Potrei iniziare dal principio, o cominciare dall’inizio o ancora principiare da capo a dodici, quest’ultima mi piace decisamente di più. Ma non lo farò. Vi parlerò invece di Ian Fleming, e se vi chiedete cosa c’entra l’autore dei romanzi dell’agente segreto per antonomasia, lo 00 numero più famoso al mondo, ebbene, datemi un paio di righe e ve lo spiego. Il Fleming di nome Ian – creatore di mr.Bond James Bond 007 – è l’autore anche di un romanzo per ragazzi, roba alla Gianni Rodari, autore molto gettonato in queste ultime settimane. Il romanzo è stato licenziato da Fleming nel 1964, giusto in tempo si direbbe, ma qui non lo diremo. Trattasi di romanzo illustrato per bambini, titolo completo Chitty-Chitty-Bang-Bang: The Magical Car, scritto dal nostro per puro diletto e uscito prima in tre diversi libricini poi riconsiderati in un unico tomo. E a noi cosa interessa la deriva per la letteratura fanciullesca del celeberrimo giallista inglese? Ci interessa perché – non nel romanzo – ma nella trasposizione cinematografica del medesimo Citty Citty Bang Bang, figura un figuro e la sua consorte – i cattivi della storia si direbbe – che si chiamano, si atteggiano e sono, di norma, il Barone e la Baronessa Bombarda. Li potete individuare con facilità nella foto d’apertura del post. Dal romanzo di Fleming sarà estratta anche una celebre versione teatrale in musical, che per lunghi periodi ha scorrazzato sui palcoscenici, soprattutto su quelli anglo e sassoni del mondo. Vi agevolo una clip dal film, interpretato, fra gli altri, da mr. Dick Van Dyke, detto anche “can caminin can caminin, spazza camin” di Poppins in arte Mary nostra – e forse anche vostra – precedente conoscenza. Film e musical sono del 1968.
Perchè Baroni si nasce, più difficilmente si diventa, e lui lo nacque, per dirla con Totò. Il lui della seconda tranche di post odierno è, forse, il barone più famoso della fantasia al potere. Trattasi di Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen, detto il Barone di Münchhausen con la umlaut compresa. Il nostro celeberrimo barone è esistito per davvero – fra il 1720 e i 1797 – e pare pure che le storie legate alla di lui vita, fossero in qualche modo ispirate a sue gesta, forse meno leggendarie, ma puranco avventurose. Diciamo che i molteplici narratori che hanno scritto le gesta dell’ineffabile Munchhausen si sono “liberamente” ispirati ai racconti che lo stesso Karl Friedrich era solito propinare ai viandanti che solevano attraversare la regione in cui egli viveva presso Bodenwerder, suo paese natio e luogo in cui trascorse buona parte della sua vita. Ma cominciamo dal Barone Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazà
Per poi proseguire col vero Munchhausen dalla vita parzialmente avventurosa e poi produttore lui medesimo di racconti inverosimili ma divertenti. Si tratterebbe di racconti popolari molto diffusi, noti e persi nel tempo, estratti e riadattati dal barone se medesimo, dalle storie tradizionali tramandate oralmente. Munchhausen avrebbe trasformato a suo gusto – e pericolo aggiungerebbi – tali racconti in storie bizzarre e incredibili che ne avrebbero sancito fama e notorietà. Le “cosiddette” avventure del barone sono poi state fissate su carta da vari autori, alcuni dei quali rimangono sconosciuti. Il più celebre narratore delle gesta del nobile tedesco fu Rudolf Erich Raspe cui si deve il primo e fondamentale romanzo dedicato alle incredibili avventure di Munchhausen e che si chiama proprio: Le avventure del barone di Munchhausen. Siete mai stati sulla Luna magari cavalcando una palla di cannone – così ce lo descrive Jules Verne, ad esempio – o vi siete mai salvati dalle sabbie mobili estraendovi da voi medesimi dall’impantanatura tirando con forza i vostri stessi capelli; e ancora avete mai sparato noccioli di ciliegia a un cervo per scacciarlo senza fargli troppo male e poi vedere, tempo dopo, che sulla testa di quel cervo era cresciuto un albero di ciliege; e che dire del cavallo del barone diviso in due da una scudisciata in battaglia che vive e vegeta, e poi combatte con rinnovato e raddoppiato vigore? Queste e molte altre ancora sono avventure degne di Munchhausen.
Dalle trame peripatetiche del barone sono stati tratti e poi realizzati numerosi adattamenti. Films, pellicole e lungometraggi in numero ingente, potrei anche dirvi quanti, ma a cosa servirebbe non siamo mica a un quiz tv da queste parti? Potrebbe essere più divertente e anche proficuo segnalare spigolature e strillazziche di qualche adattamento gustoso delle gesta sproiche – eroiche sembrava decisamente fuori luogo – del barone medesimo. Oltre al film più famoso di Terry Gilliam del 1988, segnalerei una gustosa lettura teatrale per ragazzi recentemente realizzata da Tiziano Ferrari dal romanzo di Raspe e i disegni di Lele Luzzati con musiche del maestro Nicola Piovani, e anche un altro adattamento sempre per il teatro molto recente con Claudio Amendola nei panni dell’avventuroso avventuriero. Nel congedarmi e congedare il barone fantasioso vi proporrei un documento davvero notevole ispirato alle solite avventure straordianarie, realizzato da uno dei papà del cinema, monsieur George Mellies di persona personalmente
I baroni dell’immaginario sono davvero a bizzeffe, quindi nell’accingerci al rush finale preannunciante i saluti e i baci conclusivi, non possiamo non accennare ad alcuni di essi sui quali, magari, forse, un domani, chissà, potremmo tornare, hai visto mai? Abbiamo parlato di 007 e non possiamo esimerci dal nominare il baron samedì del film del 1973 della saga dell’agente segreto Vivi e lascia morire con Roger Moore nei panni della spia che ci amava e ci ama ancora nonostante le botte che ha preso. Ovviamente lo stesso Barone Sabato è poi una figura importantissima della religione vudù come ci spiega brevemente la nostra amica wiki e pedia
“Baron Samedi è un potente Loa ed è uno psicopompo con molta influenza sul mondo vivente. Egli custodisce i cimiteri e, insieme a Papa Legba, controlla i crocevia tra la terra e i morti. È noto per essere corrotto, osceno e dissoluto, con una particolare predilezione per tabacco e rum. Inoltre egli è il Loa della resurrezione e per questa capacità è spesso chiamato per la guarigione da parte di coloro che sono vicini alla morte, in quanto è il solo barone che può accettare un individuo nel regno dei morti”.
Poi ci sono ben tre baroni tre, solo nell’universo fumettistico della Marvel: due Zemo. padre e figlio e Strucker, il leader e fondatore dell’Hydra, di cui non dirò altro se non sotto tortura. Ma di baroni nell’immaginario ce ne sono stati e ce ne sono davvero numerosi. Come non segnalare, anche solo a spizzichi e bocconi, la deliziosa commedia noir La mazurka del barone e della santa del fico fiorone di Pupi Avati del 1975 con Ugo Tognazzi e Paolo Villaggio. E il barone Rampante dove me lo mettete? Romanzo di formazione che Italo Calvino scrisse nel 1957 e che narra le gesta di Cosimo Piovasco di Rondò, rampante – sugli alberi – dodicenne “per scelta di vita” al termine di un litigio con i genitori e mai più terricolo da allora, e fino alla fine della propria esistenza. “Una sentinella della ragione, vigile e scattante contro tutti i mostri della natura e della storia” come lo definì Sciascia di nome Leonardo. Ma il finale del post, in particolare proprio di questo post, lo dedichiamo all’unico e irripetibile Barone Rosso
Manfred Von Richthofen, soprannominato Barone Rosso, è stato un asso dell’aviazione tedesca nella prima guerra mondiale 1915-1918. Un pilota con un record, terribile, e nello stesso tempo esaltante, di 81 aerei nemici abbattuti, negli scontri a fuoco sui cieli della Francia. Caduto in combattimento nell’aprile del 1918 sopra le trincee alleate. A noi, però, che lavoriamo a stretto contatto col regno della fantasia, piace parecchio di più la versione del Barone dei fumetti di Schultz papà dei peanuts, e con quella ci congediamo da voi, augurando buon proseguimento e Bye bye. Oggi doppio, bando alla ciance frulletti!

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