Oggi è giovedì e il caldo opprime – o forse no, – non lo posso sapere sti post li ho scritti un mese fa, ma che importa, possiamo personalizzarli, personalizzarci e personalisanti in tempo reale quando e come vogliamo. Siamo digitali, o no? Questa la devo approfondire, non so se oggi, ma di sicuro bisogna che lo faccia. Nel nostro primo giovedì di agosto ci dedichiamo alla lettera D. L’immagine di apertura è sulla d di dobermann, non solo nel senso di marca canina ma anche di cinema e tografico. Anycase l’inizio è sul diavolo e non su un diavolo qualunque ma il diavolo fumettico e anche cinematografico nonchè serioso e tivuloso – che forse al momento è quello più interessante del lotto – che all’anagrafe marvel risponde al nome di Matt e pure di Murdock, di professione avvocato cieco a hell’s kitchen, New York. Sono incerto sul contributo da elargirvi, per mettere a fuoco ma senza il ferro, il personaggio e schiarire l’orizzonte che dopo la cucina del diavolo si era fatto fosco. In una mano ho un fumetto e una lacrimuccia di ragazzino in un’altra un ben affleck d’annata ma già super prima di Batman e altri ammennicoli e nell’altra il barbabaffuto Cox protagonista del serial tv con una prima stagione di stagioni e una reprise ancora in corso con altre stagioni di stagioni , che sembra, addirittura, andare meglio delle prime. Lascio o raddoppio?
Il Diamante di cui parleremo brevemente or ora, è uno e trino e non ha niente a che vedere coi brillocchi superpreziosi. Abbiamo un Diamante amena località marittima calabra della riviera dei Cedri in provincia di Cosenza, di cui non vi posterò un’istantanea ma vi agevolerò un sommarietto copia incollato very beautiful: “Leggenda fiabesca popolare narra di un corvo che mentre beveva da un torrente – il corvino – pesca un brillocco, poi identificato in carati molti e nel diamante da cui il nome”. C’è un diamante anche film, che però fa al plurale in I, ed è stato diretto nel 2025 da Ferzan Ozpetek, ma nemmeno isso regge qui e ora, sebbene meriti sicuramente. Il diamante del post odierno alfabetico e agostano è la nonna di Zucchero, meglio ancora la versione cantata dal cantautore emiliano che di nome fa Adelmo e di cognome Fornaciari, nel suo lp Oro Incenso e Birra; segue estratto testo:
e pace per chi ci sarà e per i fornai
pioggia sarò e pioggia tu sarai
i miei occhi si chiariranno
e fioriranno i nevai.
La d di dobro ci porta all’affermazione tipica serba: “bene”, e di porta in porta ci conduce in un casinò, bisca, ma anche solo bar o casa di amici, per fare una partita a carte. Il dobro infatti è anche un robo che si fa con le carte, divenuto anche una scatola apposita in vendita nei migliori negozi di giochi da tavolo. Ma il dobro del nostro cuore, odierno, odiernamente, è un modello di chitarra resofonica. Non sto a spiegare, del resto non saprei, faccio vedere in fotografia, dico che la usano ancora oggi molti famosi musicisti: Clapton, Oldfield, fra gli internazionali e i nostri Ligabue e Britti. La chitarra è stata inventata da una coppia di fratelli musicisti originari della cecoslovacchia – che oggi non esiste più, e loro oggi sarebbero solo slovacchi – più di un secolo fa, – la chitarra – ma resiste al tempo e all’usura. Prima era utile perchè suonava più forte, con un volume più alto. Oggi la usano per il timbro speciale, particolare, del suono prodotto. Dobro a voi.

Il dobermann è un cane, e questo lo sappiamo un pò tutti. Come tutti sanno i cani, in quanto razze e marche soliste, non esistono e sono un prodotto selezionato dall’uomo sin dai tempi più antichi. Un robo che si è andato perfezionando – a chi piace – nel corso dei tempi e che, nella modernità ha raggiunto vertici clamorous. Sono davvero un monello, lo ammetto. Esso canide Dob arriva poco prima del ‘900 nel ‘90 del secolo precedente. Ma a noi, come specificato all’avvio del post, ci sconfinfera nella calura agostana arzigogolare di cinema. Prima di proporre l’estratto col buio in sala mi corre l’obbligo di citare il dr. dobermann canzonico del principe De Gregori. Ma bando e salame ecco il film col Cassel Vincent e la sua allora ancora compagna di vita Monica nostra Bellucci da Città di Castello
Chiudiamo la d con i/il/um Doodle. Divenuto improvvisamente famoso grazie ai loghi intercambiabili di nostro modello digital dal motor e dalla ricerca quotidiana, detto anche google. Il doodle è letteralmente uno scarabocchio. Quelle cosette “senza o con un senso” che produciamo sovrappensiero disegnucchiando mentre facciamo altro. Un tempo corrispondevano quasi alla perfezione ai tempi di una telefonata il più delle volte lunga, anche parecchio. Chi di noi, voi o essi, non ha mai doodleato al telefono. Oggi il motore con la ricerca o della ricerca o per la ricerca, con la doppia oo, ce la propone spesso e volentieri come adattamento tematico del logo del medesimo marchio rispetto al tema del giorno. Chessò è natale e allora spuntano alberi e regali nel logo, fa caldo e si scioglie come il ghiaccio, è il ringraziamento e si tacchineggia. Segue una foto doodlica e buon proseguimenta. Bye

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