fertilizzanti, continuiamo a sprecare circa un terzo del cibo prodotto nel mondo. Secondo il Food Waste Index dell’UNEP, nel 2022 sono state sprecate oltre un miliardo di tonnellate di cibo, di cui il 60% nelle case.
La FAO stima che il cibo perso e sprecato potrebbe sfamare 1,26 miliardi di persone — più dell’intera popolazione che oggi soffre la fame. In Italia lo spreco alimentare lungo l’intera filiera vale oltre 13 miliardi di euro l’anno, di cui 7,3 miliardi nelle sole abitazioni. Prima di cercare nuovi fertilizzanti o nuove terre, forse dovremmo chiederci: perché non riusciamo a gestire ciò che già produciamo?
È un sentiero che merita di essere esplorato.
Dalla trappola alla scelta
Cento anni fa, a Koberwitz, un gruppo di agricoltori chiedeva aiuto perché vedeva i propri suoli morire sotto la chimica di sintesi. Steiner rispose proponendo un’agricoltura che non dipendesse da nulla che non potesse produrre da sola. Oggi, mentre Hormuz è bloccato e il prezzo dell’urea detta il costo del pane, quella risposta non appare più visionaria — appare necessaria.
Latouche ci ricorda che il problema non è produrre di più, ma smettere di sprecare ciò che già abbiamo. La crisi dei fertilizzanti ci mostra che la dipendenza da catene globali fragili non è solo un rischio economico: è una rinuncia alla libertà. E le terre incolte d’Italia ci dicono che lo spazio per un’altra agricoltura esiste, se scegliamo di utilizzarlo.
Nessuno di noi può risolvere da solo una crisi geopolitica. Ma ciascuno può decidere cosa sostenere: con gli acquisti, con l’attenzione, con la voce, divulgando e facendo prendere coscienza e consapevolezza.
Scegliere chi coltiva la terra rigenerandola, anziché chi la sfrutta fino a renderla dipendente da uno stretto dall’altra parte del mondo, è già un atto concreto. Piccolo, forse.
Ma moltiplicato, potente e anche generazionale visto che il giovine Kid Yugi ricorda a chi lo ascolta che «Il cambiamento siamo noi, nessuno verrà a salvarci».
Come anticipato questa è un aggiornamento di ciò che è stato raccontato nell’articolo Dal suolo al Cloud: il cibo, la Terra e la Costituzione.
Fonti per approfondire: vedere elenco completo in calce.
Glossario
Ammoniaca Composto chimico (NH₃) alla base dei fertilizzanti azotati di sintesi. Viene prodotta industrialmente dal gas naturale attraverso il processo Haber-Bosch.
AGEA Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, organismo pagatore italiano che gestisce i fondi della Politica Agricola Comune (PAC).
Agricoltura biodinamica Approccio agricolo nato nel 1924 dalle conferenze di Rudolf Steiner, che considera l’azienda agricola come un organismo vivente a ciclo chiuso, capace di rigenerare la propria fertilità senza dipendere da input chimici esterni ed inserita nei principi cosmici e della natura.
Agricoltura convenzionale Sistema agricolo basato sull’uso di fertilizzanti chimici di sintesi, pesticidi, meccanizzazione intensiva e, spesso, monocoltura. È il modello dominante dalla seconda metà del Novecento.
Banche delle terre Due strumenti normativi italiani per il recupero dei terreni agricoli abbandonati: la Banca Nazionale delle Terre Agricole presso ISMEA, istituita dalla Legge 154/2016 a livello nazionale, e la Banca delle terre abbandonate o incolte per il Mezzogiorno, prevista dal DL 91/2017 per le regioni meridionali.
Decrescita Corrente di pensiero economico e filosofico, elaborata tra gli altri da Serge Latouche, che propone di ripensare il modello di sviluppo basato sulla crescita illimitata, privilegiando la sobrietà, la qualità della vita e l’equilibrio con gli ecosistemi.
FAO Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, con sede a Roma. Principale agenzia internazionale per la sicurezza alimentare e la gestione sostenibile delle risorse agricole.
Food Waste Index Rapporto dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) che misura lo spreco alimentare a livello globale nei settori domestico, della ristorazione e della vendita al dettaglio.
Haber-Bosch (processo) Procedimento chimico-industriale sviluppato tra il 1908 e il 1913 dai chimici tedeschi Fritz Haber e Carl Bosch per sintetizzare ammoniaca dall’azoto atmosferico e dall’idrogeno, utilizzando gas naturale come fonte energetica. Ha reso possibile la produzione di massa di fertilizzanti azotati.
ISTAT Istituto Nazionale di Statistica, ente pubblico italiano che produce le statistiche ufficiali del Paese, inclusi i censimenti dell’agricoltura.
Nitrato d’ammonio Sale derivato dall’ammoniaca e dall’acido nitrico, utilizzato sia come fertilizzante azotato sia, storicamente, come componente di esplosivi.
SAU (Superficie Agricola Utilizzata) La superficie effettivamente destinata ad attività agricole produttive (seminativi, prati, frutteti, orti). In Italia si attesta intorno ai 12 milioni di ettari.
Stretto di Hormuz Passaggio marittimo largo circa 34 km tra l’Iran e l’Oman, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale e un terzo dei fertilizzanti commerciati a livello globale.
Urea Fertilizzante azotato tra i più usati al mondo, derivato dal gas naturale. Favorisce la fotosintesi delle piante grazie al suo alto contenuto di azoto.
UNEP Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, agenzia ONU responsabile del coordinamento delle politiche ambientali internazionali.
WFP (World Food Programme) Programma Alimentare Mondiale, agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza alimentare nelle emergenze e lavora per migliorare la nutrizione e la sicurezza alimentare.
Fonti e riferimenti
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Federico Fubini, “Il fertilizzante come arma geopolitica: il Golfo in guerra minaccia il prezzo globale del cibo”, Corriere della Sera, 8 marzo 2026
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Bloomberg, “Iran War’s Impact on Strait of Hormuz Threatens Fertilizer Supplies, Food Prices”, 6 marzo 2026 — bloomberg.com
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Food Ingredients First, “Energy shock, fertilizer crunch, freight surge: Food manufacturers face triple hit from Iran war”, 4 marzo 2026 — foodingredientsfirst.com
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Farm Progress, “Iran conflict threatens fertilizer supplies, raising food costs”, 3 marzo 2026 — farmprogress.com
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Helios AI, “How War in One Region Becomes Higher Food Prices Everywhere”, 6 marzo 2026
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FAO, “Per centrare l’obiettivo del 2030 è necessario risolvere urgentemente il dramma delle perdite e degli sprechi alimentari” — fao.org
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UNEP, Food Waste Index Report 2024 — unep.org
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AGEA / Il Sole 24 Ore, “Agricoltura, un terzo dei terreni coltivabili è abbandonato”, 26 settembre 2023 — ilsole24ore.com
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ISTAT, Settimo Censimento Generale dell’Agricoltura (2021) — istat.it
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SIBaTer, “Esempio conclamato di successo per il recupero delle terre abbandonate” — sibater.it
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Demeter Associazione per la tutela della qualità biodinamica in Italia, “L’approccio biodinamico”
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Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, “Le origini” — biodinamica.org
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Rivista di Agraria, “Rudolf Steiner, il padre della biodinamica” — rivistadiagraria.org
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RSI, “Un secolo di biodinamica”, 28 agosto 2024 — rsi.ch
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Rudolf Steiner, Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura (Opera Omnia 327), conferenze di Koberwitz, giugno 1924.
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Serge Latouche, La scommessa della decrescita, Feltrinelli, 2007.
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Waste Watcher International Observatory — sprecozero.it
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Consiglio dell’UE, “Sprechi alimentari” — consilium.europa.eu
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ANSA, “Non solo petrolio e gas, con la guerra balzo nei prezzi dei fertilizzanti”, 7 marzo 2026 — ansa.it
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Il Sole 24 Ore, “Con la chiusura dello stretto di Hormuz ecco gli effetti su produzione alimentare e scorte in Italia”, 4 marzo 2026 — ilsole24ore.com
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Sky TG24, “Chiusura Stretto di Hormuz in Iran, quali sono le conseguenze per l’Italia e l’Europa”, 5 marzo 2026 — tg24.sky.it
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Coldiretti / Adnkronos, “Hormuz a rischio, fertilizzanti in crisi. Coldiretti lancia l’allerta”, 6 marzo 2026 — adnkronos.com
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Startmag / Gianclaudio Torlizzi, “La crisi di Hormuz sarà il fertilizzante dell’inflazione”, 6 marzo 2026 — startmag.it
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Capitalist, “Crisi fertilizzanti: il blocco dello Stretto di Hormuz minaccia i prezzi del cibo”, 5 marzo 2026 — capitalist.it
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Farm Europe, 11° Global Food Forum, Bruxelles, 4-5 marzo 2026 (citato in Il Sole 24 Ore e Sky TG24)
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