Oggi scrivo su un argomento per me molto intimo e personale visto che mi coinvolge in prima persona, che è quello del rapporto con i nipoti.
Se guardo indietro e mi rivedo come genitore, mentirei dicendo che non mi riconosco più: mi riconosco eccome, almeno nei principi fondamentali educativi, ma il mondo che osservo ora intorno a me porta gli occhiali dell’esperienza, della calma rispetto alla frenesia legata al lavoro e della saggezza: tutto ciò mitiga e smussa l’approccio con la vita e ti permette di interpretare l’esistenza in modo diverso.
Il mondo che dunque creiamo in base ai principi elencati prima, ha una oggettività diversa, in ossequio alla visione, discutibile ma innegabile, della filosofia del costruttivismo.
Secondo i neurofisiologi ciò va’ di pari passo ai cambiamenti strutturali che il cervello umano subisce invecchiando: i giovani in generale (dovrei dire gli adolescenti ma in certi adulti non si riesce a comprendere il livello di maturità) presentano una corteccia prefrontale non completamente sviluppata; tale porzione encefalica gestisce la pianificazione, il pensiero critico ed il controllo degli impulsi e delle emozioni che emergono dal sistema limbico.
In pratica la prudenza e la saggezza avrebbero anche una componente anatomica.
Come genitori, oltre naturalmente ad essere fondamentali per i bimbi per lo sviluppo di efficaci rapporti con gli altri, senso di adattamento, resilienza e sicurezza verso la società, tendiamo spesso a vedere in loro dei piccoli adulti; ma ci dimentichiamo talvolta di rispettare i loro tempi riempiendoli di attività, senso di competizione spinto all’eccesso, o di regole. Si pensi a quanti iscrivono i bambini alle scuole di calcio ed allo spettacolo, spesse volte becero, che alcuni genitori offrono la domenica quando ci sono le partite dei piccoli; oppure, magari per cancellare personali fallimenti, li vediamo tutti campioni di qualche sport o stelle dell’étoile di Parigi.
I nonni, pur senza essere invadenti (almeno nel mio caso) entrano nella cornice di regole in punta di piedi portando complicità e quel pizzico di trasgressione, sicurezza, consolazione, protezione che dà il tempo ai bambini di adattare il proprio sviluppo. Dunque spesso i nonni diventano, attraverso la calma, la saggezza, l’astensione del giudizio ed il buon senso, il rifugio ideale nelle difficoltà: essi dunque incarnano il ruolo di educatore di complemento essenziale e, mi si permetta, di counsellor e talvolta di mentore.
Essi poi possono rappresentare la memoria storica della famiglia raccontando un mondo passato da cui trarre esperienze ed insegnamenti che, declinati al presente, possono contribuire alla formazione dei futuri uomini e donne, potendosi permettere di consolare i bambini sostenendo, a ragion veduta, che anche i “grandi” essendo stati piccoli, hanno commesso errori, magari gli stessi da cui hanno imparato…
Grazie a questa sorta di scambio culturale, se così può essere definito, si crea un legame che diviene sempre più unico e intenso con lo scorrere del tempo, offrendo a entrambe le parti la possibilità di apprendere nuove nozioni che possono essere sfruttate nella vita di tutti i giorni, foss’anche l’apprendimento di quelle piccole manualità che possono essere utili: uno dei massimi divertimenti soprattutto nei piccoli maschietti sta nell’imitare il nonno a “riparare” la qualunque imparando a destreggiarsi fra gli attrezzi del fai da te. Tutto ciò senza tener conto del notevole supporto materiale che essi possono offrire nell’alleviare la frenesia e l’ansia genitoriale che si insinua fra altri mille impegni, quindi: “nonno preparali, portali a scuola, valli a prendere, prepara il pranzo, aiutali nei compiti, portali alle attività extra-scolastiche…”.
Ma tale rapporto è solo one way?
Certo che no.
C’è infatti uno scambio reciproco di cure e benefici; in particolare offre a noi meno giovani dei beni preziosi: sentirsi utili, mantenere attivo il pensiero e lo “strabismo divergente” intellettuale, cioè l’obbligo di rimanere aggiornati e radicati nel presente mantenendo contemporaneamente lo sguardo sul passato; senza dimenticare i doni più preziosi: il tempo, lento e di qualità, e la speranza di un futuro migliore con il passaggio del testimone.
E poi, scendendo ancora più a fondo nell’intimità del proprio animo, nell’abbraccio che ti fa un bambino, nel suo bacio, nel cercarti, nello stare sulle tue ginocchia giocando insieme o mentre ascolta una favola che gli leggi, ecco che rivivi sulla tua pelle emozioni che credevi perdute, passate con i figli, magari mai apprezzate fino in fondo o trascorse troppo in fretta, la brevità della vita di un cerino acceso.
Sono dunque un nonno e mi sento un privilegiato rispetto a coloro che non hanno ricevuto questo dono: l’amore incondizionato che puoi permetterti di dare ma anche di ricevere.
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