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Diario Antroposofico con Tua Figlia – Pagina IX

Il paradosso della medicina moderna

Una sera, mentre ceniamo, mia figlia pone una domanda che la turba.

«Papà, se la medicina antroposofica è così intelligente, perché la gente non la usa? Perché andiamo da medici che guardano solo il pezzo?»

Poso la forchetta e respiro.

«Questa è una domanda giusta e difficile. Perché molte ragioni. La prima è la praticità: è più veloce dare una pillola che ascoltare la storia di una persona. Quando hai 40 pazienti al giorno e 10 minuti per ognuno, non puoi fare domande intelligenti.»

«Ma è pigrizia, no?»

«Sì e no. È anche un sistema. Il sistema medico moderno — che è bellissimo in molti modi, eh — si è costruito sulla velocità e sulla quantificazione. Puoi misurare un numero di globuli bianchi. Puoi somministrare una pillola. Puoi dire con certezza: questo rimedio ha questo effetto in questa percentuale di pazienti. È scientifico, è riproducibile, è assicurabile.»

«E la medicina antroposofica no?»

«È più difficile da quantificare. Come misuri “la capacità dell’anima di abitare il corpo”? Come brevetti “una stretta di mano riscaldata e consapevole”? Come vendi una cura che consiste nel dire al paziente: “Dormi bene, cammina nella natura, dipingi, respira profondamente”? Non c’è profitto, non c’è brevetto.»

«Allora è un complotto?»

«No. È più semplice e più complicato. È che la medicina moderna ha scelto di misurare quello che è facile da misurare. E ha dimenticato di osservare quello che non è misurabile ma è reale.»

«Per esempio?»

«Per esempio, l’amore. La speranza. Il senso di comunità. Il significato della vita. Questi non puoi metterli in una provetta. Ma sono la differenza fra una persona che guarisce e una che rimane malata anche se tutte le misure biochimiche migliorano.»

Mia figlia rimane in silenzio.

«Quindi non dovrò mai fidarmi dei medici?»

«No, no. Devi fidarti e allo stesso tempo mantenere la tua intelligenza critica. Un medico convenzionale che ti cura una polmonite con antibiotici sta salvando la tua vita — grazie a Dio per gli antibiotici. Ma lo stesso medico dovrebbe anche chiederti: “Come mai ti è venuta questa polmonite proprio adesso? Che cosa è accaduto nella tua vita?” Se non lo chiede, completa tu la domanda da sola. Perché il corpo parla, se ascolti.»

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Ennio Martignago