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Un Evento Musicale tra Due Mondi
L’uscita di un nuovo album del compositore e maestro di oud tunisino Anouar Brahem è sempre un evento di profonda risonanza nel panorama musicale contemporaneo. After the Last Sky non fa eccezione e si afferma come una delle meditazioni più toccanti e musicalmente raffinate della sua discografia. Quest’opera rappresenta un vertice del suo percorso ultra-trentennale con l’etichetta ECM, un viaggio pionieristico dedicato a una fusione organica tra l’improvvisazione jazzistica, le sensibilità della musica classica europea e le complesse strutture della tradizione araba.
Al centro di questo progetto risiede un quartetto di statura internazionale, la cui sinergia è l’anima del suono unico dell’album: al fianco di Brahem troviamo il contrabbassista Dave Holland, il pianista Django Bates e la violoncellista Anja Lechner. La loro interazione non è una semplice collaborazione, ma un dialogo profondo che dà voce a un racconto complesso. Quest’opera, infatti, non è un mero esercizio di stile, ma un’immersione nel contesto emotivo e culturale da cui trae origine la sua struggente bellezza.
La Poesia Dietro le Note
Per cogliere l’essenza di After the Last Sky è cruciale comprenderne la matrice emotiva. Non si tratta soltanto di un disco, ma di una meditazione sonora su temi universali di perdita, ingiustizia e speranza. L’opera si presenta come l’album probabilmente più intenso e malinconico che Brahem abbia mai creato, un riflesso diretto delle sue profonde inquietudini per il mondo contemporaneo.
Il titolo stesso è una dichiarazione poetica, un prestito da un verso del grande scrittore palestinese Mahmoud Darwich, che si chiedeva: “Dove voleranno gli uccelli, dopo l’ultimo cielo?”. È una domanda che evoca la disperazione ma che, intrinsecamente, non cessa di cercare una speranza oltre l’orizzonte del visibile. Profondamente toccato dalla tragedia in corso a Gaza e in Cisgiordania, Brahem traduce in note ciò che le parole faticano a contenere: una miscela complessa di rabbia, dolore e l’incrollabile speranza per un futuro di pace. Questa densità tematica trova la sua perfetta espressione nella specifica formazione musicale scelta, un quartetto che incarna l’incontro tra mondi apparentemente distanti.
Il Quartetto: un Dialogo Interculturale
Il quartetto riunito per After the Last Sky non è un gruppo di accompagnamento, ma un’entità artistica coesa e fondamentale. La scelta di questi specifici musicisti è una dichiarazione d’intenti: la costruzione deliberata di un dialogo globale che rende il messaggio dell’album, radicato in una tragedia specifica, universale.
- Anouar Brahem (Oud): Leader e architetto del progetto, Brahem porta la sua profonda conoscenza delle tradizioni dello strumento, dal Maghreb all’Oriente. Il suo percorso con ECM ha raffinato un linguaggio unico, capace di affrontare temi politici ed emotivi con una grazia e una potenza ineguagliabili.
- Dave Holland (Contrabbasso): Pilastro del jazz britannico, la sua lunga collaborazione con Brahem, che risale alla fine degli anni ’90, è un punto fermo. Il suo contrabbasso funge da ancora armonica e coscienza ritmica del quartetto, un punto di gravità che permette alle linee melodiche di Brahem e Lechner di librarsi con libertà e pathos.
- Django Bates (Pianoforte): Anch’egli esponente di spicco del jazz britannico, Bates rinnova la sua intesa con Brahem dopo il successo di Blue Maqams. Il suo contributo è noto per l’inventiva e un tocco creativo che inietta sprazzi di luce e imprevedibilità nella trama sonora.
- Anja Lechner (Violoncello): La vera novità del disco è la presenza di Lechner, il cui background nella musica classica tedesca introduce un elemento trasformativo. Sostituendo la batteria, il violoncello sposta l’asse sonoro da un’impostazione jazzistica a un carattere intimo e cameristico. Questa scelta stilistica spoglia la musica di una propulsione ritmica convenzionale, costringendo l’ascoltatore a concentrarsi sul dialogo melodico e armonico, intensificando così il nucleo meditativo e malinconico dell’album.
L’interazione tra questi artisti crea un ponte sonoro tra culture, dimostrando come il rispetto reciproco possa generare una musica che trascende i confini geografici e di genere.
Un Viaggio tra Malinconia e Vivacità
L’ascolto dei singoli brani rivela le molteplici sfaccettature dell’interazione del quartetto e del viaggio emotivo proposto. Ogni composizione è un capitolo di una narrazione più ampia, che alterna momenti di profonda introspezione a manifestazioni di resiliente vitalità.
- “In the Shade of Your Eyes”: Questo brano è un esempio sublime del dialogo espressivo tra l’oud di Brahem e il violoncello della Lechner. La scelta compositiva è cruciale: nella prima parte del brano si sente solo il violoncello, che instaura un’atmosfera calda e solitaria, preparando il terreno per l’ingresso dell’oud in un intreccio melodico di rara bellezza.
- “The Eternal Olive Tree”: In questo duetto emerge in modo particolare il contrabbasso di Dave Holland, il cui suono profondo e avvolgente dialoga intimamente con gli altri strumenti, a testimonianza di una sensibilità e un’intesa eccezionali.
- “Never Forget” e “Endless Wandering”: Questi brani più estesi sono il terreno ideale per apprezzare la maestria dell’interplay. Le composizioni aperte di Brahem non sono semplici melodie, ma strutture flessibili che offrono ai musicisti la libertà di rispondere spontaneamente ai temi malinconici con espressioni personali di riflessione, dolore o fugace conforto, rendendo la performance una meditazione viva e pulsante.
- “Dancing Under the Meteorites” e “Awake”: In contrasto con il tono prevalente, queste tracce rappresentano la speranza sfidante al centro del messaggio dell’album. “Dancing Under the Meteorites” è uno dei pochi pezzi vivaci, una rappresentazione musicale della resilienza e della gioia. In entrambi i brani emerge il pianoforte di Django Bates, il cui approccio giocoso e creativo offre un contrappunto luminoso alla malinconia circostante.
Questa varietà di climi contribuisce a un’esperienza d’ascolto complessa e profondamente gratificante, che conduce a una sintesi finale potente e universale.
La Musica come Linguaggio Universale
After the Last Sky è un’opera che esige un ascolto attento. Non è musica da sottofondo, ma un “viaggio sonoro” che premia chi si immerge nelle sue trame delicate e profonde. È un album che, pur nascendo da una tradizione specifica e da un dolore concreto, riesce a parlare un linguaggio universale.
La musica di Brahem è intima ma cosmopolita, meditativa ma carica di un’emozione che pulsa sotto la superficie. L’album riesce magnificamente nel suo intento di creare ponti tra culture, e lo fa attraverso una sintesi magistrale in cui le scale modali arabe, la libertà improvvisativa del jazz e la sensibilità armonica della musica da camera europea non si limitano a coesistere, ma dialogano per creare qualcosa di radicalmente nuovo. In un mondo segnato da divisioni, After the Last Sky ci ricorda il potere della musica di esprimere ciò che le parole non possono dire: il dolore per l’ingiustizia e l’incrollabile speranza che un giorno, dopo l’ultimo cielo, tutto possa finalmente cambiare.
In Concerto Dom 26 Ottobre, ore 20:00 · Conservatorio 22 Centro uffici, Milano MI
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