La settimana chiude in V ma il mese e quindi lo speciale e quindi le ferie del pescatore finiscono in Z lunedì prossimo. Manco a farlo apposta, lettere e mese, vanno di pari passo – numeri e alfabeto – e perciò essi loro avranno la pazienza di seguirci fino in fondo, e pure in silenzio. “Lo giorno uno del settembre seguente” – per dirla col poeta, vedrà il ritorno, dell’uomo che pesca e pure albicocca. Voi ci sarete? La prima V, come avrete già visto, ci porta, anzi meglio dire riporta, nell’amena località italica in provincia di Viterbo che risponde al nome di Vitorchiano. Ci siamo già stati quasi un anno fa, agli albori del Franti e del Pescatore con il post dedicato ai Nasoni, detti anche Testoni, e provenienti dall’Isola di Pasqua. Informazioni più dettagliate e conformi le trovate sul o anche nel post medesimo, che propio nasoni si appella. Oggi torniamo a Vitorchiano per parlare di Brancaleone da Norcia. Avete presente Branca branca branca! Leò, leò, leò! di Monicelliana Gassmannatica origine? Ebbene, molte delle gesta del cavaliere di ventura all’italiana e cinematografico ideato da Mario Monicelli – quasi uno spaghetti western comico-feudal-mediavale – si svolgettero, evano e issero, in quel del borgo arroccato su uno sperone di roccia per giunta “peperino”. Che non è lo spirito del luogo bensì il tipo di roccia che lo ospita.
Volli sempre volli fortissimamente volli. DI rinterzo e un poco spinta a forza arriva la seconda V del post, del giorno e della saga vussese, del Pescatore in vacanza. Essa massima divenuta col tempo detto popolare, sta in capo al commediografo e scrittore Vittorio Alfieri che però in origine, nella lettera in cui la scrisse per la prima volta, usò gli stessi termini combinati in modo diverso: Volli e volli sempre e fortissimamente. Spigoli a parte, l’Alfieri, secondo le leggende, per mantenere l’impegno preso con se stesso di diventare autore e scrittore, al grido e anche con lo scritto del Volli, si fece legare alla seggiola dal fido maggiordomo, per rimanere a scrivere e scrivere e ancora scrivere fino al completamento dell’opera. In realtà, voci di corridoio, attribuiscono gli intenti del poeta astigiano, non al riuscire a scrivere, bensì, al non riuscire a contenersi nell’ardore della passione per un’amata, o meglio, l’amata del momento. Si sa, che tira più la spada della gola. O era qualcos’altro a tirare? Mah, non ricordo. In ogni caso Volli, cosa non è dato, ma, in fondo a chi importa.

Vercingetorige. La storia è una grande maestra di vita – dicono i saggi anche al bar sport – ma anche – aggiungerei – una gran burlona. Ad esempio se volessimo fare un piccolo sforzo in più nella nostra riflessione sul guerriero barbaro con il nome imponente e complesso che inizia per V, scopriremo che il nemico pubblico numero uno del “nostro” Giulio, anche detto Cesare, “tu quoque brute fili mi”, per i francesi – tutti loro, proprio il popolo – è stato, ed è, una sorta di eroe nazionale. Il primo a resistere a un’invasione straniera, – anche se all’epoca la Francia “aveva da venì” , per dirla con Romoletto. Nella repubblica transalpina, il re degli Arverni, sta dentro i libri di scuola, e viene rappresentato a destra e pure a manca nell’iconografia francofona. Quadri, statue, vie e piazze, gli sono state dedicate. Vercingetorige in Francia viene riconosciuto da tutti come il primo grande sovrano dei francesi. E pensare che per noi scolaretti italici il barbaro Gallo è un mammalucco che si è permesso di contrastare, e pure con successo, il grande Cesare, – de bello e gallico – puranco e tuttavia. Meno male che a mescolare le carte della storia “maestra di vita” sono arrivati i fumetti – asterix per primo – meno male e i cocci sono suoi.

Ora lo so che è sin troppo facile arrivare alla V di vendetta, però vi prego di soprassedere e concedermi il lusso di poter unire l’utile al dilettevole nella fricassea – che ho già spiegato proprio d’agosto – del cinema e fumetto sotto l’egida del romanzo e della cultura alta e bassa perlopiù popolare. C’è un nuovo Guy Fawkes in città. E’ il protagonista della graphic novel di Alan Moore, che nel fumetto e poi nel film da esso tratto, indossa la maschera che ha il volto dello storico “resistente” britannico, che nel 1600 provò, e non riuscì, a far saltare le houses of parliament al culmine di una protesta popolare denominata “congiura delle polveri”. Esso fumetto e il film del 2006, narrano di un altro cospiratore – camuffato con maschera d’ordinanza – che prova anch’egli ad abbattere il governo, o meglio ancora il potere costituito – ma che ve lo dico affà – in un’Inghilterra, però, mai esistita realmente, se non nella mente del romanziere e fumettista britannico. Distopica, direbbero quelli bravi. Noi no. Di tutto questo rimane però un fatto importante e storico e, per talune circostanze incredibile. La maschera di Fawkes – magia dei media – è “uscita” dal film e dal fumetto, ed è diventata da allora, un simbolo per le persone che “protestano” nel mondo. Un emblema da indossare. Trattasi di epifania meta-fumetto-filmica che ha colpito e contamina le rivolte e i rivoltosi – veri – di mezzo mondo. A chiosa frantica di detta notizia – a nostro avviso epica – diremmo che l’attore scelto in prima istanza per il film rifiutò la parte perché scontento di dover girare tutto il tempo mascherato. Applausi a lui. E saluti cari a Voi.
Chiudiamo in musica con la V di Vangelis Papathanassiou e non aggiungo altro. Esso poli e strumentista parecchio compositore e molto fortemente innovatore, ci casca come ciliegina sulla torta in un florilegio di eroi e patrioti – o nemici e terroristi, vedete voi – che nasce nel viterbese e si estingue in Grecia. Di palla e di frasca ma senza saltare nelle finestre e in alcun modo nei/dei piatti di minestra, rendiamo omaggio ma senza sconti ne offerte speciali, ad uno dei figli di Afrodite più noti e celebri. Ora, i meno addentro di voi nelle mie cavalcate con o senza i pindari o anche solo i voli, si chiederanno il perché di questa caduta o iperbole o tutte e due, sul greco classico. Ma i meno risponderanno loro, che non di classicismi trattasi, bensì, di citazione musicale. E gli altri ancora ci aggiungeranno Demis Roussos e Lucas Sideras e Silver Koulouris. A quel punto, e solo allora, avremo composto la scena e riassunto la storia. Essi quattro nei lontani anni ‘60 del secolo scorso, erano assieme a Vangelis nel gruppo musicale nomato Aphrodite’s childs meglio noti come i figli di Venere. E il gioco è fatto. Inutile aggiungere che poi Vangelis con o senza l’aiuto di molti altri famosi musicisti ha realizzato perle rare di musica – soprattutto nelle colonne sonore dei film – che vanno dai Momenti di gloria e i chariots of fire dell’eroismo dello sport, ai replicanti futuristici di Blade runner “ho visto cose che voi umani”. Chiudo ricordando la pluriennale e, a mio avviso, molto ben riuscita, collaborazione tra il nostro e il cantante e leader del gruppo prog inglese degli Yes, Jon Anderson, col quale ha pubblicato numerosi lp per non dire dischi, o cd, o come vi piace chiamarli all’alba del 2026. Blip
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