Invece di mettere come spesso accade, violini secondo, o violini due il ritorno, o violini seconda parte, ancora più noioso come titolo, mi sbizzarro o isco, o idrolitina con questo estratto da un’altra canzone che ha a che fare più con lo zucchero che con le quattro corde da spalla e archetto. Fatevi i vostri conti e poi provvedete tosto al bonifico al vostro frantiautore preferito, non ve ne pentirete. Tornano i violini rock e dopo Pagani e Ponty che detti così sembrano altro dall’essere musicisti per giunta egregi; svoltiamo al femminile femmineo e femminoso con i Curved Air e la loro leader nonchè violinista egregia Sonja Kristina. Ora per completezza dell’informazione e prima che mi infamiate a secchiate, va detto che la Kristina di nome Sonja non sviolinava di suo, ma era troppo bello poter aprire il post con una musicista invece dei soliti ometti che ne ho approfittato. Vedrete che poi di violino nei Curved Air ce n’è a profusione anche se suonato da mascoli.
Siamo in pieno prog rock gli anni sono i primi del progressive – inizi ‘70, la prima band con esso stile o stilema o stilematico di così, ha debuttato sul finire dei ‘60 e qui mi zittisco e non dirò altro se non che i primi furono i procol quelli dell’harum – lei canta e tiene unita la band fino ai giorni nostri, con rimaneggiamenti assai e scioglimenti anche lunghi, ma insomma si arriva fino a ieri per non dire oggi, e il violino suona per loro – e non è tzigano – con la presenza in formazione di Darryl Way e poi di Eddie Jobson due bravi figlioli che poi si distingueranno per altre collaborazioni, anche prestigiose, e carriere anche solistiche di tutto pregio e rispetto. Il sound si capisce o anche no, certamente, come avete potuto riscontrare nell’agevolazione precedente, attinge e non stinge, al periodo preciso in cui viene realizzato. Datato forse. Chissà. Di certo io non lo dirò, se volete farlo accomodatevi. Proverei a questo punto a rimanere sul femminile e a svoltare decisamente sul violinese andante e non tornante. Allora segnate almeno due se non trenta violiniste rock al mondo e non oltre, fra cui la prima è una ex giovine oramai un pochino meno ma parecchio assai trasgressiva ancora e ancora che si chiama e si fa chiamare Emilie Autumn, nel senso di non primavera e nemmeno inverno e poi estate.
Donna dalla vita complessa e dalla violinità spiccata, Emilie in arte autunno, scappa dagli studi alla tenera età di anni dieci per diventare – se medesima – una violinista di fama mondiale. Ora non saprei ne mi permetto di eccepire ne giudicare, fate vobis e poi mi dite. In ogni caso di movimenti e rivoluzioni e poi dischi e video e spettacoli e apparizioni, la nostra ne ha fatte parecchie e anche concerti e libri. Why libri? Because essa Emilie è anche poetessa per non dire poetrice like Patty e pure Smith ma con influenze gotiche parecchio marcate, assieme a contaminazioni di burlesque – chi non sapesse cerchi pure non mi offendo – e comportamenti parecchio assai particulars in quanto ella è bipolare e sostiene anche di essere discendente diretta per parte di madre dell’eroina dello specchio: l’Alice del lewis e pure carrol e dei paesi delle meraviglie, coniglio orologiaio compreso.
Violino donna e pop folk fanno un gran bel numero e pure uno spettacolo egregio come avete avuto modo di constatare poco fa di persona personalmente. Sono i Corrs, band folk con svariate sfumature pop e un poco di rock che non guasta, molto irlandese per non dire parecchio, in cui molti fratelli suonano e cantano e poi sviolinano e alcuni di loro, quelli che sviolinano, si chiamano Sharon. Anche della succitata nel video agevolatovi si nota e si vede tutto il visibile e il suonabile. Il sound della band violinica sta molto dalle parti delle ballate popolari irlandesi e anzi, proprio loro stessi medesimi hanno contribuito e non poco a diffondere la musica tradizionale irlandese nel mondo. Un poco di celtica, un poco di violinica e pifferica, danze e ballabili del tempo passato anche remoto, e giri giri intorno a un fuoco con molti boccali di birra, e il gioco è fatto come direbbero Pancaldi e Olivieri: tre, due, pfffiiiii. Jeux sans frontiers – come piacerebbe tanto anche a Peter, citazio citandis.
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