E come tutti i bei giochi è meglio se dura poco e quindi sia dato fuoco alle polveri e si celebri con un bel botto la fine del mese e della post rubrica post pescatoriale post agostana e feriale anzichenò sul FrantiMagazine per il mese in corso che oggi finisce anch’egli. La fine è propizia e insospettabilmente coincidente con la fine dell’alfabeto, almeno quello che ci insegnavano in prima elementare ai miei vetusti tempi. Dalla A alla Z senza concessioni alle Y o altre diavolerie non autarchiche e persino foreste. Quivi e solo quivi stiamo in quei paraggi, ma solo per ridere, e concludiamo con cinque esempi belli e imbusti della Zorra consonante e le yspilon le lasciamo agli altri. Uno me lo sono giocato, quindi di lui – Don Diego – non parlerò, sebbene abbia flashato, come avete già potuto intravedere, una sua immagine in copertina.
Saltato il De La Vega e avendo già intrattenuto in passato il cortese pubblico con lo spirito con la scure di bonelliana origine, Zagor, l’universo fumettico per non dire fumettistico, si scolora un poco ma solo un poco, perchè nel cilindro scorgo tosto una presenza femminea a dir poco eclettica, per non dire calzamagliata, di cui senza por tempo in mezzo vi narro subitaneamente. Anzi prima agevolo una sua istantanea.

Eroina in calza e maglia con numeri da maggiorata, alcuni in epoca odierna direbbero giunonica – per non dire altre cose di cui vi potreste pentire se professate il politically correct – ella nasce nella stessa epoca dei più celebri eroi italiani in tutina aderente: Diabolik, Kriminal, Satanik, e kkk di ordinanza al seguito. La particolarità davvero divertente, e non aggiungo, magari un domani parleremo della signorina cortellata – munita di coltello che avete capito? – e mascherata alla bisogna, un domani non ora; è che l’editore e l’autore del fumetto hanno e avevano un forte, per non dire profondo, legame, con le autrici ed editrici del nero del fumetto nero per anto e pure nomasia, denominato Diabolik e nessun altro. Pronti per la Carrambata? Gino Sansoni e Pier Carpi, erano i mariti di Angela e Luciana Giussani. Hihihi. Stacco. E torno sulla Z con una capolavorata filmica davvero unica e rara nel suo genere, dove il thriller e il poliziesco si mescolano con l’impegno e l’approfondimento politico e dove l’humor, nero, straniante ma calzante, mantiene vivo l’interesse e la complicità di chi guarda. Viene dalla Grecia sia la storia sia il regista, Costantinos Gavras, in arte e film Costa – Gavras, e prende il via da un fatto vero e molto grave, come l’omicidio di un uomo politico e la sopraggiunta dittatura militare in un Paese, detto Grecia, per l’appunto. Trovatelo se l’avete perso e scopritelo o riscopritelo comunque e dovunque, in quanto opera terza di un mago del cinema che dopo questo oscar ha sfornato altre pellicole di tutto o anche solo parziale rispetto. Si scherza, lode e gloria a Constantinos.
Svolta alimentare e nessun rancore. Z come l’oro giallo proveniente dall’India che tanto bene si è ambientato anche qui da noi al punto da aver avuto denominazioni e protezioni e sigle e riconoscimenti vari e tutti molto promettenti per non dire beneauguranti a latitudini diverse e anche parecchio lontane le une dalle altre. Mi riferisco allo zafferano detto anche stigma del fiore crocus sativo ma anche risotto alla milanese. Essa spezia dal caratteristico colore, e non è il giallo, che colora, invece. proprio di giallo tutto quello a cui viene mescolata, è un alimento che appaga, molti dei nostri sensi, non solo il palato. E pensate che oggi come oggi proprio da noi e in Spagna e Grecia si producono gli zafferani più pregiati. Mica pantofoline. La raccolta del prezioso nettare avviene in autunno e segue dinamiche davvero specials, per non dire bisvalide. Bisogna agire rapidi e solo a mano, inoltre, in un orario specifico che va dall’alba e non oltre le dieci o’clock del mattino. Questo per non correre il rischio che la schiusa excessive del flower provochi la perdita della preziosa polvere per la rottura dei cosini che la contengono, gli stigmi. 100 e mila e fiori bastano appena per ricavare 1 chilo di zaff. Ecco perchè il nettare è caro “mpestaooo” come dicheno dalle mie parti. E proprio in Tuscany c’è una famosa dop dello zafferano, o meglio, si coltivano i crochi che daranno una qualità di zafferano dop. Il tutto avviene a San Gimignano, proprio lei, la città delle cento torri.

Legge zero. Come promesso, eccoci a noi, nel mentre che torniamo a occuparci dei robot e delle loro leggi. Assieme alle tre celeberrime di cui linko e linka, Asimov, sempre ello, in epoca più recente rispetto alle prime tre, aggiunse la quarta disposizione universale dedicata ai robot e denominata Legge Zero. Enuncio e non favello:
“Un robot non può danneggiare l’Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’Umanità riceva danno”.
Non favello ma rilancio con una Quarta legge – wow – pensata, scritta e lanciata nel 2021 da tal Frank Pasquale, scienziato illustre, che va a mettere sale sulla coda e anche pepe nel naso – ti immagini quanti sternuti? – a tutto il mondo rotondo e in particolare ai padroni del vapore “tecnologico”.
Rienuncio e chiudo:
“I sistemi robotici e l’AI devono sempre indicare l’identità dei loro creatori, controllori e proprietari”.
Mica male no? A, dimenticavo, il libro del prof.Pasquale si chiama: Le nuove leggi della robotica.

Se di Z ferisci di Generazione Z ti tocca parlare. Con il proverbio del giorno appena scodellato arriva anche l’ultima Z di oggi e del mese e delle nostre ferie pescatoriali. La Gen Z, lo sapete, rappresenta le persone nate fra il 1995 e il 2010. I gggiovani per dirla con Verdone e similari, anche se oramai già soppiantati dagli ancora più giovani quelli dell’Apha generation, ovvero i nati dopo il 10 del 2000, obviously. Ora qui non siamo seri e si sa, per cui non starò a dire cose ovvie e scontate sui gggiovani, tipo quella storiella dei nativi digitali. Ma una cosa vorrei esporvela. La Gen Z è di sinistra, statistiche alla mano. Roba da 30 per cento contro 5 per cento. Solite medie statistiche modello pollo pro-capite, quindi lasciano, e lasciatele, nel tempo che trovano, però così indicativamente, qualcosa dicono. L’unico paese ropeo anche Eu, in cui essa cosa non si manifesta è la Polonia, vai un pò a capire il perchè? Bye, bye, bye.

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