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Il Pescatore

San Michele aveva un gallo

Scongiuri contro i malanni della pancia e dello stomaco. A questo pare che servisse nell’antichità la filastrocca di San Michele e del gallo suo coi colori e i sapori

Sovversivi di tutto il mondo unitevi, insomma. Apperciocchè puro quel dire e non dire del santo Michele e del suo gallo a cosa avrebbe dovuto o voluto riferirsi? Ricordate le rime: 

San Michele aveva un gallo
bianco, rosso, verde e giallo
e per farlo cantar bene
gli dava latte e miele.

Ebbene essa filastrocca in realtà,  – che belle cose si scoprono seguendo le popolari tradizioni dette anche tradizioni popolari, –  serviva più che altro come scongiuro – e anche qui bisognerebbe indagare il capitolo scongiuri e affini, ma non so se lo farò io e sicuramente non ora – contro il mal di pancia. Affezione, costipazione, malanno, assai comune ora, figuriamoci un tempo. E quindi avendo pochi o punti –  per dirla toscana – rimedi a portata di mano, non si impediva, e non ci impediva, o non qualcosa così, di metter mano e poi anche bocca,  a rimedi in strofa e pure in rima, appunto scongiuri. Nel senso che speravano che recitandoli si riuscisse a scongiurare il malanno. Non fidatevi di questa spiegazione tera tera, si basa su una mia personalissima constatazione, magari le ragioni sono molto più profonde. 

Che poi in questo caso specifico il gallo e il santo sono diventati, come avete visto, un pozzo di idee, interpretazioni, arte pura e semplice, grazie alla maestria dei Fratelli Taviani, e alla recitazione della squadra di professionisti alle loro dipendenze, primo fra tutti Giulio Brogi. Sulla filastrocca taumaturgica per concludere, si potrebbe aggiungere che lo scongiuro per i deboli di pancia, soprattutto bambini, veniva attribuito al santo Michele in quanto secondo tradizione cristiana egli lui fuisse guaritore nella sua vita mortale prima di santificarsi. Pare proprio che la filastrocca originale che differisce in modo sostanziale da quella che vi abbiamo riportato sopra, – la più nota e diffusa, quella che vi abbiamo riportato – in realtà prenda spunto  da un episodio realmente accaduto al santo nella vita vera sua medesima. Trattasi del racconto di un episodio accaduto – con probabilità al Michele – nel corso di un viaggio. Rientrando in Italia dall’estero, il quasi santo, quella volta nelle vesti di  viandante, si ritrovò a chiedere asilo, nonchè riparo, ad una coppia di contadini marito e moglie. Elli agri e poi coltori  accettarono di ospitare l’ancora non santo Michele, nella propria magione, comportandosi però, in modi diversi. Da cui la strocca filante che come ammirerete tosto dice cose diverse in questa versione

San Michele che vieni dalla Francia
tavola lunga e messale bianco
piastrelle bagnate e paglia dell’aia
Il marito è dolce e la moglie è amara
Il dolore di pancia ti possa passare

Altro giro altra corsa come dicono sempre alle giostre, suvvia. Ma non divaghiamo. Per tornare E che all’opera dei Taviani anche fratelli, di cui vi ho anticipato alcuni frame per non dire trailer o anche stralcio. Il lungo e poi metraggio nasce per la tv e ivi transita nel 1972, poi però, essendo opera vera e girata a mo di film, conquista le sale nel 1975. Il film è ispirato a   un racconto di Leone Tolstoj. Nel dentro della storia filmica, anzi proprio alla iniziale, viene inserita dai registi toscani anche la fila e strocca nel suo insieme, come avrete modo di sapere con precisione e dovizia di particolari se vi concederete di vedere o rivedere integralmente lo filmo loro quanto prima. Quanto ai nostri contadini, come spiega la filastrocca di cui sopra, uno fu prodigo l’altro o altra fate voi, fu rigido/a/um e striminzito/a/um, per non dire stretto di foglia e anche di via – e voi dite la vostra anche senza la mia – da cui la morale della favola: in tavola – avrebbero detto in uno spot dei crakers – ma noi no, noi, no, noi! 


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