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Il Pescatore

Special agosto (H)

Muta si ma con gran classe e anche molto eleganza, La lettere che non si sente ha un portamento e una dignità che poche altre vocali per non dire consonanti possono annoverare, qui e altrove.

Quando si ha a che fare con l’alfabeto capitano cose anche più difficili talvolta quasi improbabili di certo non semplicistiche, tipo la declinazione dell’H intesa come lettera. Lo sapete che qui siamo nel bel mezzo della rubrica speciale agostana del pescatore, e quindi non possiamo esimerci dall’affrontare una giornata perigliosa come questa dedicata all’H. Taca banda anche con la muta – la lettera dico – e per iniziare andiamo dentro un cosone grosso dove stanno gli aerei, quindi parecchio grosso, una roba gigante per ospitare i giganti del cielo: un Hangar, che, nonostante la grossezza vuole pure l’H davanti e non dietro. L’origine del termine pare sia parecchio antica, e franca o franchica, ovvero nei tempi di pipino o addirittura di carlo quello che magnava assai. All’epoca dicevansi hangar , però scritto in franco e quindi in modo diverso, di recinti e tettoie perlopiù del bestiame. Poi c’è una leggenda che afferisce ad uno dei primi volatori del mondo moderno e siamo ai primi del ‘900. Per l’appunto è franzoso egli medesimo e si chiama Bleriot. Dicheno che mentre tentava una trasvolata cadde ma non si fece troppo male però ruppe un poco il suo monoplano e allora lo mise al riparo in attesa di riparazioni dentro una stalla e la chiamette hangar. Mi piace ricordare l’Aerium Hangar, il più grande ex aviorimesso/a/um del mondo. Oggi parco acquatico con tanto di foresta pluviale incorporata al coperto e al chiuso che misura in tutto  851.500 piedi quadrati che in metrica decimale significano circa una dozzina di campi da calcio, per dire.  

hangar

Hulk , qui si gioca sul velluto, verde, ma sempre velluto. Del resto quando sfondiamo versus fumettos, che detto così potrebbe pure sembrare latino ma vi assicuro che non lo è neanche un pò, i miei occhietti si accendono, la mano tremula, la salivazione si azzera. Il mostro verde che poi nel corso degli anni e con i ripetuti e ovvi cambi di matite e pennelli ha acquisito molta umanità nella postura e nelle espressioni, nasce scienziato – e rimane pure uomo di scienza ma a intervalli – perchè ha fatto suo malgrado una scorpacciata di raggi gamma – che all’epoca erano una delle cause più comuni di mutazioni supereroistiche – e deve condividere il suo ego con un alter – hihihih – molto più grosso di Bruce Banner e soprattutto enormemente più forte. Non vi ammorbo ulteriormente, e vi propongo non una scena dei numerosi lungometraggi dedicati al gigante verde bensì una tavola a fumetti, anzi se la trovo, una tavola della sua prima apparizione. 

hulk 1

Hemingway mica l’ho inventato io, ci mancherebbe. Ora l’Hway Ernest con cui ci confrontiamo oggi è l’unico e irripetibile romanziere gran bevitore e donnaiolo incallito vincitore di un pulitzer e di un nobel con la propensione all’ipobole e dedito all’uso della parattatica. Queste ultime due sono reali, il resto, lo sapete, ci viene suggerito dai soliti venusiani a coppie coppie che ci hanno colonizzato secoli fa e ora detengono il controllo dei social media. Fiesta a parte – hihihi – mentre suona la campana, uno guarda il mare e non vede il vecchio ma le nevi del kilimangiaro che gli danno freschezza anche nelle estati più torride. Non dite niente vi prego. Segue copertina. 

il vecchio e il mare

Hustle, poi a un certo punto bisogna pure distrarsi, allentare la tensione, canticchiare, magari un balletto. Erano i ‘70, sempre loro, del ‘900 e un signore che di nome face Van – come un pulmino – e di cognome suonava McCoy si inventò un motivetto che meglio o peggio delle caramelle della pubblicità: piaceva tanto tanto, ma non faceva du du du du, poi c’era il marchio dei bon bon; ma faceva DO IT! Un vero  fenomeno che nel 1975 rivoluzionò la disco music e per sempre in modo sempiterno anzichenò. E pensare che Van – quello del McCoy di prima – scrisse la song in un’oretta poco meno dopo essere stato in una disco di New York e aver visto il ballo che poi la sua canzone rese immortale. 

Chiudere con il pesce è sempre una gran bella chiusura. Si sa il pesce porta bene, è un alimento sano, e a molti di noi piace pure un sacco. L’Halibut è proprio un pesce, per cui qui siamo, e ci resteremo. Ora lui è un bentonico quindi non di quelli che nuota nuota, nuota nuota, piuttosto di quelli che stanno sui fondali, stile sogliole per capirsi però nell’atlantico e sino a 2 kilometri di profondità. Un palombaro più che un pesce. Oltretutto un grosso pescione, fino a 5 metri, mica pappagalli per quanto grandi e non favelli. In ogni caso da noi per ora non c’è e forse non ci sarà, visto che qui scalda – il scaldamento globale sapete – e quindi i pesci freddi come questo non c’erino e non ci saranno presumibilmente. Pare sia buono da mangiare, ma non preoccupatevi, se ne sono accorti e hanno provveduto a pescarlo talmente tanto da averlo messo a rischio di estinzione. Come si dice, dopo di noi, il diluvio. E l’ultimo chiuda la porta, ma anche no, tanto è l’ultimo. 

halibut


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