Tornando a loro:i violini, nell’ambito della musica popular di vario tipo genere e declinazione e rimanendo, almeno per ora, sul versante muliere per non dire femminile anzichenò. In quei tempi settantici del novecento scorso assai, tempi in cui il violino fece capo e anche lino, fuori dalle figurazioni sue tipiche e classiche oppure traditional, ecco a noi, ilclassic pop. Ricordate o scoprite o incontrate di passaggio quelle quattro per non dire di più o di meno – ora andremo alla verifica contata uno e due e via discorrendo – con mascherina carnascialesca d’ordinanza che suonavano di violin e violon?
Correva l’anno 1979 e in Italia si compiva un altro o forse meglio dire l’ennesimo miracolo musicale pop, chiamato appunto, rondò veneziano. Una roba davvero unica nel suo genere, piacevole, a chi piacque, a noi no, noi no; dove la musica barocca, l’elettronica computerizzata arrivata fresca fresca, e il sound ballabile per non dire discoteque si mixavano alla perfezione, e vendevano dischi a iosa. Per non dire un sacco. Milioni e milioni di dischi. Non a caso esso esperimento musicale resiste ancora oggi e non ieri e più di domani. Sono cambiate le case discografiche di appartenenza del gruppo negli anni, ovviamente, dove stanno i soldi circolano grandi interessi e chi offre di più vince. Sono cambiati, per non dire vorticosamente da disco a disco da esibizione a esibizione, i musicisti e le musiciste, addirittura nel primo disco del 1980 suonano assieme all’inventore del rondò e soprattutto dello specialissimo genere musicale, Gian Piero Reverberi, i musicisti dell’orchestra sinfonica di Genova, città nativa del compositore e quindi casa madre del sound tutto del gruppo sebbene venezian. 30 milioni di dischi venduti, quando i dischi si compravano – bisogna sottolinearlo – sono un sacco, sacchissimo, di soldi. L’invenzione del maestro Reverberi, autore di arrangiamenti e produttore di una larga e anche lunga fetta della musica pop e anche rock italica per non dire italiana di quegli anni, è una di quelle perfette trovate che ti cambiano per sempre la vita. A te che l’hai inventata e a tutti quelli che vi si trovano coinvolti, loro grado o malgrado, per me pari sono.
Miracoli italiani o all’italiana di cui spesso siamo testimoni, perchè il nostro paese di questo è fatto: di miracoli. Per il resto, ovvero comportarsi da Paese, in quanto Stato, siamo al non pervenuto. Sigh. Vabbè non facciamoci il sangue amaro e non roviniamo l’atmosfera gioiosa del post e tiramm innanz. Molti i violini nei Rondò veneti, si sono trovati e ritrovati a suonar, anche se scambiatisi di posto parecchie volte e quasi mai corrispondenti a coloro i quali o coloro le quali poi si vedono impugnare e “suonare” essi legni nei video del gruppo. Metto le virgolette e provo a spiegare: essi rondò sono proprio un prodotto discografico e non un gruppo musicale con storia, esibizioni e personalità propria, e di ciascun musico per non dire musicista. O meglio. Ultimamente sono sbocciate anche le esibizioni live, ma sulla formazione esibentesi, permane una liquidità, una scioglievolezza, una intercambiabilità, molto strange thing per dirla con Spielberg, per dirla.
Insomma il successo arride ai Rondò, ma chi siano poi loro che suonano, non è dato saperlo e anche sapendolo non ci vi mi cambierebbe la vita manco a loro. Passiamo ad altra formazione violinica e anche pop con spunti e inclinazioni classiche: le Bond.
Anche qui siamo a violinare, contaminiamo il classico con il rock e soprattutto il pop, ma, qui il gruppo c’è, e si vede. Nella genesi delle Bond l’idea di fondo sta nel gruppo avvenente oltrechè maestro sonante bravo bravissimo. Le capacità delle musiciste e la loro gradevolezza estetica vanno di pari passo in esso gruppo. Perchè esse lavorano molto in live per non dire dal vivo. Siamo nell’alveo del quartetto d’archi, robe da camera, e non nel senso comune del termine ma musicale del medesimo, classicamente detto e classicheggiante fatto. La musica suonata svaria fra classico e pop anche da queste parti. Solo che qui le girls ballano in abiti succinti e appariscenti appresso ai loro legni ipermoderni e non sono solo brave musiciste. Vedere per credere lo strumento da gamba – detto cello o violon – di una delle succitate in quanto a modernità. Un aggeggio super tecnologico molto suonante e poco ingombrante in modo da permettere alla di lei portatrice il massimo snodo con poco ingombro e possenti sonorità. Le musiciste in carica attualmente nella band sono l’australiana Tania Davis (primo violino) che ha sostituito la collega e conterranea Hayle Ecker nel 2007 alla guida del quartetto, il secondo violino Eos Counsell gallese e co-fondatrice del gruppo con l’australiana Ecker, e le inglesi Elspeth Hanson violista o violaia e anche, sovente, terzo violino e Gay-Yee Westerhoff violoncellaia o ista a piacere. La fondazione della band risale al 2000, da allora le artiste anglosassoni si sono esibite “letteralmente” in mezzo, se non, tutto, il mondo, hanno preso parte a un paio di film, fra cui il capolavoro – si scherza – Johnny English con Mr. Bean Rowan e poi Atkinson. Hanno poi suonato ad un mondiale di calcio, alle olimpiadi, a Paperopoli e Topolinia, e frequentato parchi e palchetti ovunque assieme a celebrità di ogni tipo ordine grado e misura. Completano il conto 56 dischi di platino e 15 dischi d’oro. Le Bond sono state, a sentir loro, le prime musiciste raggruppatesi in una band di classical crossover music e il loro debutto, ha dato avvio, a molte controversie nel mondo musicale, soprattutto fra i “classici” benpensanti, per parte di padre perlopiù. La domanda principale al centro del dibattito, e poi vi saluto, è stata questa: “sono o non sono abbastanza classiche?”. Davvero tosta come questione. Si scherza. Bye
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