La seconda settimana di ferie volge al termine, domani sarà ferragosto con buona pace di tutti e tutte e tuttum, e la mezza agosta segnerà con tre colpi di gong il pronunciamento sovrano sul perchè fa più caldo adesso dell’anno scorso o viceversa e altre amenità similari. Noi nel congedarci da voi per questa settimana ci accingiamo ad affrontare la L alfabetica e non vi nascondiamo che ci riteniamo davvero fortunati a poter iniziare la strada odierna partendo da un fumetto, come avrete forse già visto sbirciando la copertina del post. Anche qui la L è un poco stiracchiata, ma che ci volete fa, la I era già impegnata e io volevo in tutti i modi parlarvi di questo personaggio, minore, ma davvero originale e parecchio a modino a mio personale avviso. Trattasi di speaker radiofonica – e già questo mi piace – notturna, suo malgrado, visto che soffre di una particolare forma di insonnia. E proprio questa sua particolarità la porta a entrare in contatto con i personaggi che popolano la notte e ascoltano la sua trasmissione. Che dire: avventure a gogo! Misteri, storie strane e speciali ma anche – sia lode agli autori – storie vere, italiane e perlopiù insolute o poco risolte, all’italiana insomma. Avete presente l’armadio della vergogna. Del personaggio di Giuseppe Di Bernardo ci sono solo cose belle da dire, almeno per il sottoscritto che si è sempre sentito in forte “sintonia” – hihihihi – con ella, per motivi personali, professionali e molti altri ali e anti. Cercate altri link oltre a quello prestamente fornitovi tosto, ma nel frattempo sappiate che del fumetto sono uscite parecchie ristampe, storie nuove, edizioni diverse, libri – uno – persino film – si direbbe un mediometraggio vista la durata, ma non lo dico – e poi siti, ufficiali e non, e podcast e apparizioni sparizioni in albi di altri anche famosi assai, come Diabolik e non dico altro.
Laura rimembri ancora quel tempo di tua vita mortale. Ah no! Quella era Silvia, che mi fate scrivere. Che poi in realtà non era manco Silvia ma Teresa. Vabbè, altre storie. Abbiamo sterzato su questo nome proprio femminile singolare – e vorrei anche vedere – perchè esso nome antico assai ha davvero miriadi di cose da dirci. Intanto l’alloro che porta con sè, e col quale poi si incoronano – oggi – i laureandi, ieri: eroi, condottieri, imperatori e via discorrendo. Tutto insieme ci ricorda le radici piantiche per non dire vegetali e arboriche di detto nome. Che poi di corone di alloro è piena la storia. Ma Laura è diventata celeberrima nel nome e nel fatto da quando il Petrarca e nessun altro, le ha appiccicato addosso in modo sempiterno il ruolo della donna – in senso lato – quella angelicata. DI essa dolcissima figura muliere scrisse il poeta, non sommo, quello per forza di cose era l’altro con la D, il patavin Francesco. La Laura di cui vorrei parlarvi oggi, è una scienziata italiana che di cognome faceva Bassi e che oltre a essere stata una insigne ricercatrice e catedratica – forse la prima o una delle prime donne laureate in età moderna nel nostro paese – è stata anche una delle prime insegnanti universitarie donne del Bel Paese, siamo nel 1700. Non poteva ancora insegnare come gli uomini, – eh lo so, sembra fantascienza, ma che ci volete fa – ma potette farlo a chiamata in occasione di eventi speciali. Poi, due anni esatti prima di morire nel 1776 divenne, finalmente, professore di fisica sperimentale a tutti gli effetti, senza limiti di insegnamento e con apposita cattedra universitaria. Nella foto una visione della superficie di Venere – il pianeta – nella quale si dovrebbe scorgere, però non chiedete vi prego, un cratere vulcanico a lei dedicato.

Se non lo metto oggi, non so se mi ricapiterà e quindi ecco a voi il Leviatano. Ora con codesto nome si potrebbero indicare parecchie cosette: un mostro marino, perlopiù biblico, addirittura giobbico; un libro anzi meglio un saggio filosofico, una definizione a tutto tondo del male, intesa più come male assoluto, roba brutta assai, davvero parecchio. Nel giobbico – Giobbe della Bibbia – è un serpentone, magari ricoperto di scaglie indistruttibili e sputafuoco, ma sempre serpentone e soprattutto marino, questo tratto è fondamentale. Il Leviatano di cui vogliamo brevemente occuparci oggidì è il concetto di Stato espresso da Thomas Hobbes, filosofo e pure britannico, nel libro omonimo, anche se il titolo era parecchio più lungo. Lo Stato che governa in modo assoluto gli uomini – lupi – e li costringe con la forza a fare i bravi così da poter essere tutti felici. Ora detto così è parecchio scemo, del resto scritto da me non poteva essere molto meglio di così. Che poi se andate a guardare anche a casa nostra proprio oggi, e non ieri, ma forse neanche domani, loro lì al comando non è che facciano molto differentemente. Mah.

Nel concludere, ma siamo ancora alla penultima, la nostra barra si sposta verso le coste della musicalandia e in particolare verso un successo pop ma anche rock e forse pure un pochetto prog di qualche anno fa che ci prendeva per mano e ci addormentava, nel senso buono e giusto del termine, non perchè annoiati e sfiniti dagli sbadigli. Inizia per L e si scrive Lullaby, poi si ascolta in Cure o dai Cure di Robert Smith. Del resto la lullaby in senso stretto e tradotta dall’anglico è la ninna e poi nanna delle fiabe ma anche dei più piccoli e di noi tutti che un tempo lo siamo stati. Poi loro, i Cure, ci hanno costruito sopra un capo e lavoro e l’hanno consegnato ai posteri e non ci hanno più pensato su, nel frattempo arrivavano le royalties. Pare che l’ispirazione per la ninna nanna gothic rock del buon Robert arrivi dalla claustrofobia – paura degli spazi chiusi – di cui soffre il leader della band, e dal suo humor cinico e nero con cui ha condito il testo della ballad. Breve estratto in versi e poi clip.
On candy-stripe legs the spiderman comes
Softly through the shadow of the evening sun
Stealing past the windows of the blissfully dead
Looking for the victim shivering in bed
Searching out fear in the gathering gloom and
Suddenly a movement in the corner of the room
And there is nothing I can do
When I realize with fright
That the spiderman is having me for dinner tonight
Il gran finale arriva con un musical. Ve lo dico e non lo nego, non sono molto portato per i film cantati o gli spettacoli teatrali dove cantano. Ci sono eccezioni, lo ammetto. Di una di esse vi ho anche parlato qui. Jesus Christ Superstar. Ma in generale preferisco ascoltare la musica e vedere i film senza essere costretto a sentire e seguire gente che balla e canta sullo schermo. Per La la land farò una piccola deroga. I motivi sono questi: gli interpreti, Gosling e Stone sono adorabili, ma anche se non lo fossero, si erano già meritati – a mio esclusivo e personale parere – rispetto e onorabilità con altre opere e loro impersonificazioni. Gosling poi è anche stato e sarà un supereroe, e questo lo salva a prescindere. Poi 6 oscar, sette golden globe. Infine la dedica: ai folli e ai sognatori. E ultimo ma non ultimo il finale. Ora se non conoscete il film non dico altro. Se lo conoscete non serve che io aggiunga particolari. Se lo conoscete ma non lo ricordate, vergogna. Si fa per dire. Bye.
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