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Cover Stories - Temi di riflessione

1. Quell’esperienza dopo morte che cambia la vita — “Tra le Vite” Parte 1/5

**Abstract**

Quando pensiamo alla reincarnazione, immaginiamo noi stessi – con il nostro nome, i nostri ricordi, la nostra personalità – in un’altra epoca. Ma l’anima non è una persona. La persona è solo un costume temporaneo che l’anima indossa per la durata di una vita. Questo primo articolo di una serie in cinque puntate esplora una rivoluzione silenziosa nella ricerca sulla coscienza: cosa hanno scoperto pionieri come Michael Newton, Joel Whitton e Helen Wambach interrogando migliaia di persone in ipnosi profonda sulla vita tra le vite. Non si tratta di fede cieca o new age, ma di un corpus di evidenze straordinariamente coerenti che meritano attenzione critica. Perché se anche solo una frazione di ciò che emerge fosse veritiera, cambierebbe radicalmente la nostra comprensione di chi siamo – al di là delle maschere temporanee della personalità.​​​​​​​​​​​​​​​​

anima tra le vite

Abstract
Quando pensiamo alla reincarnazione, immaginiamo noi stessi – con il nostro nome, i nostri ricordi, la nostra personalità – in un’altra epoca. Ma l’anima non è una persona. La persona è solo un costume temporaneo che l’anima indossa per la durata di una vita. Questo primo articolo di una serie in cinque puntate esplora una rivoluzione silenziosa nella ricerca sulla coscienza: cosa hanno scoperto pionieri come Michael Newton, Joel Whitton e Helen Wambach interrogando migliaia di persone in ipnosi profonda sulla vita tra le vite. Non si tratta di fede cieca o new age, ma di un corpus di evidenze straordinariamente coerenti che meritano attenzione critica. Perché se anche solo una frazione di ciò che emerge fosse veritiera, cambierebbe radicalmente la nostra comprensione di chi siamo – al di là delle maschere temporanee della personalità.

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L’Anima Oltre la Persona
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Con questo primo di una serie di cinque articoli torniamo a guardare più in là della follia contemporanea e dell’anomia diffusa che ci circonda e con la quale siamo quotidianamente tempestati, per insistere a cercare dei valori superiori a quelli terreni che da soli non basterebbero a farci trovare una sola ragione per vivere. E se queste riflessioni si sente dire le fanno solo quelli che per età vedono vicina la conclusione dell’esistenza (e per questo spesso si trasformano solo in tristi bigotti, magari dopo una vita di bagordi), il mio intento è invece quello di rivolgermi ai più giovani, a quelli che vanno su Wikipedia e leggono che tutto quello che ha valore è solo una pseudoscienza cui non si deve abboccare. Se non comprendete quello che Shakespeare fa dire ad Amleto: «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia» farete fatica a non attraversare la vita come “un brutto trip”, l’incubo crepuscolare di un’esistenza immersa nella nebbia di illusioni e falsità materialiste. Proprio come accadde a Ramana Maharshi, anch’io venni tormentato dalla presenza percepibile della morte nella più precoce adolescenza e questo mi aprì le porte ad una ricerca che non si è mai interrotta fra alti e bassi. Non sono propenso ad abbracciare qualunque fantastica fantasia, ma l’indagine di vario genere e culture geografiche mi ha portato a scremare molte affinità, quando non, addirittura, nette sovrapposizioni. Il ricercatore spirituale non è obbligato a convertirsi ad un credo o ad un altro, ma solo ad ascoltare diverse voci senza rigidi preconcetti o superstizioni, fra queste alla più pericolosa è lo “scientismo”, ovvero il dare credito a quello che spaccia la cosiddetta comunità scientifica. Nella storia non c’è nessuna religione che abbia cambiato così tante volte idea facendo credere che ha sempre detto la stessa cosa, al punto da rimuovere lo studio della sua storia, della storia della scienza e della storia medica e ancora. I veri scienziati non “credono”, abitano il dubbio metodico esattamente come i veri ricercatori spirituali. Uno dei metodi che tiene i piedi in entrambe le scarpe che non sono affatto in contraddizione fra loro è quello dell’ipnosi professionale. Da qualche decennio sta avanzando la moda delle sedute di ipnosi regressiva cui faremo cenno in apertura. Molto meno indaga riguardo alla questione della metempsicosi o reincarnazione riguardo a ciò che potrebbe accadere nel periodo che intercorre fra quando chi si è davvero, quella che chiamiamo “anima”, essendo lo “spirito” il seme del divino che la abita, non abita più una determinata “persona”, il suo corpo e la sua storia nel regno del “tempo” che è il mondo, e non si incarna ancora in una nuova persona o altro essere che sia.

Nella speranza che quanto più giovani si è tanto più si studino libri come “Il destino delle anime” di Michael Newton, cerco di introdurvi a questo argomento, come dicevo, in cinque puntate che vogliono fare un po’ di chiarezza sulla questione, abbracciando diversi punti di vista compreso critiche e dubbi. Fatevi la vostra idea, ma mai troppo in fretta, mai senza avere cercato esperienze significative, di quelle che la vita mette davanti ai nostri occhi magari per una frazione di secondo mentre purtroppo loro sono accecati da qualche social o programma di messaggistica del demoniaco cellulare. Buona ricerca e buona lettura.

Tu sei il vestito dell’anima: scoperte sotto ipnosi

Quando pensiamo alla reincarnazione, la nostra mente costruisce immediatamente un’immagine familiare: io, con il mio nome, i miei ricordi, la mia personalità, che in qualche modo mi ritrovo in un’altra epoca, magari come guerriero medievale o mercante veneziano. È un’idea affascinante, ma profondamente errata. E questo errore di percezione – questa confusione tra l’anima e la persona – ha oscurato per decenni una delle più straordinarie frontiere della ricerca sulla coscienza.

Perché l’anima non è una persona. La persona è un costrutto temporaneo, un costume che l’anima indossa per la durata di una singola esistenza terrena. Quando moriamo, la persona che siamo – con il suo ego, le sue paure, le sue ambizioni – si dissolve come nebbia al sole. Ciò che persiste è qualcosa di molto più vasto e complesso.

La Distinzione Cruciale

Questa distinzione fondamentale è il punto di partenza per comprendere ciò che un gruppo pioneristico di ricercatori ha scoperto negli ultimi quarant’anni: non solo cosa accade dopo la morte e prima della nascita, ma soprattutto cosa sia veramente l’anima quando non è vincolata alla densità della materia, quando può finalmente mostrarsi per quello che è.

Immaginate di svegliarvi da un sogno particolarmente vivido. Per qualche istante, i contorni del sogno sembrano ancora più reali della stanza in cui vi trovate. Poi, gradualmente, ricordate chi siete veramente, dove siete, cosa stavate facendo prima di addormentarvi. Secondo i resoconti raccolti attraverso l’ipnosi regressiva profonda, qualcosa di simile accade quando l’anima lascia il corpo fisico: un risveglio progressivo alla propria natura più ampia, alla propria vera identità.

Un Campo di Indagine Rivoluzionario

Mentre l’ipnosi regressiva alle vite passate ha catturato l’immaginazione popolare – con tutte le sue storie drammatiche di gladiatori romani e regine egizie – un gruppo più ristretto di ricercatori ha fatto qualcosa di molto più audace. Hanno chiesto ai loro pazienti, mentre erano in trance profonda, di andare oltre il momento della morte in una vita passata. Di descrivere cosa succedeva dopo.

I risultati furono sbalorditivi. Non solo perché le persone sembravano capaci di accedere a questi ricordi, ma perché i loro resoconti mostravano una coerenza straordinaria. Persone che non si conoscevano tra loro, provenienti da background culturali e religiosi diversi, spesso senza alcuna conoscenza preliminare dell’argomento, descrivevano esperienze notevolmente simili. Raccontavano di un mondo non-fisico strutturato, organizzato, pieno di scopo e significato.

I Pionieri della Ricerca

Michael Newton
Michael Newton

Tra i primi a esplorare sistematicamente questo territorio furono:

• Michael Newton, psicologo e ipnoterapeuta californiano, che negli anni ’90 pubblicò Journey of Souls, basato su migliaia di sessioni con clienti in trance profonda

• Joel Whitton, psichiatra canadese che già nel 1986 pubblicò Life Between Life, aprendo la strada alla ricerca sul bardo – lo stato intermedio tra le incarnazioni

• Helen Wambach, psicologa che adottò un approccio statistico rigoroso, raccogliendo dati da 750 persone in regressioni di gruppo

• Dolores Cannon, ipnoterapeuta che per oltre quarant’anni raccolse informazioni dettagliate sull’esperienza della morte e sull’aldilà

A questi ricercatori si affiancano i contributi di medium e canalizzatori come Jane Roberts (il materiale di Seth) e Pat Rodegast (Emmanuel), che offrono prospettive complementari attraverso metodologie diverse.

Perché Questa Ricerca È Rivoluzionaria

Ciò che rende questa linea di indagine veramente rivoluzionaria non sono le sue implicazioni teologiche o metafisiche – per quanto affascinanti. È che essa mette in discussione le nostre assunzioni più profonde sull’identità personale.

Viviamo in una cultura che identifica completamente l’anima con l’ego. Quando diciamo ‘io’, intendiamo questo insieme di ricordi, preferenze, paure e desideri che costituiscono la nostra personalità. L’idea di sopravvivere alla morte è confortante principalmente perché pensiamo di continuare a esistere così come siamo. Ma le testimonianze raccolte attraverso l’ipnosi regressiva alla vita tra le vite suggeriscono qualcosa di molto diverso e, paradossalmente, di molto più interessante.

Suggeriscono che l’anima è una continuità di coscienza che attraversa molte personalità senza identificarsi completamente con nessuna di esse. Che ogni vita terrena è come un ruolo teatrale – profondamente sentito mentre lo si interpreta, ma riconosciuto come parziale e temporaneo una volta che il sipario cala. Che la nostra vera identità è qualcosa di più ampio, più antico, più saggio della persona che vediamo riflessa nello specchio ogni mattina.

“Quando moriamo, la persona che siamo non scompare nel nulla, ma nemmeno continua immutata. Si integra in una identità più vasta, come una goccia che torna all’oceano senza perdere completamente la sua individualità, ma riconoscendosi parte di qualcosa di infinitamente più grande.”

Questa prospettiva ha profonde implicazioni pratiche. Se comprendiamo che ciò che sperimentiamo in questa vita è solo una frazione della nostra esistenza totale, molti dei nostri drammi personali acquisiscono una luce diversa. Non si tratta di minimizzare il dolore o le sfide della vita umana, ma di vederle in un contesto più ampio. Di riconoscere che stiamo partecipando a un percorso di apprendimento molto più esteso di quanto la nostra memoria cosciente possa abbracciare.

La Struttura di Questa Esplorazione

Nei prossimi articoli esploreremo in dettaglio cosa hanno scoperto questi ricercatori. Esamineremo:

• Le metodologie utilizzate da Newton, Whitton, Wambach e Cannon, e come sono arrivati alle loro conclusioni

• I contributi dei canalizzatori come Seth ed Emmanuel, e come si confrontano con i dati dell’ipnosi regressiva

• I temi ricorrenti che emergono da tutte queste fonti: i gruppi d’anime, le guide spirituali, i consigli di anziani, la revisione della vita, la pianificazione della prossima incarnazione

• Le differenze significative tra le varie descrizioni e cosa queste divergenze possono insegnarci

• Le implicazioni di tutto questo per la nostra comprensione dell’identità, della coscienza e del significato della vita umana

Questo non è un viaggio verso la fede cieca o il dogmatismo new age. È un’esplorazione seria di un corpus di evidenze che, per quanto non convenzionali, meritano di essere esaminate con mente aperta e spirito critico. Perché se anche solo una frazione di ciò che emerge da queste ricerche fosse veritiera, le implicazioni sarebbero rivoluzionarie.

Non si tratta solo di sapere cosa ci aspetta dopo la morte. Si tratta di capire chi siamo adesso, al di là delle maschere temporanee della personalità. Di riconnetterci con quella parte di noi che sa, che ricorda, che sceglie. Di scoprire che l’anima non è qualcosa che possediamo, ma qualcosa che siamo – qualcosa di molto più vasto e meraviglioso di quanto la nostra identità ordinaria possa concepire.

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Ennio Martignago