Hippy a ye, hippy ahi ya iii, il vecchio bill non mente mai.
Checchè se ne dica, checchè se ne pensi – sono queste le piccole soddisfazioni della vita – natale fa rima con cinema. Natale – ora l’ho scritto anche in maiuscolo per parità di genere e numero – al cinema direbbero, o avrebbero detto i Vanzina bros, o direbbe, o vorrebbe dire, Mr. proprietar- io del napoli calcio, ma forse non lo farà, chissà. Esse persone come alcuni di voi sapranno sono stati, o forse sono ancora, chi può dirlo, i titolari dei cinepanettoni, rara forma di pellicole cinematografiche con canditi e uvetta, distribuiti solo nei giorni delle feste natalizie in tutti i cinema del belpaese, anche in molte sale che vengono aperte solo a natale e solo per proiettare tali panettoni di pellicola – ora digitali – e poi richiuse. Anche con lucchetti e catene, pesanti, talvolta. Ebbene vi porgo una notizia, con grazia e gentilezza, che forse vi troverà interdetti, o forse non vi troverà proprio. Ci sono alcuni film, molti dei quali davvero famosi, che si svolgono a Natale, e che non sono mai stati cinepanettoni. Tantomeno film di natale.
Lo so, lo so, lo sgomento che vi ha colto è forte, oserei dire inopinato e tragico, per non dire di peggio. Ma credetemi, c’è di peggio. La lista è lunga, variegata e pure, variopinta. Si inizia con un grande classico, nel titolo originale Die Hard, – che da qui diventa una sorta di franchising cinematografico – Trappola di cristallo, all’italiana – solita farneticazione interna, chissà perchè i nostri titoli sono tutti sbagliati – ne hanno fatti 5 forse 6, alcune fonti parlano di sette, dal 1988 al 2013. Chissà. Solo Febo Conti potrebbe dircelo.
(N.b. la scena è dedicata al natale, lo avete visto anche voi, ma è estratta dal numero tre del ciclo che non è ambientato nel periodo natalizio ndr)
Ebbene, tornando al natale e al ciclo die hard, l’incipit del primo di essi, non lascia scampo, e nemmeno cocktail di – battuta – Bruce – John McClane – poliziott, Willis, arriva a Los Angeles da New York, per passare le vacanze di natale con la moglie Holly e i figli. Ma le cose non vanno proprio nel verso giusto…E che dire del secondo film del ciclo. Die Harder, 58 minuti per morire, dove ritroviamo il nostro poliziotto Willis alla vigilia di natale all’aeroporto di Washington che attende il solito volo che, invece di portare lui da qualche parte, porta la moglie Holly a casa per le feste. Quando un gruppo di terro- e pure- risti, occupa lo scalo in cerca di guai, grossi guai. Per nostra e vostra fortuna, e per loro sfortuna, fra gli aerei e i cattivoni si interpone il nostro policeman, e sono botte di natale. La citazione finale non è un caso. Trattasi di un altro film ambientato a natale ma tutt’altro che legato al periodo specifico con esso titolo fa bella mostra di sè nel finale del periodo precedente di questo stesso post. Segue locandina, a vostro uso e consumo, stop.

Ma rimaniamo nel genere action, caliamoci in panni più noir, mettiamo in testa lo stetson d’occasione, o qualunque cappello vi ispiri per trasmutarvi in investigatore privato, o g-man, o boh, e ritorniamo a Los Angeles ma facendo un salto indietro di alcune decine di anni. Dovremmo essere nei ruggenti ‘50, del secolo scorso, in particolare nel 1951. Il film è L.A. Confidential e ripercorre avvenimenti realmente accaduti in quell’anno e ribattezzati dalla stampa del tempo come: natale di sangue. Il pestaggio da parte di solerti funzionari del dipartimento di polizia della città degli angeli di 7 cittadini proprio il 25 dicembre di quell’anno. Si indaga per capire, fra violenze, belle donne, corrotti e corruttori, e burocrazia, – anche nonna e bisnonna, – cosa sia realmente accaduto, e ci scappano morti, parecchi morti, e pure ammazzati. Scrive Ellroy, James Ellroy e dirige Curtis Hanson. Protagonisti: un relativamente poco conosciuto Russell Crowe e una già famosissima Kim Basinger, oscarata come non protagonista per esso film, mica bambinaie zoppe.
Ma da molti anni, forse qualcuno di voi sa anche da quanti con precisione, le natalinee televisive sono sommerse dal medesimo film, anno dopo, anno, dopo, anno. Un film che fa natale senza natale ma che ha puro, un babbo natale tutto speciale.

E se ci scappa la rima non ti crucciare, in fondo chi può dirlo quando verrà o andrà quel periodo dell’anno bestiale che in tanti chiamano (natale) così. Il film è Una poltrona per due e come mostra chiaramente la foto in nostro possesso racconta un natale, magari non esattamente come ce lo aspettavamo, ma con grazia e humor, forse nero, ma suvvia non vi crucciate in fondo – l’avevo già detto? – è natale.
Murphy, Aykroyd, Curtis nella loro forma migliore e con amici e comprimari degni di un capolavoro in technicolor, del resto dirige Landis che di nome fa John. E pensare che nell’idea primigenia – detto e confermo – i nostri eroi dovevano essere Gene Wilder, quello che da giovane e in bianco e nero assomigliava a Mike Bongiorno – giuro – e Richard Pryor, li ricordete in coppia, nel bel mezzo di altrettanti esilaranti film di successo. Non parlarmi non ti sento. E commilitoni. Ho letto su wikipedia, non sul bugiardino di una medicina, che questo film divenuto nel tempo una sorta di consuetudine natalizia televisiva, continua a raccogliere considerevoli ascolti, talvolta anche superiori alla contemporanea liturgia natalizia. L’ho letto lì, non scomunicatemi per favore. Ambasciator non porta ma riporta e basta.
Ma la strenna natalizia cinematografica non passa solo da hollywood – minuscolo rigorosamente – apperciocchè, (godo), la conclusione del post ci porta verso i patri lidi, prima contornati di tradizioni folkloriche o folkloristiche o folk e country, del tutto italiche anche se antichissime, addirittura ataviche. A dircelo è un film che ha un titolo che sembra più il nome di un cerale o di un’università privata di gran moda, ma che invece è un horror, di natale, ma sempre horror. Fra brividi di freddo e di paura, mascheroni e campanacci ecco a voi Krampus, che per i meno distratti è andato in onda su qualche canale tv proprio in queste ultime ore ma che dico giorni, anzi proprio ieri o al più tardi. Il Krampus, è un demone alpino, quindi porta scarponi chiodati e picozza d’ordinanza, e, secondo leggende e leggenda, accompagna, nel periodo natalizio, l’arrivo di santa Klaus, che da noi si chiama Nicola o meglio Niccolò. Non chiedete, così non rimarrete delusi, fidatevi e basta. Oppure cambiate canale. Leggenda, – ancora lei – vuole che se in famiglia, anche se è natale, ci sono screzi e persone arrabbiate per motivi vari, quello più ncazztt, funge da polo attrattore per il Krampus. E poi sono guai, grossi guai.
Succede per fortuna che esista pure un natale profano e profanatore al punto da trasformarsi in una partita a carte. Una lunga e reiterata sfida a poker, con bluff, buii, e bancarotte d’occasione. Una sorta di festival del baro e del pollo. Una commedia amara e a tratti anche divertente ma senza mai perdere il retrogusto drammatico, cinico e baro – come si conviene ad un film su una o più partite a carte – in cui è coinvolto pure il natale. Succede nei dintorni del 1986, e con la complicità di Pupi Avati, in stato di grazia, e di una banda di attori, molti dei quali da sempre avviluppati nell’estro filmico del regista bolognese, con il debutto, serio, e con il botto, di Diego Abatantuono. A proposito il film si intitola Regalo di natale, ma, per l’appunto, col natale, a parte il periodo in cui si svolge, oggi proprio, ovvero la vigilia, non ha nulla a che fare. Un drammone, sull’amicizia e sull’amore, o forse su……………….(compilare a piacere). E pensare che la parte del Diegone nostro era stata offerta in prima scelta a Lino Banfi. Mah. Il mondo è bello perchè è vario. Anche nella notte di natale. Figuriamoci tutte le altre.
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