Nata Norma Jean Mortenson Baker divenuta diva e celebre come Marilyn Monroe, ecco a noi, l’ultima, per ora, diva, della nostra cinquina. La più celebrata in assoluto, la più ricordata, la più chiacchierata – spesso a sproposito, ancora oggi – ma, soprattutto, la più fragile. L’unica finita in mille pezzi, per una volta e per sempre. Lei come James Dean, come Elvis, come Mozart o Basquiat, Kurt Cobain, Janis Joplin e Jimi Hendrix. Non è entrata nel famigerato club 27, ma lo guida e lo dirige, dall’alto del suo – non si sa – avvenuto – chissà come – all’età di 36 anni. Una bambocciona, si direbbe oggi, guardandola dall’età, e invece, proprio a quell’età, lei, era già stata tutto e il contrario di tutto, aveva vissuto dieci, cento, mille vite. Era un cristallo lucente e raro, ma anche estremamente delicato. Addio Norma Jean.
Addio Norma Jean
Anche se non ti ho mai conosciuta
Possedevi la grazia di rimanere composta
Mentre gli altri intorno a te sgusciavano
Loro sgusciavano fuori dagli interni di legno
E ti sussurravano all’orecchio
Ti diedero un lavoro duro
E ti fecero cambiar nome
E mi sembra che tu abbia vissuto la tua vita
Come una candela al vento
Senza sapere a chi aggrapparti
Quando cominciava a piovere
E mi sarebbe piaciuto averti conosciuta
Ma ero solo un ragazzino
La tua candela si spense molto prima
Di quanto abbia fatto mai la tua leggenda
La solitudine era dura
Il ruolo più duro che tu abbia mai interpretato
Hollywood creò una superstar
E il dolore fu il prezzo che pagasti
Persino quando sei morta
Oh la stampa continuò a perseguitarti
Tutti i giornali dovevano dire
Il fatto che Marilyn fosse stata trovata nuda
Addio Norma Jean
Anche se non ti ho mai conosciuta
Tu avevi la grazia di rimanere composta
Mentre gli altri intorno a te sgusciavano
Addio Norma Jean
Dal giovane della ventiduesima fila
Che ti vede come qualcosa di più che sensuale
Più che semplicemente
La nostra Marilyn Monroe
Hollywood creò una superstar, e il dolore fu il prezzo che pagasti. Persino da morta.
Una canzone, forse la canzone, che descrive e rende immortale, un mito, già tale e quale, anche e più degli altri, il mito dei miti. La donna di tutti, la ragazza di nessuno. Il contrario di Greta, di BB, loro hanno saputo resistere, non senza cadere più e più volte, ma si sono salvate, hanno saputo reggere al maelstrom della fama, al ciclone della notorietà, ai continui terremoti degli scoop – o presunti tali – di una certa inutile stampa, cosiddetta, scandalistica. Lei no. E la sua luce brilla ancora e ancora, più vivida, più forte. Intatta e perenne. Ma artificiale, quella naturale è stata spenta, tanti anni fa. Elton John scrive il capolavoro musicale su Marilyn, e su tutti i miti del divismo, fiammelle portate dal vento, correva l’anno 1973. La musica è del baronetto di Pinner, il testo del solito Bernie Taupin, il brano è contenuto in uno dei dischi più celebrati di sir Reginald Kenneth Dwight: Goodbye Yellow Brick Road, primo doppio del cantante e musicista inglese.
Ma il mito di Marilyn è stato cantato molte volte, in Italia e nel mondo. Un mito è un mito e la notorietà se ben alimentata è un carburante pressochè infinito. Vedere alla voce Warhol per comprendere meglio la crittografica citazione precedente.

La vita della star è davvero un patchwork di pessime notizie, troppe anche per un sergente di ferro nella nebbia, figuriamoci per una fragile farfalla come Norma. Ma non vorrei parlare di questo, ho già indugiato troppo e troppo seriamente, sul mito di MM all’inizio del post. Vado quindi a proporre alla signoria vostra illustrissima alcune news semisconosciute ma fondamentali sull’attrice americana. Ad esempio la vittoria da parte di una, ancora non Marilyn, Norma Jean, nel 1948, del concorso di bellezza Miss California Regina dei carciofi, oppure il fatto che ancora nel 1949 e nonostante fosse già apparsa in numerosi film, fu costretta ad apparire senza veli in un calendario sexy – quelli da camionisti per capirsi – per riuscire a pagare l’affitto di casa. Le stesse foto, che poi, prima playboy e poi i giornali di mezzo mondo avrebbero pubblicato più e più volte, prima, durante e, soprattutto dopo la sua morte. Come dice bene anche sir Elton nella sua canzone. Che dire poi delle foto vestita di sacco, pare di patate, e del rapporto con la Joan Crawford, di cui vi abbiamo già detto – non del rapporto con Marilyn ma dell’attrice – e poi degli innumerevoli innamoramenti o matrimoni, anche per pochi giorni, o dei suoi rapporti sempre turbolenti, o anche magnifici ma a scadenza, con gli agenti cinematografici e le case di produzione. E del suo incontro con la Garbo, Greta, proprio lei, di cui si occupò anche l’Fbi, vai a sapere perché. A pensar male non si sbaglia mai, anche col doppio candeggio, questo va detto, e non certo di Marilyn ma di tutti quelli che la angustiarono, e sono tanti – e ti battono le mani (citazione) – veramente, tanti, troppi. Bisogna arrivare al 1952 per trovare la diva delle dive finalmente protagonista, per la prima volta, di un film.

Il non certamente capo – e nemmeno – lavoro, La tua bocca brucia – nell’improbabile titolo italiano – in originale Don’t bother to knock (non preoccuparti di bussare). La nostra fa la baby sitter e recita al fianco di Richard Widmark, il film è un giallo psicologico, che viene però lanciato come film non propriamente per famiglie facendo leva proprio sulla straripante sensualità – finalmente riconosciuta – della Monroe. Insomma l’ennesimo sbaglio del mondo nei suoi confronti. Incompresa, sempre e comunque. Di tutto il resto tacerò, in tanti hanno scritto e detto, meglio lasciar perdere. Il mito è mito, solido, incantevole, folle mito, di diva, diveggiante, assoluta, sempre e comunque sopra le righe. Sennò che diva sarebbe? L’attrice per antonomasia che, però, aveva terrore di recitare, in pubblico. La produttrice Marilyn che, sebbene abbia realizzato solo due pellicole, fece due centri perfetti. La Marilyn murata viva in un personaggio che detestava, – sexy sempre e in ogni dove – mentre era portentosa nelle commedie brillanti, nei ruoli drammatici, siccome nei musical. E qui la ritroviamo per davvero, accanto, con e dentro la musica. Insuperabile, anche come cantante con gli “amici diamanti”, nominata e celebrata in mille canzoni, fra cui, ad esempio, udite udite: Jean Genie del Duca Bianco – David Bowie.
Un piccolo Jean Genie
sgusciò fuori verso la città
Legato su laser
e giacche svolazzanti
Mangiò tutti i tuoi rasoi
mentre si fa i camerieri
Parlando della Monroe,
camminando su Biancaneve
New York è all’ultima moda
e tutto sa di buono
Povero piccolo Novellino
Il Jean Genie si vive addosso
Il Jean Genie ama le cappe dei camini
È oltraggioso, grida e schiamazza
Jean Genie lasciati andare
Siede come un uomo
ma sorride come un rettile
Lei lo ama, lo ama
ma solo per poco
Gratterà la sabbia,
non lascerà la sua mano
Lui dice di essere un estetista
e ti vende nutrimento
E conserva tutti i tuoi capelli morti
per farne biancherie
Povero piccolo Novellino
Le sue idee sono così semplici
che non può guidare il suo modulo
Morde i neon e dorme in una capsula
Ama per essere amato, ama per essere amato
La canzone, dedicata all’amico Iggy Iguana Pop, come dichiarò lo stesso Bowie, uscita nel 1973 nell’album Aladdin Sane. Oppure Photograph dei Def Leppard, un vero e proprio omaggio all’attrice e al mito di Marilyn. Come si – mi verrebbe da dire evince, ma mi asterrò per ora – nel video. E come dichiarato in molteplici interviste dal cantante del gruppo Joe Elliot. La clip della canzone è una delle più famose del gruppo rock, e, come vedrete fra pochissimo, non si limita ad evocare Marilyn ma la fa vedere – una sosia – più volte durante il brano. Secondo i versi, che fra poco leggerete, il protagonista della song non vuole solo una fotografia – di chi, solo loro possono dirlo, e hanno per l’appunto ammesso di aver pensato a Marilyn – ma vorrebbero poterla anche toccare, solo che, purtroppo, di lei, Marilyn, hanno solo la foto, e quindi possono solo ammirare quella. Un discorso davvero contorto e anche un pochettino trucu- e forse magari – anche lento, ma si sà, i rocker truci e lenti lo fanno.
Huh!
Non ho fortuna, non ho amore
Ho una fotografia, la foto di
Una passione assassina, tu sei troppo
Tu sei l’unica che voglio toccare
Vedo il tuo viso ogni volta che sogno
Su ogni pagina, ogni rivista
Così selvaggia così libera così lontana da me
Tu sei tutto ciò che voglio, la mia fantasia
Oh, guarda cos’hai fatto
a questo pagliaccio del rock’n’roll
Oh oh, guarda cos’hai fatto
Fotografia- non voglio la tua
Fotografia- non ho bisogno della tua
Fotografia- tutto ciò che ho è una fotografia
Ma non è abbastanza
Sarei il tuo amante, se tu fossi qui
Dammi il tuo dolore, se ne hai il coraggio
Sei così donna, hai stile
Tu fai sentire ogni uomo come un bambino
Hai così presa su di me
Sei tutta avvolta nel mistero
Così selvaggia così libera così lontana da me
Tu sei tutto ciò che voglio, la mia fantasia
Oh, guarda cos’hai fatto
a questo pagliaccio del rock’n’roll
Oh oh, guarda cos’hai fatto
Fotografia- non voglio la tua
Fotografia- non ho bisogno della tua
Fotografia- tutto ciò che ho è una fotografia
Ma non è abbastanza
Sei entrata dritta nella mia testa
La canzone è tratta dal terzo album dei Def Leppard Pyromania del 1983. Nel fondo del fondale un ultimo brano per MM, non prima di aver ricordato però che, a proposito di musica, Marilyn, e sue influenze sul mondo, hanno provocato cose e persone, tante e di ogni tipo. Ad esempio Marilyn Manson, – proprio lui e nessun altro – mise assieme il suo nome de plume, accostando il nome dell’angelica bionda attrice al cognome del massacratore indemoniato di Sharon Tate, il satanista Charles Manson, cui hollywood – minuscola perchè aborro – ha dedicato cose, fra cui anche una appropriata serie tv. Prima di lasciarvi mi preme altresì, sottolineare, anche con un’appropriata fotografia,

che la scena culto della gonna che si gonfia al passaggio del treno della metropolitana, diventata un mito del mito nel mito, per il cinema e lo spettacolo in generale del mondo, tutto. Quella stessa scena, ripresa e omaggiata anche da Madonna nel video di Material girl; provocò ammirazione, ammirazione e ammirazione nei fan sul posto, e nei fan ovunque, dopo, nel mondo rotondo. Ma provocò anche la riprovazione di uno. L’unico ad arrabbiarsi, e parecchio, il marito del momento, il campione Joe Di Maggio. I cronisti dell’epoca riferiscono di un grande litigio post ciak sul set. Roba grossa. Sic transeat., direbbero i latini, ma non credo avrebbero ragione in questo caso. Forse perchè l’ho detto io. Mah.
Il tributo musicale al mito di Norma Jean per la chiusura del post arriva dall’Italia. Si tratta del brano, Marilyn, manco a dirlo, scritto da Mogol – quello di Battisti – ma qui con Riccardo Cocciante, e contenuto nell’album dell’artista romano Il mare dei papaveri, uscito nel 1985. E come disse il poeta: lo sai che i papaveri son alti alti alti.
Marylin
non dovevi farlo cara
anche se stai meglio dove sei
marylin
son trascorsi molti anni
ma sei ancora bella qui tra noi
l’innocenza sa di eternità
e la luce dei tuoi occhi
resta sempre accesa via non va
marylin
vorrei averti adesso a braccio
per mostrare a tutti che ci sei
che sei qui
ritornata dal tuo viaggio
fidanzata ancora a tutti noi
basta un ora se tu puoi
oh marylin
solo un ballo ridendo
come tu solo sai
un volteggio del vestito
perché il sogno sia vissuto
marylin
non dovevi farlo cara
ci hai punito troppo dove sei
sei rimasta giovane come eri
marylin
non c’è ruga che ti sfiori
hai vissuto solo nei pensieri

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