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Protagonisti - Interviste e biografie

Le nuvole parlanti

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Non capita tutti i giorni di poter intervistare un personaggio particolare, Eleonora M. , nome d’arte Ellionor Mannara, conosciuta fra gli addetti ai lavori anche come  “La Maestra Fumettista” che divide la sua giornata lavorativa tra l’insegnamento come maestra elementare ed i fumetti, suo sogno da sempre, con già all’attivo centinaia di tavole, 3 volumi e diverse collaborazioni con case editrici, ultima ma non ultima la Tora edizioni (www.toraedizioni.it)

D. Cara Eleonora, raccontaci come procedi alla preparazione delle tue opere e quanto tempo dedichi ad esse.

R. Innanzitutto non è mai un lavoro in solitaria! L’idea della storia, che nasce da una ispirazione, viene discussa con il direttore artistico; se la sceneggiatura promette bene, è curiosa, intrigante e ci sono i presupposti che possa piacere, si procede con lo storyboard cioè la valutazione dei bozzetti ed i dialoghi. Se la sequenza illustrata funziona, si può passare all’inchiostrazione e agli ultimi dettagli (dopo un’ ulteriore rilettura). Personalmente cerco di immaginare le scene come se fossero in un film, concentrandomi su ciò che da spettatrice, vorrei vedere. Il resto viene da sé. Dedico a tutto ciò il tempo residuo della giornata dopo la scuola, la famiglia, la casa: spesse volte lavoro meglio nella notte quando cala…il silenzio!

D. A quali artisti ed opere ti sei ispirata?

R. Principalmente i manga ed il fumetto italiano dagli anni 2000 in poi. Per i manga apprezzo particolarmente la Takahashi (Inuyasha, Ranma ecc.) per la caratterizzazione dei personaggi; Oda (One Piece) e Shirai (The promised Neverland) per gli intrecci narrativi, Posuka Demizu e Toboso (Kuroshitsuji) per lo stile ed il disegno. Degli autori italiani mi piace molto Alessandro Barbucci (Witch), Francesco Barbero (Topolino), Barbara Canepa (Monster Allergy).

D. Come si sviluppa uno stile personale?

R. All’inizio cercando di copiare i disegni che mi piacevano e poi…provando, provando, provando.

D. Preferisci lavorare in digitale o su carta?

R. Servono e mi piacciono entrambe per poter diventare disegnatori a “tutto tondo”. Il digitale è indubbiamente più comodo perché permette di correggere il lavoro anche a ore-giorni di distanza senza spreco di carta o ore di lavoro, senza contare la comodità di avere tutti gli strumenti a disposizione senza portarsi dietro due valigie!

D. Quali sono le maggiori sfide che incontri nella realizzazione di un fumetto?

R. La costanza: a volte si deve lavorare senza l’ispirazione perché ci sono scadenze da rispettare; il perfezionismo: mi sembra sempre di poter fare meglio, il che mi porta a rivedere il lavoro in continuazione; infine il pubblico: farsi conoscere non è facile ed è un percorso che richiede tempo e determinazione. A volte si ha la sensazione di lavorare per nulla ma in quel caso basta ricordarsi che sono, appunto, momenti e poi passano.

D. Come viene bilanciata la narrazione con le immagini?

R. Ciò che si mostra non serve raccontarlo: meglio immagini  esplicative e testo minimo che frasi infinite, che ingolfano la tavola e annoiano.

D. Cosa ti ispira nella creazione di un personaggio?

R. La prima domanda che mi pongo è: cosa vorrei trovare, io, in un personaggio raccontato da altri? Solitamente è quello il mio punto di partenza: linee generali di ciò che mi piace (background complesso, buon cuore, determinazione, talento sì ma non troppo, idealisti, ingenui)… E poi vediamo dove ci porta il racconto; non è insolito che un personaggio creato a tavolino si trasformi con l’andare della storia, diventando tutt’altro da quanto preventivato.

D. È cambiato il modo di lavorare nel tempo?

R. In realtà il cuore del lavoro è rimasto lo stesso: seguire la spinta creativa e provare, disfare, riprovare. Lavorando con un team editoriale ho imparato a destreggiarmi meglio nelle fasi del lavoro imparando qualche “trucco”  l’evoluzione è stata quella della tecnica più che della creatività.

D. Cosa pensi del panorama attuale del fumetto e del suo futuro.

R. Credo che le storie a fumetti non cesseranno mai di esistere, anche se a volte sembrano volerci far credere il contrario; il bisogno di sognare è insito nella natura umana! Internet ha certamente dato voce a molte più persone, permettendo a chiunque di esprimere e condividere la propria creatività ma certamente questo non può e non riesce a sostituire le grandi case editrici che, a livello di visibilità e distribuzione, hanno comunque un potere maggiore. 

Ultimamente spopola anche la questione dell’ A.I. utilizzata per creare, cosa a cui personalmente sono fermamente contraria per molte ragioni (infrazione di copyright, immagini tutte uguali, difetti evidenti, mancanza di tutto il processo che rende l’arte arte, impigrimento generale), ma sono anche dell’ idea che scrivere qualche prompt non potrà mai equivalere al veder nascere, linea dopo linea, parola dopo parola, la propria creatura. Proprio per questa unicità di ogni opera-che rispecchia l’ unicità dell’autore-non credo che l’industria fumettistica rinuncerà ma agli autori…in carne ed ossa!

D. Considerazioni finali: in fondo con i fumetti le persone possono permettersi a buon prezzo di vivere dei sogni. Perché secondo te c’è così bisogno di rifugiarsi in onesti mondi alternativi sia pure virtuali?

R. La prima risposta che mi viene in mente è perché nel mondo reale non trovano ciò che cercano, ma credo che le ragioni in realtà siano molteplici e molto più sfaccettate. C’è la rassicurazione del “lieto fine”, dove le cose magari non vanno come se le era immaginate il protagonista o il lettore, “ma tutte le cose sono al loro posto”. C’è la serenità che i valori di base con i quali la mia generazione è cresciuta (l’ empatia, l’ umanità, la giustizia…) siano rispettati ed i malvagio sconfitti, che le lotte, se pur dure, difficili e piene di momenti bui, portino davvero a qualcosa. Credo che ciò che si cerca davvero nelle storie sia, alla fine, la speranza.

“È come nelle grandi storie, padron Frodo, quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericolo e a volte non volevi sapere il finale… ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ ombra, anche l’oscurità deve passare  e quando il sole splenderà sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capirne il senso, ma credo di capire ora, adesso so: le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno mai fatto…C’è del buono in questo mondo, padron Frodo, ed è giusto combattere per questo”. (da Il signore degli anelli)

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