Due giorni dopo arriva il terzo, oramai dovremmo esserci sul risintonizzare gli agostani e gli agostanti alle nuove misure del pescatore e del franti nella canicola. Se così non fosse riassumo col solito link e aggiungo per i più distratti che lunedì abbiamo fatto la A, martedì la B e oggi come se non bastasse arriva la C. Come dire un agosto alfabetico al posto delle solite facezie, molte più scemezie, per non dire venezie. La C di Camion, per iniziare, un brano di Lucio Dalla che ha una storia speciale. Trattasi di canzion registrata in olofonia. Una sorta di tre d dell’ascolto. Invece dello stereo – canale destro canale sinistro e incroci e scambi – arriva con Camion l’ascolto complessivo, quello che ti mette dentro il brano, davanti, dietro, in mezzo, ovunque. I suoni arrivano e ti ci senti immerso e anche gli eventuali rumori, chiacchiere, borbotii. Mettete le cuffie chiudete gli occhi e montate sul camion
Abbiamo aperto con la foto turistica, come già accaduto questa settimana, stavolta è il tempo di Chiusdino, ridente località in provincia di Siena, – come si suole dire – che oltre a un centro storico munumental e antich assai, nasconde, nei dintorni, un pezzo unico e raro di bellezza e splendore assoluto che si chiama San Galgano, detta anche Abbazia, a cui aggiungerei la ciliegina sulla torna della spada nella roccia. Una delle, perchè se poi vi mettete a cercare sono svariate nel mondo le spade piantate – in modi fantasiosi e assai, assai – dentro massi, scogli, pietre e monti e colline. Di quà e di là.

Non so se descriverla come eroina dei fumetti, – lo è stata – eroina del west, vera, o leggenda – anche di quello ci sono tracce per non dire scritti, e pure fotografie addirittura – ma di Calamity Jane le tracce più copiose le troviamo al cinema a mio avviso. Martha Jane Canary-Burke è esistita per davvero, e la sua vita, per quanto avventurosa e ricca di episodi degni di nota, è stata molto più dura e romantica di come ci è stata raccontata nei romanzi, fumetti e film che hanno fatto seguito alla sua dipartita terrena. Il cinema l’ha raccontato tante e tante volte e le “pistole” della prima bandolera donna della storia del west, sono state indossate da dive a tutto tondo come Jean Arthur, Jane Russell, Yvonne De Carlo, Doris Day, Abby Dalton ed Ellen Barkin. Segue scena con quest’ultima in wild bill di walter hill del 1995
Quando ho elaborato l’alfabeto agostano mi è venuto parecchio da ridere con questa parola: colbacco. Indubbiamente calorico per non dire caloroso nel suo esprimersi mentre che ci si schiaccia sul capo in attesa di tempi migliori. Inutile dire di che si tratta, tanto la foto a seguire lo svela abbondantemente. Mi limiterò ad affermare che io me lo scoprì con la canzone Pugacioff – e questo connota in modo pesante la mia età – canta Dori Ghezzi, prima, parecchio prima, di diventare signora De Andrè, e ho detto tutto. Come faceva? ATTENZIONE – Squillino le trombe rullino i tamburi, partano le salve di fischi. Perchè commisi un errore clamoroso, e me ne scuso con pudore e rossore: trattavasi di Casatschok nel caso Ghezzi. Chiedo venia e rania a tutti. Chiarisco brevemente. Pugacioff, eroe lupo dei fumetti italici, apparve su Cucciolo. Casatschok era una celeberrima folk song della tradizione russa saccheggiata – o magari no chi può dirlo? – dagli italici autori per confezionare un brano da hit parade per la nostra Ghezzi di nome Dory, correva l’anno 1968.

Chiudo secco con la Commare, pure issa secca. Non sto a spiegare. Direi soltanto che trattasi di capolavoro, vero e sincero, di un Bertolucci, prima prima maniera, ma già parecchio avanti quasi nella fantascienza, per dirla scanzonata. Siamo all’esordio, nel 1962, ai tempi dell’assistenza a Pasolini, – Bertolucci faceva da assistente sul set a Pasolini – siamo a cinematografare, in rigoroso bianco e nero, un testo del vate friulano. Un’opera prima e unica nell’universo bertoluccico, che poi sterzerà secco – hihihih – verso il cinema politico e poi politico amoros intellettual, e infine lascerà che la poesia affianchi e completi all by herselfels, portando a casa il palmares che tutti conoscono e che non sarò certo io a raccontarvi. Bye
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