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Il Pescatore

Posteggi

Il dilemma del posteggiatore è uno dei miti del presente, vera cartina al tornasole della nostra quotidianità, specchietto per le lodole in brodolo di giuggiole e salmì, qui e non lì

E dopo angeli e demoni, sussurri e grida, mi spieghi a cosa serve adesso parlare di posteggi? Te lo spiego, se mi dai un attimo. Intanto ti prego di spostare la macchina che lì in doppia fila non va bene, guarda c’è già un autobus incastrato che non passa. 
N.b. per i sintonizzati or ora, l’intro potrebbe sembrare fuori posto, soprattutto poi se faceste riferimento ai post precedenti a questo e non aveste trovato alcun riferimento a quanto citato nell’introduzione. Ebbene avete ragione. I post citati sopra arriveranno dopo. Che ci posso fare, delle volte capita di cambiare l’ordine. Ma come sapete nelle operazioni, soprattutto quelle col “per-X-per” il risultato non cambia. Grazie per la pazienza. Proseguiamo. 
Il dilemma del posteggiatore, come tutti ben sapete, è un groviglio tecnico matematico che alligna, per non dire affonda, per non dire risiede, ma senza appartenere, nella o alla notte dei tempi. Se andate sulla vostra ai preferita e inserite le paroline magiche vedrete un bel pò di effetti speciali prima di arrivare al fondo del campo di atterraggio e riuscire a venirne a capo. 

La parte divertente quando si ha a che fare con le ai gen dette llm e altri vezzeggiativi del caso non è quanto ti aiutano e quanto puoi farci affidamento, ma quanto si “prostituiscono” in ogni modo possibile per accontentarti. Fateci caso. Ogni domanda che voi fate loro, trova sempre soluzione. Sempre. Categoricamente. Io ho giocato in apertura di questo post con il vero dilemma antiquo e presente  che si chiama Il dilemma del prigioniero definendolo dilemma del posteggiatore, ebbene sentite e leggete npò che s’è inventata la mia, meglio, il mio llm di riferimento detta anche confidenzialmente aigennnara

È la classica situazione in cui due agenti (es. automobilisti) devono decidere se pagare o meno un posteggiatore abusivo. Se nessuno paga, il posteggiatore potrebbe non agire; se uno paga, il posteggiatore potrebbe proteggere l’auto, ma il singolo paga un costo. È un caso in cui l’interesse personale si scontra con il benessere collettivo, portando spesso a un “equilibrio di Nash” non ottimale.

Allora mi capite bene, non servono altri esempi. Se il nostro futuro, e anche larga parte del presente, poggia su codeste basi, la casa crolla, non ci sono alternative. In ogni caso bisogna capire chi sarebbe sto Nash – a parte quello che ci ha appena suonato una bella canzone assieme a Crosby e Still –  cui la nostra aigennara fa riferimento, mica siamo tutti imparati e io men che meno. Dimme mpò de sto nash dimme dimme

In teoria dei giochi si definisce equilibrio di Nash un profilo di strategie (una per ciascun giocatore) rispetto al quale nessun giocatore ha interesse a essere l’unico a cambiare. 

Tipo stallo, o qualcosa del genere, se nessuno ha interesse a cambiare nessuno cambia e tutti muoiono o tutti vincono. Muoiono ci sta, direbbe i mi nonno, vincono e un credo, sempre lo stesso nonno, in toscano. Ma chi sono io per contrastare il buon Nash che di lavoro non faceva il canta o conta storie come qui io me, ma il matematico, diciamocelo, chi sono io? Dunque cosa ci siamo detti fin qui – a parte le solite stupidaggini – che nella teoria dei giochi – quella andatevela a guardare da soli please – i posteggiatori anche se non sono prigionieri possono esercitare una qualche funzione, solo se lo status quo si spezza, ma questo può portare a conseguenze, e esse conseguenze non sempre sono positive. Anzi. Del resto se Nash vince, allora tutti stanno fermi e, forse, alcuni direbbero probabilmente, nessuno vince, o tutti perdono. Fate un pò – con l’apostrofo non con l’accento – Voi. Allora mi dico, ma una guerra, ad esempio l’ultima di parrucchino, – che oggi, quando leggerete questo scritto, speriamo sia già finita, per la mancata sincronia scritto e visto – a chi serve? Posteggiatori ne vediamo? E gente che paga gli abusivi ne abbiamo? Boh. A vederla con Nash mi sembra che di perdenti ce ne siano in abbondanza. Tutti forse?

Ma non era di questo che volevo parlarvi, non che avessi qualcosa da dire, certamente le mie riflessioni a voce alta e scrittura estesa, non avevano l’ambizione di occuparsi di argomenti così alti. Posteggiare al giorno d’oggi è un lavoro, vedasi l’enigma del prigioniero posteggiatore di cui sopra, e l’abusivismo lavorativo, per non dire professionale, prospera e si moltiplica qui e pure là. Poi succede che con l’epidemia, anzi scusate, con la pandemia, la richiesta di parcheggi sia crollata a zero, o poco meno di zero, per ovvi motivi. Subito dopo, però, tale richiesta, si è, nuovamente, impennata, anzi moltiplicata, a mille e molto più di mille. Proliferata , direbbero i saggi, quindi non qui. Parimenti, questo è un fatto. Nel covid abbiamo imparato tutti, improvvisamente, a comprare online, a distanza, in remoto, seduti o sdraiati, in poltrona o dal letto, comodi, in una parola. Tale comodità si è tradotta allora in una possibilità di proseguire nei nostri consumi – meno male direbbero i capitalisti all’ascolto – in santa pace, sebbene chiusi rigorosamente in appartamenti e case di clausura, all’uopo parate. Poi però – eh già – che è successo? E’ successo che la compera globale impigiamati si è trasformata in una modalità acclarata di far acquisti. Sempiterna. La clausura forzata ci aveva del tutto resi uguali in qualcosa. Che bello, ma anche no, forse, boh. Tutti online a comprar. E poi ad aspettar il furgoncin o furgoncion con il consegnator cortese. 

black friday

E qui scatta il dilemma del posteggiator, più o meno rassegnato. Lo possiamo riassumere in una formula matematica semplice. Quanti posti in più e stabilmente presenti d’ora in poi – fissi e non precari – servono in una città – che già non ne aveva mai abbastanza prima della pandemia – per tutti questi furgoni che ogni giorno vanno e vengono nelle nostre strade, e che prima non c’erano se non saltuariamente? L’enigma del posteggiatore o dilemma o trottalemma,  se vi fa più piacere e siete fan di Cocco Bill, è uno dei grandi quesiti della storia moderna. Potremo continuare a comprare in modalità sdraiata, senza preoccuparci di rispettare tutto il lavoro che il nostro sdraiamento provoca nel mondo rotondo, facendo guadagnare patrimoni fantaliliardari ai soliti quattro imprenditori illuminati – satira feroce per chi non se ne fosse accorto – siliconati? O ci sveglieremo un bel dì e ci accorgeremo che stiamo sfruttando milioni di lavoratori nel solito mondo rotondo come fossimo i peggiori schiavisti delle peggiori piantagioni del peggior  profondo sud dei peggiori stati e pure uniti? Me lo domando, ma badate bene, mica lo dico. Bye


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