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That Wasn’t A Dream: Il Ritorno della Collaborazione tra Pino Palladino e Blake Mills

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Un Secondo Capitolo di Elettronica Jazz Raffinata

Quattro anni dopo l’acclamato debutto con Notes With Attachments, il leggendario bassista Pino Palladino e il produttore/chitarrista Blake Mills tornano con That Wasn’t A Dream, un album che approfondisce e raffina la loro particolare visione musicale. Pubblicato il 22 agosto 2025 per l’etichetta Impulse!, questo secondo lavoro strumentale rappresenta un’evoluzione artistica significativa per il duo, mostrando una maggiore coesione attraverso la moderazione e un approccio più meditativo.

Due Giganti della Musica Contemporanea

Pino Palladino, 67 anni, è una delle figure più rispettate nel panorama del basso contemporaneo. Il bassista gallese di origini italiane ha lasciato un’impronta indelebile sulla musica popolare degli ultimi quattro decenni, collaborando con alcuni dei nomi più importanti della scena internazionale: da Paul Young (il suo iconico lavoro su “Wherever I Lay My Hat (That’s My Home)”) a Don Henley, Elton John, Eric Clapton, Adele ed Erykah Badu. Ha fatto parte del John Mayer Trio e ha suonato in tour con D’Angelo, The Who e Nine Inch Nails. La sua versatilità e il suo suono inconfondibile lo hanno reso uno dei session player più richiesti al mondo.

Blake Mills, con quasi 30 anni in meno rispetto a Palladino, rappresenta una delle voci più innovative della nuova generazione di musicisti. Originario di Santa Monica, California, Mills ha iniziato la sua carriera come chitarrista e vocalist del gruppo rock Simon Dawes (ora conosciuto come Dawes). Oltre a una serie di acclamati album solisti, si è affermato come produttore di punta, lavorando con artisti del calibro di Fiona Apple, Conor Oberst e Alabama Shakes. La sua impronta è particolarmente evidente nell’album Black Messiah di D’Angelo, dove le impronte digitali del duo Palladino-Mills sono inconfondibili.

La Genesi di una Partnership Unica

La collaborazione tra i due musicisti è nata nel 2016, quando Mills invitò Palladino e il batterista Chris Dave in studio per una sessione con John Legend. La chimica fu immediata. Palladino chiese a Mills di passare una giornata a lavorare su alcuni suoi brani in progress. “Quella giornata si trasformò in due anni di lavoro sulla sua musica”, ha raccontato Mills. Il risultato fu Notes With Attachments (2021), un album che passò sotto il radar di molti durante il periodo del lockdown, ma che pose le basi per questa nuova collaborazione.

Il Suono di That Wasn’t A Dream

L’album, registrato in due mesi negli studi Sound City di Los Angeles (co-posseduti da Mills), presenta sette tracce per una durata complessiva di poco più di 37 minuti. La brevità è una scelta deliberata, in linea con l’approccio del duo alla moderazione e all’essenzialità.

Lo stile consolidato dal duo si può definire come una sorta di elettronica jazz, rilassata e sottoconversazionale. Ci sono ricche texture e arrangiamenti lussureggianti che testimoniano un lavoro di produzione dettagliato, con la partecipazione di ospiti d’eccezione come Chris Dave, Abe Rounds, Dory Bavarsky, Steve Jordan e Rocco Palladino (figlio di Pino).

Le composizioni sfumano i confini tra struttura e improvvisazione, scardinando anche la tradizionale gerarchia della canzone. In “Taka”, ad esempio, è la linea di basso vorticosa ma iperfocalizzata di Palladino a guidare il brano. “Ho inventato quella linea di basso e quell’idea melodica praticamente improvvisando da solo”, ha spiegato Palladino. “Amo la musica africana, specialmente quella dell’Africa occidentale. Quella è stata l’ispirazione, dopo aver ascoltato molta di quella musica e averla interiorizzata.” Il brano presenta anche una vibrante atmosfera new age che cattura l’attenzione.

In “Somnabulista” emergono suggestioni di bossa nova, mentre il brano più esteso dell’album, “Heat Sink”, rappresenta il principale risultato artistico del disco. Non eccessivamente drammatico e certamente non vincolato a formule prevedibili o a processioni di solisti, il pezzo mostra la maturità compositiva del duo.

“Contour”, la traccia di apertura, esemplifica perfettamente il processo collaborativo dei due musicisti. Palladino ha scritto la prima parte del brano su una chitarra classica spagnola a corde di nylon. “Non sapevo dove andare per completare il pezzo”, ha raccontato. “Blake ha avuto subito qualcosa: un cambio di accordi e uno sviluppo della melodia.”

Un Processo Creativo Autentico

Palladino è noto per suonare in ogni genere e stile musicale immaginabile, ma quando si tratta di categorizzare il suo lavoro con Mills, è piuttosto riluttante: “Non so dove collocarlo dal punto di vista del genere e non voglio particolarmente farlo. Penso che quando io e Blake ci mettiamo insieme, si trasformi in qualcosa di unico, che è una parola probabilmente abusata per descrivere le cose. Ma credo che mi piacerebbe attenermi a quella parola per questo.”

Il processo creativo è veramente collaborativo: uno dei due introduce una sezione di un brano in progress e poi chiede all’altro delle idee. Quando elaborano le parti e le idee per le canzoni, il duo tende a lavorare senza altri musicisti. Mills nota che l’assenza di un batterista non è problematica quando suona con Palladino: “C’è ancora un tale senso del ritmo. Sembra che ci sia un ensemble immaginario che suona con noi, e io mi perdo e dimentico che sto suonando solo con un’altra persona ed entro in questa trance ritmica.”

L’Innovazione Strumentale

Durante la realizzazione dell’album, Mills stava cercando un modo per sostenere le note sulla chitarra. Aveva usato un dispositivo chiamato EBow, ma era frustrato dai suoi limiti. Alla fine, scoprì il lavoro del liutaio Duncan Price, che stava sperimentando la creazione di strumenti a sei corde insoliti senza tasti. Il risultato è quello che Mills ha soprannominato la “fretless baritone sustainer guitar” (chitarra baritono sustainer senza tasti).

“Da quando ce l’ho, l’ho usata su tutto”, ha detto Mills. “Su ogni disco che ho prodotto, finivo per prenderla e usarla in qualche modo.” Mills afferma che il suono dello strumento è ora parte del suo “vernacolo o vocabolario” musicale, anche se non è esattamente impegnato nel nome prolisso che gli ha dato: “Finché non troveremo qualcosa che starà su uno spilletto, penso che la terremo ancora in una fase prototipale.”

Il Verdetto della Critica

Le recensioni sono state entusiaste nel riconoscere la maturità artistica del duo. Se Notes With Attachments riguardava la creazione di coesione da una spontaneità stratificata, That Wasn’t A Dream trova coerenza attraverso la moderazione. Come ha sottolineato un critico, “questo disco sembra un approfondimento della relazione centrale tra Palladino e Mills.”

L’album è stato descritto come “un viaggio musicale avvincente che combina senza sforzo i timbri collaudati e affidabili degli strumenti acustici con le manipolazioni elettroniche più estreme di tali strumenti”, con l’ulteriore incorporazione di sintetizzatori che aggiunge profondità alla tavolozza sonora.

Non eccessivamente drammatico e certamente non vincolato a formule ovvie, l’album presenta molto da apprezzare per chi cerca un’esperienza d’ascolto sovversiva ma naturalistica, che ricompensa l’attenzione con la sua bellezza intricata.

Dal Vivo

Il duo supporterà l’album con date dal vivo, tra cui una performance al The Gate di Cardiff il 7 ottobre 2025, offrendo al pubblico l’opportunità di sperimentare dal vivo queste composizioni delicate e sofisticate.

That Wasn’t A Dream conferma Pino Palladino e Blake Mills come una delle collaborazioni più affascinanti della musica strumentale contemporanea. Con la sua miscela di jazz da camera e fusion, l’album rappresenta un’esperienza d’ascolto unica che sfida le categorizzazioni facili, proprio come i suoi creatori desiderano. È un lavoro che premia l’ascolto attento e ripetuto, rivelando nuove sfumature e dettagli a ogni passaggio.

Per chi aveva perso Notes With Attachments durante il lockdown, questo è il momento perfetto per scoprire una partnership artistica che ridefinisce i confini tra generi, generazioni e approcci alla creazione musicale.

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Ennio Martignago