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Il Pescatore

Pazza

Perchè quando si dice pazza non si pensa mai ad una situazione folle, almeno io non la penso, e voi? In ogni caso ecco una prima declinazione del termine nel cinema, a teatro e nella musica

Non fate così, potrebbe sembrare strano, ma in realtà questa è la settimana della declinazione. Non chiedetemi cosa voglia dire. Rimanete sintonizzati e vedrete. Diciamo che partendo da Pizza, arriviamo per ora a Pazza e ci vediamo subito un film. Ma non un film qualunque, un film con Barbra Streisand, mica luppoli per lanterne. Buio in sala please. 

“No beh c’è qualcuno in quest’aula di cui lei si fidi pienamente
Lei sta indicando l’agente Harrison, l’agente Harrison è l’unica persona in quest’aula di cui lei si fida 
non può farmi del male
lei sì,  il giudice Sì, Morrison Sì,  mia madre Sì, 
io non mi fido della gente che può farmi del male 
lei ritiene che sua madre voglia farle del male?
non è che lei voglia
Però lei non crede che sua madre voglia aiutarla 
sì che vuole aiutarmi, qui tutti vogliono aiutarmi tutti tranne Harry 
Harry non gliene frega un cazzo
lei non crede che sua madre le voglia bene?
Oh Dio Certo che mi vuole bene ve l’ha detto lei non l’avete sentito
quello l’ha stenografato lei viene qui e le chiede lei ama sua figlia e lei risponde 
Sì io amo mia figlia 
e crede di aver chiesto qualche cosa di serio”

La pazza Streisand, prostituta nel film,  che rischia 25 anni di carcere per un’accusa di omicidio, è, ovviamente – e sottolineo, e ragguaglio e pure sancisco – la più sana della ciurma. Gran film quello del 1987 di Martin Ritt, con un cast memorabile e una cant’attrice superba. In quegli anni, la Barbra, essa, inanella una sequenza di pellicole, una meglio dell’altra, su temi, alcuni magari non esattamente nelle corde del sottoscritto, – e chissene, dove lo metti! In particolare con Yentl e  Il principe delle maree, passa anche dietro alla macchina da presa, realizzando pellicole di grande spessore e successo. Del resto nu poco pazzariella, la nostra, già lo era stata in un’altro film cult dei ‘70 del novecento con Ryan O’Neal – mr. Love Story, mica noccioline industriali – che si intitolava Ma che sei tutta matta? 

Pazza, una parola utile, e non scontata, in effetti non ne trovate in offerta, anche se c’è stato un lungo periodo in cui veniva regalata a destra e a manca, soprattutto nella sua declinazione femminilica, del resto noi ometti abbiamo soprattutto paura delle nostre colleghe sul pianeta, è inutile negarlo. E invece faremmo un goal fantastico se nel fidarci di loro una volta per tutte, consegnassimo sempre a loro, – e finalmente –  le chiavi del pianeta. Ci pensate a un mondo senza testosterone al comando, ma solo buon senso? Tornando alle pazze famose dentro la cultura in ogni tempo e latitudine, gradirei introdurre al momento esatto in cui siamo, proprio ora, ne un attimo dopo ne un attimo prima, un testo teatrale: La pazza di Chaillot. 

Opera satirica, finemente cesellata, che narra  le peripezie della Contessa – presunta pazza, ma invero, parecchio più sana di tanti altri – eccentrica abitante del quartiere parigino di Chaillot che, sostenuta dal “popolino” del suo quartiere prova a contrastare un complotto – davvero scemo, permettetemi – ordito per avviare una trivellazione nel quartiere parigino alla ricerca del petrolio. Vogliate gradire un mazzo di risate. Anno 1943, Jean Giraudoux, critica il potere economico,  celebra i semplici e attacca il potere dei soldi: trionfa la fantasia sulla realtà materialista. Che faccio lascio signò? Lascia lascia e raddoppia pure. Che tradotto, se serve, vorrebbe dire: dove sono andati a finire i Giraudoux? Ce ne sarebbe un gran bisogno puro today, non trovate? 

E non crederete mica che la musica non abbia i suoi svariati e più che valevoli esempi di pazza? Dalla Pazza di me, recente sanremata di Loredana Bertè, alla ancora e recente Pazza musica del Mengoni Marco assieme alla Elodie, e poi in anni lontani, siamo nei ruggenti ‘70,  la Pazza idea di Patty e Pravo, ma quella che preferisco in assoluto fra le pazze e le idee del mondo delle mattane al femminile è certamente quella di Vasco

Jenny non può più restare
portatela via
rovina il morale alla gente

Jenny sta bene
è lontana… La curano
forse potrà anche guarire un giorno

Jenny è pazza
c’è chi dice anche questo

E non dico altro. Vasco è Vasco, e non solo perchè, ma soprattutto per i suoi trascorsi degli inizi. Come non sottolineare la laurea in pedagogia, la sua quasi carriera da insegnante, i suoi debutti da DeeJay a Punto Radio, nel quel di Zocca di Modena, e nelle discoteche col nome Picchio, ma non saprete mai il colore da me, neanche sotto tortura. Siete pronti perchè passo, passo, siamo arrivati all’apoteosi – solo parziale, anche in questo caso, la parola e i suoi effetti non si consumano ne si concludono con un solo post, ma il primo botto, reggetevi, c’è e ce lo giochiamo adesso, vero asso piglia tutto. Avete presente Aldo Busi?

Lo scrittore, intrattenitore, conduttore, opinionista, nel 1990 – in realtà il tutto nasceva per l’edizione di Sanremo del 1989 ma non andò in porto – dà alle stampe, non un libro ma un disco. E come non parlarne a queste latitudini visto che si intitolava Pazza. Trattasi di pratica davvero originale e non riprodotta ne molto commercializzata e diffusa, quindi forse anche rara da trovare. L’operazione musicale busiana si è concretizzata in libreria e con una musicassetta – chi era costei? fatevelo spiegare dai vostri genitori, cari gen z all’ascolto – riprodotta anche su cd, e uscita a corredo di un libercolo con i testi delle canzoni di tale cassetta, alcune fotografie e due brevi racconti del medesimo autore emiliano anzichenò.  Nove canzoni cantate dall’improbabile chanteur, peraltro intonato, nello stile tipico busiano: scanzonato, intellettuale e – ovviamente – trasgressivo qb. Del resto dall’autore di Vita standard di un venditore provvisorio di collant cos’altro potevamo aspettarci. Vero Godot?


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