Te taritinto i tetto ma tu di tetti tinti non ti intendi tanto! Tito te t’hai ritinto i tetto ma un tu te ne intendi mica dei tetti ritinti. O Tito t’hai ritinto il tetto, ma un te ne intendi tanto di tetti ritinti. tu mi rimiri e ti ritiri? Io ti rimiro e mi ritiro?!? Tu se’ te che mi rimiri me e ti ritiri te!
Ora, vorrei far notare che di T ce ne sono in abbondanza, quindi siamo sul tema. La scelta è vostra. Volete un attacco classico o preferite un inizio di post così così. Senza fronzoli e con un quattro dita di originalità? Fateci sapere. La foto in apertura rimanda ad uno schetch molto noto in epoca lontana in cui Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi – toscani per l’occasione – ci deliziavano coi Tito, titti e i tetti ritinti. Segue scenetta in estratto.
La prima T di oggi è una lettera cittadina, anzi una città e basta: Troia, l’Ilio omerica, sulle coste dell’anatolia, l’odierna Turchia, dove per un capello e un crine di cavallo si consumò una lunga guerra fra ateniesi e anatoli, appunto, detti troiani, ri-appunto. Siamo sui Dardanelli – quelli dello stretto – oggi la città non c’è più, rimangono rovine e pochi abitanti, perlopiù agricoltori. La leggenda ma anche alcune storie meglio collocate e con dovizia e con mezzi, ci riportano di Troia la sua strategicità. Il porto sullo stretto in cui molte navi trovavano approdo, e, il grande splendore del luogo durante l’impero Ittita. Il resto è poema, anzi poemi, visto che, a parte Iliade, Odissea ed Eneide, sarebbero decine gli altri scritti epici dedicati alla città di Priamo, Paride ed Elena, per dirne solo alcuni, fra quelli pari e senza contare i bisestili.
Tulipani, o al singolare, sono i fiori tipici della primavera. Bulbi che si piantano e fiori che sbocciano a partire da marzo e fino a tutto maggio con differenze apprezzabili a partire da latitudini e longitudini. Che tradotto vuol dire: più fa caldo prima fioriscono e viceversa. Quando si parla di essi fiori – belli non v’è alcun dubbio – ci vengono in mente gli olandesi, proprio loro e senza ombra di dubbio o traccia di smentita. DI questo binomio ci siamo già occupati qui al Franti come potrete vedere interagendo col link che ho appena inserito. Per chi non ha tempo da perdere dirolli o dirovvi che il bulbo originario dell’Asia, il nome significa “turbante” – se passate dal Kazakistan li vedrete spontanei qui e là – arrivò casualmente in Olanda alla fine del 1500, e nel giro di qualche decennio divenne uno dei prodotti “locali” più venduti nel mondo. Nei momenti di massima richiesta un bulbo di tulipano arrivò a valere tra i 6.000 e i 10.000 fiorini. Come dire il valore medio di una casa di allora nel centro di Amsterdam, mica seggiole a dondolo.

Tappeti, come T, o viceversa; e rimaniamo ancora in Asia. La nuova T odierna senza volere ci lascia ancora vicino a Troia e ai Tulipani. Il continente asiatico, sia esso minore o maggiore, più vicino o lontano da noi, ci restituisce anche l’arte dell’intrecciare i fili dei più nobili e resistenti tessuti in migliaia e migliaia di nodi. Un’arte antica che arriva da quei luoghi e da epoche davvero remote, quasi pre-istoriche, molti secoli avanti cristo direbbe quello. E perchè contraddirlo. La storia dell’oggetto è ricca molteplice densa e intricata, quasi come nodi e nodini, – ma qui non ne parleremo, ci mancherebbe – mi piace invece ricordare un particolare umano personale sul tappeto anche al plurale. Negli anni ‘80-’90 nella città in cui vivo i tappeti e i tappetai – quasi tutti non italiani per non dire persiani – erano i principali clienti delle televisioni private, in quanto acquirenti di spot pubblicitari in quantità industriali. Milioni di lirette, all’epoca, passarono di mano e garantirono la sopravvivenza a presentatori, giornalisti, tecnici e soubrettes. Le private, bei tempi. Un giorno ne parleremo, chissà. Provate a dare un occhio alla programmazione delle vs televisioni di quartiere, città o al massimo regione, oggi?
Titanic. Lo so, giusto ieri o al più quell’altro giorno, abbiamo parlato di Cameron, quello James, il regista, a proposito di tre d, cinema, e Avatar. Ma che colpa abbiamo noi! – lo dico, lo linko e lo condivido – del resto il piroscafo più celebre della storia è naufragato per sempre nella celeberrima pellicola del solito James in arte Cameron. Tra l’altro a questo film vanno attribuiti anche meriti diversi e lontani da quelli specifici relativi ai suoi successi o alla sua realizzazione. Ad esempio fu proprio grazie agli incassi clamorosi di detta pellicola che Cameron potette mettere finalmente mano al suo progetto fanta-Pandorico-in tre D, meglio noto come Avatar. Del disastro e dell’iceberg e dell’orchestra che continuava a suonare sapete già tutto. Mi limiterò a dire che il nostro piroscafo – la più grande nave del mondo, allora, 1912 – avrebbe avuto la capienza per trasportare 64 scialuppe di salvataggio, che avrebbero garantito la salvezza a oltre 4000 persone, molto più di tutti quelli che erano a bordo nel viaggio inaugurale fra passeggeri e personale. Ma. E dico Ma. La legge dell’epoca non obbligava i natanti e le compagnie di navigazione al rispetto di queste norme. Motivo per cui sul transatlantico c’erano – al momento della collisione mortale con la montagna di ghiaccio – solo 16 scialuppe. Blip.
Parlare di fumetti con la T è sin troppo semplice e quindi non mi lascerò tentare da Tex e altri miti delle nuvole parlanti. Mi piace vincere facile ma non fino a questo punto. Ecco a voi i Teen Titans. Personaggi giovani, per non dire parecchio, dotati di super poteri ma anche no, che reduci da vicende personali a dire poco complicate, si sono messi insieme sulla via di Gotham, o anche no, e hanno salvato il mondo da par loro. Ma vediamoli uno per uno questi super con e senza superpowers: capo e leader del gruppo è il compagno di bevute di Batman, detto anche Robin, ex trapezista, adottato di nome e di fatto dal miliardario pipistrellato dopo la morte violenta dei suoi genitori circensi.Poi abbiamo un metà uomo e metà robot che si chiama Cyborg ma che nella realtà – dei fumetti si sa – risponde al nome di Victor Stone. Una extraterrestre muliere di nome Starfire, volante, potente e sensitiva, che emana scariche di energia dalle mani alla bisogna. Poi c’è la più giovane e misteriosa di nome Raven di origini incerte, si scoprirà poi un padre davvero potente ma molto molto molto oscuro; ella possiede poteri telecinetici che le permettono di fare cose davvero clamorose. L’ultimo del nucleo originale è Beast Boy – alla banda, prima e dopo si sono accodati e poi svaniti molti altri eroi – un giovine che può trasformarsi in qualsiasi animale. Esso nucleo non è però l’originale originale, a onor del vero, bensì quello della seconda generazione dei giovini titani quella nata negli anni ‘80. Pria ve ne fuisse nartra. Aggiungo, per chiudere in bellezza, breve estratto da serie tv, recente e anche ben fatta aggiungerei, tuttora in corso di programmazione, o forse no. Blip
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