Perché i gatti si sa sono quattro ma non è vero. La storia reale e confermata da molte fonti ma non tutte, dei felini veronesi dediti al cabaret ma anche no, e soprattutto, molto canori, intesi come musica e parole più che altro, ci riferisce di una bandona di scuolona tipicamente liceale in cui convissero e convolsero o convolgettero in molti tanti assi, salvo poi rarefarsi o rarefacettersi piano piano quando si decidettero a fare seriamente o comicamente. O anche: quando gli Smaila erano uno e componevano canzoni, parecchio belle alcune. Taca banda
Vecchie favole Di un’epoca un po’ più in là Colori di un’età
Libri e musica Di un mondo che nasce beat Un disco dell’Equipe
L’automobile Beato chi già ce l’ha È quella di papà
Oggi è sabato Domani si dormirà Sogni di gloria
In fondo della band e dei suoi inizi abbiamo in parte già parlato in un altro post che sicuramente ricordate e ricorderete per non dire ricorderiamolo, ma se così non fosse, – fusse che fusse la vorta bbbona, Nino carissimo – nel mentre che vi porgiamo la loro più bella song, con testo e musiche e tutto quanto, val la pena di ricordare altre istantanee della storia dei Gatti di quel vicolo che a Verona c’è per davvero e pare fosse sede di perdizione e fiscalità nell’antiquiiità: bordello e ufficio delle imposte.

Leggenda vuole che la canzone prenda il titolo da un ciclostile, una pubblicazione amatoriale, quelle cose che si chiamano o si chiamavano fanzine – che da noi hanno avuto una parabola corta e poco appariscente ma, in altri paesi, ad esempio gli Usa, tanto per cambiare, sono stati e sono ancora un fenomeno di massa – essa in particolare era dedicata alla musica di quell’epoca – la musica moderna di allora – eravamo fra i sessanta e i settanta. Il beat imperversava per la penisola e Verona era uno dei centri nevralgici della produzione musicale dell’epoca. Miriadi di gruppi, fantastiliardi di canzoni, novosilandri di serate e feste e happening ye ye. La gatto-canzone arriva dopo, 1979, ma l’omaggio al ciclostile e all’epoca e alla città veneta è tutt’altro che velato, nel testo di Roberto Salerno, in arte Nini, e nelle musiche di Umberto Smaila. Proprio Smailone in un’intervista ammise per non dire che lo specificò anzi lo asserì, che la song nacque da una sua piano improvisation durante uno spettacolo live veronese, e solo dopo anzi poi, Salerno ci mise, per non dire, ci scrisse, le evocative parole.
Poi rinascere Suonare in un gruppo beat Ci si trova il venerdì
Fughe inutili Per vedere se ci sei tu Ginnastica in tuta blu
Diario al limite Tra amore ed oscenità Noi poeti per metà
Cantautori Che parlavan di libertà Col cuore in gabbia
Ma la storia e la fama del brano non si ferma ai gatti e coi gatti. La canzone finisce in un Vanzina film – mica pinzillacchere – dedicato ai Gatti, fenomeno comico del momento nel Belpaese, che si chiama Arrivano i gatti. E poi, meraviglia delle meraviglie, nell’anno dello scudetto calcistico del Verona Hellas, stagione 1984-85 – squadra di calcio della città dell’arena, che poi per un periodo ne ha avuta anche un’altra, momenti di gloria, vi ricordate come si chiamava? – la canzone dei gatti diventa da allora e ancora è, l’inno ufficiale della compagine scaligera. Tra l’altro, leggenda su leggenda, pare che sia stato direttamente il pubblico a decidere di cantare la canzone dei gatti allo stadio durante la partita. Spontaneously. Non vi fidate delle leggende. Però al bar sport fa effetto raccontare una storiella come questa, non trovate? Nel film vanzinico – per tornare a cose serie – la canzion accompagna i titoli di testa, e fa da sfondo ad una biciclettata – modello proloco – dei quattro cabarettisti in alcuni dei luoghi tipici – nessun iconico è stato usato in questo post – del capoluogo di provincia veneto.
Poi un brivido Il tempo che andava via Un minuto di follia
Oggi in sciopero Per la fame nel Bangladesh Dopo un’ora si resta in tre
Senza un gemito La provincia moriva al bar Paura di volare
Suoni e lacrime La rabbia usciva così Da una chitarra
Prima dei saluti che faremo assieme al ritornello, celeberrimo, del pezzo, val forse la pena citar per citar, di mettere a fuoco alcuni spunti tanto per non dire di nuovo citazioni – anche se poi – contenuti nella chanson felina. A partire dall’Equipe 84, a proposito di beat e band del beat italiano – emuli del beat anglo e poi sassone – ragazzi di Modena capitanati da Maurizio Vandelli, e uno dei complessi più rappresentativi di quel sound – pomeriggio alle tre – e che dire poi de I pugni in tasca uno dei film di riferimento della generazione beat di Marco Bellocchio, le citazioni al cantautorato, forse a Luigi Tenco, forse a Guccini, forse a una moda che si stava diffondendo in quegli anni, e, soprattutto, poco nota, per non dire sconosciuta ai più. Come anche la menzione al Bangla Desh, non tanto e non proprio per il dramma della povertà del neonato – allora – paese, quanto per il mega concerto a favore del giovanissimo stato organizzato nel 1971 da George Harrison per raccogliere fondi; e ultimo ma non certo per importanza il libro – scandalo – del decennio ‘70 divenuto ben presto anche uno dei testi di riferimento nel percorso di emancipazione della donna: il celeberrimo Paura di Volare di Erica Jong. Ritornelliamoci assieme ai Gatti e arrivederci a tutti.
Beat, beat, cos’era il beat Una scuola e una città
Beat, beat, Verona beat Pugno in tasca e vanità
Beat, beat cos’era il beat E l’America è sempre là
Beat, beat, Verona beat La tua curiosità
Beat, beat, cos’era il beat Un milione di perché
Beat, beat, Verona beat Non so ancora che cos’è
Beat, beat, cos’era il beat Un milione di anni fa
Beat, beat, Verona, beat Non si cancellerà

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