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Il Pescatore

Millenovecentosettantacinque

L’anno domini in quel del mondo, ma sopratutto da noi, in Italia, in cui succedono cose, molte cose, nascono persone, si vede gente, si fanno cose, anche musica e film e poi libri e leggi

Partendo da lì e tornando a noi, direi che sono cinquanta anni. E in questi 50 di anni sono successe cose, e non ci piove, con qualunque governo, che, come ben sappiamo si coniuga in ladrometraggio, per il popolo e i detti nostri e vostri. Detto questo, all’anno testè – qui sono e qui rimango – succitato, sono arrivato seguendo il filo dei ricordi di un amico che mi segnalava i cinquanta e poi anni di un disco storico e dorico ma anche solido come Wish you were here del signor o signora o um Floyd di colore rosa cipria ma anche shocking e così si cita e non se ne parla più. Del resto la copertina non la si vede ma la musica la si sente e anche bella forte. 

Allora cosa ci facciamo con questo anno, e anzi, direi, con questi anni, perchè l’idea della settimana sarebbe quella di andare a ritroso di cinquant’anni – oggi – e poi venire avanti di dieci in dieci, osservando i cambiamenti, alcuni di essi, in alcune cose, di alcuni soggetti/oggetti e paggetti, nel mondo rotondo. Per esempio, cosa succedeva a Monte e pure Citorio, in quell’anno. Tipo, lo sapevate che, proprio quel giorno e quell’ora di 50 annuzzi or sono successe che veniva riformato dal nostro Parlamento il “diritto di famiglia” . Attenti perchè potreste cadere dalla seggiola: 

Legge 19 maggio 1975, n. 151: Riforma del diritto di famiglia, che ha eliminato la figura del “capofamiglia padre padrone”, introducendo parità di diritti e doveri tra uomo e donna, comunione dei beni e la tutela dei figli nati fuori dal matrimonio.

Capito come? Avevamo un padre padrone per legge, mica susine. Allora ho pensato ma quel bel libricino che portava un titolo molto simile per non dire eguale – che bello il birignao – quando escì, perchè escire è escito di sicuro. E poi il miracolo. Si sà le cose non accadono mai a caso. L’opera prima di Gavino Ledda, premio Viareggio Repaci come miglior esordio letterario, uscì – stavolta tocca essere corretti nel verbo – proprio nel 1975. Poi nel ‘77 dello stesso secolo divenne, e diventò, puro un film, e che film, con Paolo e Roberto Taviani in cabina di regia e una palma d’oro a Cannes in premio. 

gavino

A proposito del libro c’è una bella intervista di Maria Matias Contro a Gavino Ledda sul blog di editoria del master editoria dell’università di Pavia, che fa pure rima con Maria, e tutte le feste si porta via, e di cui vi abbiamo appena agevolato il link per gradirla nella sua completezza. Noi che di AI e IA e Llm siamo ghiotti estraiamo poche significative righe loro dedicate dal grande scrittore sardo: 

“ Oggi Padre padrone, è molto più attuale di quando l’ho scritto. E dico purtroppo e forse per fortuna. Purtroppo perché l’uomo si è evoluto in maniera diversa da come avrebbe dovuto. Troppo tecnologico. Troppo artificiale. Tant’è vero che adesso tutti parlano solo di intelligenza artificiale. L’A.I. per me deve essere usata come una grande zappa (questa metafora della zappa si trova nel nuovo libro, Padre padrone Modulato ndr.). Come la zappa ha aiutato l’uomo a rivoltare la terra, così l’intelligenza artificiale dovrebbe aiutare l’uomo a zappare la Terra e il Sistema Solare. L’intelligenza artificiale è uno strumento, deve fare quello che l’uomo gli dice di fare. Perché se facesse altro, sarebbe una disgrazia per l’umanità e anche per la Natura. Sarebbe una disgrazia anche per l’intelligenza artificiale stessa”.     

Bellissima la chiusa del grande Ledda, di nome Gavino, che riesce con una sintesi sublime, a mio avviso, a spiegare perfettamente l’atteggiamento da adottare nei confronti dei nostri cugini sintetici. Vabbè. Fate voi. Io sull’argomento non dico altro ne aggiungo particolari sul libro e sul film di cui consiglio, vivamente,  lettura e visione, ma, tornando alle posizioni governative dell’anno, intese come leggi e leggine, piuttosto cangianti, usi e costumi dell’epoca e poi delle successive, c’è dell’altro, eeee  se c’è. Come dire da ora in poi, anzi meglio, da allora in poi, troviamo, ad esempio: 

Legge 8 marzo 1975, n. 39: Attribuzione della maggiore età ai cittadini che hanno compiuto il diciottesimo anno e modificazione di altre norme relative alla capacità di agire e al diritto di elettorato.

Fino ad allora per maggioritarsi bisognava avere 21 anni. E poi in conseguenza di ciò anche per votare servivano altre annate superiori ai 18, che invece  da allora in poi divennero necessari e sufficienti. Che dire anche quella cosa aprì prospettive e canali nonchè rispettive varie e arzigogolate alquanto. Meno male diremmo, col senno di poi, ma anche, quanti soldi. Perchè dici così, mi domando a me medesimo? Beh, non serve mica Pitagora per capire che abbassando l’età maggioritaria ad esempio, un plotone milionario – nel senso di milioni e milioni – di baldi gioveni divennero improvvisamente portatori plausibili di auto e mobili in quanto neo, e rineo e patentanti. Ad esempio. Avete mai ragionato in questo senso. Non so come mai, ma a me viene quasi spontaneo cercare il “pilo” – chiù e per tutti – in tell’uovvo. Mah. 

tv rai

Il monoscopio ci serve per introdurre la conclusione dell’escursus governativo e ‘75nquesco con la proposizione della  terza e ultima promulgazione: 

Aspetta, fa troppo ridere, prima di dirvelo o scrivervelo, vorrei premettere. Permettete che vi premetta? Dunque quando si parla di RAI tv spesso si dice, con sdegno, o sgomento, o malcelato “ eh beh tanto si sa che non può andare diversamente in Rai “ – ne approfitto per lanciare il concorso: conoscete una parola che sintetizzi la ultima frase dentro le virgolette? – che trattasi di emittente pubblica di Stato ma lottizzata dai partiti politici. Nevvero. Ebbene, rullo di pifferi, scudisci sguainati, finferli pronti per la cottura, non è così e soprattutto non è malcostume. Trattasi di legge dello stato promulgata nell’anno domini 1975: 

Legge 14 aprile 1975, n. 103: “Nuova disciplina della radiotelevisione”, nota come riforma della RAI, che ha introdotto nuove norme in materia di diffusione radiotelevisiva.

Che nello specifico e fra le altre cose si estrinsecano in: 

“Con il passaggio del servizio pubblico dal controllo del governo a quello parlamentare, si avvia quel processo poi ribattezzato genericamente lottizzazione (termine coniato nel 1974 da Alberto Ronchey), ovvero la spartizione dei canali radiotelevisivi della Rai su base elettorale.

Il primo effetto è l’incorporazione di:
Rai 1 e Radio 2 nella sfera d’influenza della Democrazia Cristiana;
Rai 2 e Radio 1 in quella del Partito Socialista Italiano
Rai 3 in quella del Partito Comunista Italiano;
Radio 3 venne assegnata a partiti minori (Partito Socialista Democratico Italiano, Partito Liberale Italiano e Partito Repubblicano Italiano).”

La voglia, mia, è di gettarmi da un precipizio, ma anche di ridere a crepapelle. Forse scelgo la seconda. In ogni caso nel ‘75 nostro succedono anche cose belle. Ad esempio a Sanremo il festival vive una delle sue peggiori edizioni di sempre. Invece nei cinema del regno che da un pò era già diventata repubblica le pellicole memorabili erano – per fortuna – davvero tante. Ne citerei 5 o 6  così per propedeutica e mescolando senza tema di smentita le italiche sponde al resto del mondo: 

amici

Lo Squalo di Spielberg, da non confondere con altri squali di altri registi,  Qualcuno volò sul nido del cuculo pluripremiato e oscarato di Milos Forman, Barry Lyndon di Kubrick, forse uno dei suoi migliori ma anche uno dei meno compresi, ma anche Profondo Rosso brividamente nostro  Dario Argento, Fantozzi prima e assolutamente irripetibile versione cinematografica delle avventure del ragioniere di noi tutti firmata da Luciano Salce, e Amici Miei capolavoro senza se e senza ma di Mario Monicelli.  

Ma io, e dico io, e sottolineo io, approfitto del cinema, dell’anno e del momento in corso nel mentre di questo finale di post per agevolarvi non una scena di quei capo e lavori – uno per l’altro chi più chi meno – ma, alcune scene di un filmino tosto tosto, targato ‘75, e uscito sotto traccia nel e dal Canada ghiacciato  e da un regista allora ancora semi e poi sconosciuto che risponde al nome di David Cronenberg. Non vi scrivo neanche il titolo. A mio avviso prodotto clamoroso per molto più di mille motivi forse addirittura duemila. Bye

ps. non fatevi scoraggiare dal trailer. soprattutto se non vi aggrada l’horror,  non si tratta di un horror e basta, nel film di Cronenberg c’è parecchio di più.


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