PremessaYoox Net-a-porter (Ynap) ha annunciato 211 licenziamenti su 1.091 dipendenti, oltre il 20% della forza lavoro. Quello che segue non è un’analisi del caso specifico, di cui non conosco i dettagli strategici, ma una riflessione su cosa rappresenta questa dinamica nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Il riflesso del taglio
Quando un’azienda va male, la ricetta sembra sempre la stessa: tagliare i costi, soprattutto del personale. È comprensibile, è immediato, è misurabile. Ma mi chiedo se non sia anche il sintomo di un’immaginazione limitata.

L’arte della sottrazione
Esiste una differenza tra tagliare e sottrarre. Canova sottraeva materia da un blocco di marmo per rivelare Amore e Psiche. Non eliminava a caso: ogni colpo di scalpello aveva una visione dietro.

Certo, le aziende non sono sculture. Ma il principio potrebbe essere simile: invece di tagliare linearmente, cosa succederebbe se sottraessimo strategicamente?

Sottrarre ricavi da mercati che non frequentiamo davvero, per concentrare forze altrove.
Sottrarre quote di mercato ai concorrenti, anziché solo costi interni.
Sottrarre energie da attività obsolete per investirle in competenze future.

Speculazioni, certo. Ma l’alternativa, il taglio automatico e lineare, mi sembra ancora più speculativa: scommette che il futuro somiglierà al passato, solo più piccolo.

Il fotografo di un catalogo di commerce

Prendi il mestiere del fotografo di catalogo nel fashion e-commerce. Fino a ieri ricco di attrezzature costose, processi consolidati, competenze tecniche specifiche. Oggi un’AI genera immagini fotorealistiche di prodotti inesistenti, personalizzate per ogni mercato.

Non è solo automazione, è l’obsolescenza di un intero paradigma. La domanda non è se licenziare i fotografi, ma cosa potrebbero diventare. Magari specialisti nel “dirigere” l’AI, nel trasferirle quella sensibilità estetica che distingue una foto commerciale efficace da un’immagine sterile.

Ma questo richiede investimento, non sottrazione. E investire in tempi di crisi richiede coraggio. E le crisi richiedono scelte, decisioni e responsabilità.

L’illusione della prevedibilità

Le aziende tradizionali sembrano ancora credere che il cambiamento sia lineare e pianificabile. Pensano a tre anni quando dovrebbero ripensarsi ogni trimestre. Ottimizzano processi magari rivisti nel 2020 mentre il 2025 muta ogni giorno, come le competenze richieste delle persone, nonché gli scenari economici e geopolitici in cui le aziende operano.

L’economia degli azionisti pretende risultati prevedibili in un mondo diventato imprevedibile per definizione. Vogliono trimestri stabili mentre ad esempio L’AI e l’industrializzazione digitale che l’accompagna ridefiniscono settori in tempo reale. E così si finisce per “proteggere i margini” tagliando proprio la capacità di adattamento che servirebbe per sopravvivere.

Pensare senza precedenti

Il vero problema non è l’AI che sostituisce i lavori. È continuare a definire i lavori come li definivamo prima dell’AI.

Serve esercitare la volontà di abbandonare la nostalgia operativa. Serve accettare che l’esperienza passata potrebbe essere più un ostacolo che un aiuto, se non viene rielaborata nel presente. Bisogna imparare dal passato, non replicarlo per abitudine.

Serve il coraggio di dire: “Non so come si farà domani, ma so che non sarà come ieri.

La contraddizione

Eppure, c’è una contraddizione in tutto questo. Camillo Olivetti avvertiva: “la disoccupazione involontaria è il male più terribile che affligge la classe operaia”.

E aveva ragione.

Il dilemma è reale: come conciliare la necessità di trasformazione radicale con la responsabilità verso le persone?

Non ho una risposta definitiva, ma sospetto che licenziare prima e pensare dopo, proponendo il classico percorso di outplacement, è la soluzione più inefficiente e alienante.

Una speculazione finale

I licenziamenti sono spesso il risultato di aziende che hanno scelto di gestire il declino invece di abbracciare la discontinuità. Hanno preferito tagliare sul presente perchè dissimile dal passato, invece di scommettere su un presente che non somiglia a nulla di già visto. Continuare a garantire continuità ai propri investitori anziché chiedere loro un sacrificio, soprattutto quando per anni sono stati premiati da ricche cedole di dividendi.

Ma mentre seguiamo procedure di licenziamento inventate decenni fa, l’AI evolve, i mercati mutano, le opportunità nascono e muoiono più velocemente di quanto riusciamo a percepirle.

Il caso Yoox, qualunque sia la verità dei suoi numeri, ci dice una cosa: qualsiasi business rischia l’estinzione se continua a operare come se il passato fosse una guida affidabile, anche se sono stati o sono dei cosidetti unicorni come nel caso citato.

In un mondo dove la persona oggi con gli strumenti che ha può reinventare insieme ad altre persone un settore “durante una notte”, l’unica strategia che il management delle aziende hanno è l’adattamento continuo, saper esercitare l’arte dell’attenzione e della resilienza
Non tagliare per sopravvivere, ma trasformarsi per prosperare.

I lavoratori che perdono il posto raramente sono vittime della tecnologia.

Sono vittime di un management miope, che ha preferito guardare indietro quando ‘indietro’ non esiste più. Un management che ha salvaguardato sé stesso trasformando i dipendenti da alleati in capri espiatori del cambiamento. E oggi accade che così come i manager hanno scaricato dipendenti fedeli, ora i dipendenti scaricano le aziende. E gli stessi manager si stupiscono della “mancanza di lealtà” dei giovani.

Chissà che sia il momento di ridefinire il patto lavorativo e il significato del “lavoro”.


Nell’affidarmi allora la riorganizzazione delle officine mio padre mi aveva conferito grandi poteri, ma mi aveva pure avvisato ed ammonito con precise indicazioni e in questi termini perentori: «Tu puoi fare qualunque cosa tranne licenziare qualcuno per motivo dell’introduzione dei nuovi metodi perché la disoccupazione involontaria è il male più terribile che affligge la classe operaia». Una coraggiosa politica commerciale accompagnò la riorganizzazione tecnica e si deve a questa contemporaneità dell’azione nel campo tecnico e commerciale se non sopravvennero incidenti.” Adriano Olivetti. Tratto dal discorso “Alle Spille d’oro” del 19 dicembre 1954


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Massimo V.A. Manzari
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