Buongiorno ben ritrovati, siete partiti, state andando, siete già tornati, ancora al lavoro, andrete a settembre, mare o montagna, meglio le città d’arte, odiate il caldo, preferite la campagna, e potrei andare avanti coi luoghi comuni fino a stasera e dintorni. Oggi affrontiamo la I, non senza commozione, una lacrimuccia già offusca l’occhio ceruleo – tutti quelli che scrivono hanno occhi così – o almeno lo dicono, poi si vedrà. Lacrime a parte la I patriottica la eviterei volentieri, vediamo cosa ci propone il menù odierno:
Y ahora el pueblo
Que se alza en la lucha
Con voz de gigante
Gritando: ¡adelante!El pueblo unido, jamás será vencido
El pueblo unido, jamás será vencido
El pueblo unido, jamás será vencido
El pueblo unido, jamás será vencido
El pueblo unido, jamás será vencido
El pueblo unido, jamás será vencido
Il popolo unito non sarà mai vinto, o forse qualche volta, magari soltanto una? Jammè, ve lo dico anche in franzoso, e ribadisco che: avevano ragione, ragionissima gli Inti Illimani che dal Cile, anzi dall’Italia sebbene cileni, ci cantavano a ogni piè sospinto – meno male – questo bellissimo inno rivoluzionario composto e scritto da Sergio Ortega e dai Quilapayun. Un brano che viene definito spesso come l’inno mondiale della resistenza popolare. Degli Inti e poi Illimani c’è molto da dire, tra l’altro l’anno scorso hanno pubblicato un nuovo album e sono partiti per una tournè che li ha riportati anche da noi. La storia di questo gruppo musicale è legata a doppio filo con il nostro Paese perché è qui che loro si trovavano nel 1973 – in tournèè – mentre in Cile si consumava il golpe militare ai danni della presidenza Allende, concluso r con la morte del Presidente e l’instaurazione della dittatura militare di Augusto Pinochet. Per questo gli Inti Illimani hanno chiesto e ottenuto asilo politico in Italia e qui sono rimasti per oltre 15 anni fino alla caduta della dittatura in Cile. Non storcete il naso perchè lasciando il gruppo musicale cileno non vi propongo l’inno celeberrimo ma un’altra cazion della loro sterminata producion, suvvia, sorridete:
La prossima I me la sono scelta facile, una I di cui vi posso parlare in scioltezza e in estrema sintesi, roba di poche, semplici, righe. L’intelligenza artificiale, detta anche artificial intelligence o ai gennarina alle nostre latitudini non si spiega né si scorre distrattamente. Meglio chiedere a lei direttamente e non pensarci più.
Sono un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale, progettato per collaborare con te in modo diretto e trasparente. Il mio obiettivo è fornirti informazioni precise, sintesi chiare e soluzioni pratiche, adattando il mio stile alle tue esigenze senza simulare sentimenti o esperienze umane. Se vuoi mettere alla prova le mie capacità, dimmi se preferisci procedere con ricerche di dati in tempo reale, risoluzione di problemi complessi o la creazione di contenuti personalizzati.

Pronti per una cavalcata? Prendete posto, scordatevi la sella e gli speroni, scorrazzeremo fra le praterie della posidonia, che in quanto alga, ci porta a considerare che la cavalcata la dovremo fare su un Ippocampo. I cavallucci marini – da noi nel mediterraneo si trovano solo gli hippocampi hippocampi e gli hippocampi guttalati – sono pesci, che credevate? Pinnati e branchiati a tutto tondo, anche se sembrano cavalli con una coda zampa sola. Essi pesci sono 54 specie diverse nel mondo e in ogni clima acquatico a parte quelli molto freddi. Attenzione perchè esso nimaletto è molto corteggiato sin dall’antichità per very moltissimi usi e costumi misti e perlopiù felici in campi diversi e quantomai mescoli, per usare un termine nobile, Si va dal simbolo di una squadra di calcio – la salernitana – a case editrici, acquapark, campeggi, lidi e spiagge e bagni con bagnini inclusi perlopiù a pagamento, senza dimenticare – e chi potrebbe – la parte del cervello con esso nome che poi sono due, una in ogni emisfero, situata nei lobi temporali, internamente a essi e che serve e concorre a produrre ricordi a breve e trasformarli in ricordi a lungo termine.

La prossima I, lo ammetto, è un poco forzata, per non dire forzosa, per non aggiungere piazzata lì e poi niente. Trattasi di svolta filmica con Alberto Sordi in aggiunta e palazzo con scalone very very nobile che sembra essere a Roma e invece è a Lucca. Parliamo o parlerò de Il marchese del grillo, di cui vi agevolerò poi una clip, videino, estratto a colori e con parole e musiche. A scanso di equivoci il palazzo dello scalone è un palazzo privato lucchese tuttora in possesso della medesima famiglia di allora e di molto prima del film che si chiama Pfanner. Devo confessarvi che io me medesimo ho salito e sceso quello scalone, non so se mi sentissi marchese, certamente grillo o per dirla alla toscana forse un poco grullo, sì. Com’è come non è, esso film di Mario Monicelli, mica bruscolini, nei primi dell’80 quando che escì fu campionissimo di incassi e secondo nella classifica dell’anno suo che poteva essere l’81. Aneddoti, storie, errori, svarioni e leggende aleggiano e sostano e poi si sgretolano e scompaiono, come è giusto che sia, su detta pellicola. Mi piace ricordare un fatto, vero e verificabile voi medesimi e anche me, che attiene al protagonista. Sulla tomba di Sordi al Verano a Roma c’è incisa una frase: “Sor marché è l’ora”. Estratta dal film e pronunciata al falegname sosia del Marchese pronto a essere eseguito – per non dire giustiziato sul patibolo – dal frate che assiste il condannato a morte.
Dulcis in fundo eccoci al fumetto del giorno, anche se qualche volta capiterà, statene certi, che non si fumetti, come magari potrà capitare che non si musichi o non si filmi. Magari non tutte e tre assieme e neanche due, però una volta una o l’altra, qualcosa mancherà. A me manca già anche se oggi c’è! Dunque Iber, con la I di ordinanza, è un fumetto e pure di fantascienza e oltretutto italiano. Lo trovavate sull’Intrepido nei favolosi ‘70, sempre loro, gli anni del 1900 minuto più o meno. Alla scrittura Antonio Mancuso e ai pennelli diverse firme e segni e stili, soprattutto alle copertine, ma i disegni interni sono stati realizzati per la maggior parte da Antonio Toldo. Si racconta di un’umanità in guerra, più che altro con se stessa, ma nella fattispecie dell’uomo sapiens più potente – il politico – che se la prende col sapiens più sapiente – lo scienziato – e lo iberna, così di forza, per tenerli di scorta e sghiacciarli quando ce ne fosse stato bisogno. Invece dei cervelli in fuga si ebbero i cervelli sotto ghiaccio. Non finisce bene, la storia, come immaginerete. Bye

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