Bes
Shalam era in piedi in mezzo ad un semicerchio di bambini e stava insegnando le origini del cosmo.
“Dovete sapere che il nostro mondo non è stato sempre così come lo vediamo oggi. Ci fu un tempo in cui tutto l’universo era solo vento e polvere che giravano vorticosamente. In seguito il vento modellò un uovo impastando e mescolando acqua, terra, rocce e fuoco. Però questo enorme uovo non aveva nessuna forma e nessun nome; ci pensarono gli dei progenitori — Elium, Berut, Usoos — a dargli un nome e lo chiamarono Mot. El e sua moglie Asherat, in seguito iniziarono a dividere il cielo dalla terra, l’acqua dal…Ma che sorpresa, Astarte viene a farci visita!”.
Tutti i bambini si girarono verso la nuova venuta.
“‘Maestro Shalam, mi dispiace interrompere la tua lezione, ma vorrei parlati in privato e credo che per questi bambini sia giunta l’ora di una pausa!'”.
Con l’approvazione del maestro, mostrai il contenuto del piccolo cesto che avevo portato con me: le cuoche la sera prima avevano preparato una grande quantità di dolci al miele ed alle mandorle e ci volle poco a conquistare l’assenso dei piccoli a sospendere la lezione.
‘Va bene, a domani’ — li congedò il vecchio. ‘Ora dimmi che posso fare io per te?’.
‘Potresti interrogare Bes e chiedergli come ottenere i suoi favori per risolvere il mio problema con i figli che non arrivano? Credimi: sono sempre più angustiata e non so ancora se rassegnarmi ed accettare la volontà del dio oppure cercare una soluzione. Ma come posso rassegnarmi se non conosco la sua volontà?”.
Shalam mi ascoltò in silenzio senza interrompere restando a meditare per qualche minuto dopo che smisi di parlare; poi, alzandosi, mi disse: ‘Vieni con me’.
Andammo verso la dimora del dio: quel Bet che si ergeva silenzioso e solitario ai margini del bosco a circa cinquecento passi dall’ultima casa.
“Dobbiamo offrire un sacrificio al dio prima di poter sperare nella sua benevolenza!”
Da una sporta, la serva che mi accompagnava — tenendosi per paura a debita distanza — trasse una gallina viva e legata. Il sacerdote la prese con le mani ed appoggiò sul tavolo sacrificale; con un gesto rapido ed esperto, la lama di bronzo tagliò la testa all’animale. Il sangue colò nella cisterna a lato colorando di un rosso sempre più sbiadito l’acqua che scivolava in mare.
‘A te offro in sacrificio o Bes la vita di questo animale: essa è ben poca cosa rispetto alla tua potenza ed ai tuoi doni. Ma è solo una grazia quella che questa donna ti chiede: ne va del suo futuro e della nostra stirpe’.
Così diceva il sacerdote rimanendo ieratico con le braccia rivolte verso l’alto e gli occhi arrovesciati all’indietro.
Restò immobile per un lungo tempo, poi, finalmente, iniziò a parlare con una voce impersonale che fece fuggire la serva, spaventata a morte da quel prodigio.
‘Non troverai qui ciò che tu cerchi. La natura e la contro-natura si intrecciano come i rami in una foresta e competono per farti vedere solo tratti di luce. Il pieno cerca il vuoto ed il vuoto cerca il pieno: non si può rimanere pieni o vuoti troppo a lungo, così come non c’è l’inizio o la fine per colui che non sa dove guardare. Ma ricorda: tra i due opposti ci sono moltissime sfumature’.
«Sono parole misteriose, madre» — disse il giovane —. «Che accadde in seguito?»
«Anche io ne fui sconcertata!» — ammise Astarte –—.«Ma il seguito mi fu chiaro: dovevo intraprendere un viaggio».
«Un viaggio?».
«Sì, verso la dea madre, Tanit. Confessai comunque a Shalam i miei dubbi».
Dopo queste parole misteriose Shalam uscì dalla trance e lentamente riprese coscienza di sé.
“Hai dunque avuto le tue risposte“ — mi chiese.
“Ho ascoltato molte frasi oscure…”
“Serbale nel tuo cuore: al momento opportuno ti aiuteranno a comprendere. La risposta al tuo desiderio di maternità non te la può dare Bes, non è il suo ruolo. Troverai ciò che cerchi al santuario della dea Madre. Ora attendimi”.
Così dicendo si avviò all’interno del Bet. Ritornò dopo circa mezz’ora con due oggetti in mano.
“Questi sono due talismani molto potenti” — affermò. “Rappresentano la continuità e il futuro nel mondo esterno ma anche momenti di riflessione e ricerca”.
Mi mostrò così due schegge di pietra rossiccia levigata con incise sopra a bassorilievo due spirali: una destrogira che dall’esterno confluiva all’interno, l’altra levogira che dall’interno evolveva verso l’esterno.
“Le mostrerai ai sacerdoti del tempio di Tanit” — riprese — “dall’altra parte dell’isola: ti chiederanno quale vorrai usare per primo. Starà a te decidere”.
Così dicendo mi congedò.
Poco dopo mi confidai con tuo nonno
“Padre, devo parlarti.”
“Aspettavo con ansia che tu me lo chiedessi. Ho letto nel tuo sguardo e nelle tue parole un profondo disagio. Cosa ti sta succedendo?”
“Caro padre vivo la mia vita come sospesa nell’attesa di qualcosa che non si è compiuto né so se si compirà mai. Attar è un buon marito, mi rispetta, mi ama ed è paziente. Ma cosa gli ho offerto in cambio finora? Da più di trenta lune tentiamo di avere un bambino senza esito purtroppo; anche stavolta la mia luna si tingerà di rosso. Non posso lasciarlo senza discendenza. Ho persino pensato di separarmi da lui e lasciarlo libero di cercarsi un’altra moglie ma…”
“Ma…”
“Non accetterebbe mai. E temo di legarlo ancora di più a me proponendoglielo. Credo che rinuncerebbe alla progenie per me. Inoltre, anche il mio cuore ha dei dubbi”.
“Un altro uomo?” — le chiese.
“Una donna” — si sentì rispondere».
A queste parole il figlio sgranò gli occhi: non che l’amore fra persone dello stesso sesso fosse sconosciuto o emarginato in quel periodo: semplicemente fu colto impreparato.
«Non giudicarmi, figlio caro» — riprese Astarte —. «Ciascuno di noi passa momenti di confusione sui sentimenti. Potrebbe accadere anche a te».
«Madre, come potrei mai giudicarti? Prosegui dunque» — la invitò.
Fuori il vento si era rafforzato ed ululava fra le rocce. Forse si sarebbe trasformato in una tempesta.
«Spiegai dunque a mio padre le mie decisioni» — continuò lei.
“Il dio Bes, attraverso la bocca di Shalam, mia ha suggerito un pellegrinaggio alla grotta santa. Ti chiedo il permesso di partire.”
“Non te lo negherò, a condizione che tuo fratello, due guerrieri, tre servi, Belili ed una serva ti accompagnino. Tuo marito fra pochi giorni partirà alla volta di nuova Ibosim: per il primo tratto, il mare sarà il tuo sentiero. Sarai ospite di mio fratello, tuo zio Eshmunabi, presso la città nuova. Lì avrete le vettovaglie necessarie per andare e tornare. Il tuo viaggio per terra dovrebbe durare tra andata e ritorno una luna, giusto il tempo necessario ad Attar di svolgere i suoi compiti. Se Tanit vorrà, tornerete tutti sani e salvi; spero anche con le risposte che attendi.”
Non potei che abbracciarlo.
Attar passeggiava inquieto.
“Ti rendi conto dei pericoli che correrete tutti insieme? Se qualche animale vi assalisse? Se qualche tribù dell’interno volesse depredarvi ed uccidervi? Astarte non me lo perdonerei mai! Lascia dunque che finisca di scortare le merci alla città nuova: in mare, con me ed i miei soldati, in un quarto del tempo saremo a casa!”.
“Marito mio” — gli risposi sorridendo — “hai ragione, ma credo che mio fratello da solo possa abbattere una capra selvatica. E le tribù dell’interno commerciano con noi da ormai cinquanta inverni: alcune nostre donne hanno scelto i loro uomini e viceversa; alcuni di loro hanno scelto di vivere da noi, altri di noi di vivere presso di loro. Direi che il rischio è minimo. Poi ci sono cose che dobbiamo fare da soli, nel bene e nel male.”
Attar rinunciò. Sapeva benissimo che la discussione sarebbe inutilmente proseguita all’infinito…
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