Fanesitudine. Sostantivo femminile che indica una propensione all’essere o al volere essere di Fano o giù di lì. Scherziamo, ma una meravigliosa modalità per comprendere tale aggettivo o sostantivo, di certo non verbo, – anche se – sta lì, proprio lì: nella nostra protagonista, odierna. Senza lasciarsi andare a facili e del tutto incomprensibili battute maschiliste anzichenò, sgomberiamo il piazzale per facilitare il parcheggio e stabiliamo che, tale Moretta, ancorchè di Fano, è pure un liquore. Meglio una preparazione liquorosa per correggere. Meglio un sistema fanese di correzione del caffè, meglio, una riscrittura marchigiana del medesimo, meglio, una locale trasformazione, quasi radicale, della nera calda bevanda espressa anzichenò. Ma andiamo con ordine. Chi sia stato non è dato, ma voi intanto segnatevi questo nome: Giuseppe Armanni e anche un anno: 1892. Poi vi spiego. Intanto vogliate gradire questo piacevole intermezzo.
Perchè come avete avuto modo di vedere, Moretta a Fano non vuol dire solo liquore o qualunque cosa vogliate intendere per… Insomma il signor Armanni professionista stimato del caffè e dei liquori arriva a Fano dal nord, apre un rinomato locale nel centro cittadino e nel giro di pochi anni, si ritrova a promuovere e quindi vendere, e quindi prima probabilmente, forse, pure, inventare – ci chiediamo – questa Moretta.

Leggenda vuole che proprio sulla locandina pubblicitaria del locale faccia bella mostra di sè nei primi anni del ‘900 la Moretta, che nella specifica locandina pare fosse proprio una bella signorina mora, fors’anche di carnagione, che reclamizzava un particolare Rhum in vendita nell’esercizio fanese, per non dire, fanesco. C’era pure indicato il prezzo in tale locandina – che purtroppo al momento non abbiamo sotto mano, neanche sopra, in verità. Per pudore e anche rispetto nei confronti di tutti e tutte, taciamo sulla cifra in questione e tiramm innanz. In realtà sempre seguendo detti, proverbi, leggende, storie e sussurri, pare che la pubblicità fosse solo per una specifica marca di rhum e che la Moretta – quella fanese doc – sia stata inventata qualche anno dopo, non tanto, ma alcuni – diciamo dopo il ‘10 del ‘900 – dal nuovo gerente detto anche gestore del medesimo caffè del centro.

Sussurri e grida vorrebbero che alla base della mistura liquorica che sostiene e compone la Moretta fanese – il correttore di caffè doc – ci siano esigenze di lavoratori al freddo – spazzini, pescatori, operai, scaricatori e caricatori del porto, gente distratta e di passaggio – necessitanti di un “potenziamento” liquorico o liquoristico, alla bisogna, senza esagerare per riscaldare le budella assieme al caldo nero e bollente caffè. Altri mormorii vorrebbero casalinghe ingegnose all’origine del mito, oppure ancora baristi micragnosi che correggevano liquoricamente i loro caffè fatti di fondi.
Insomma fra leggende e storie vere, fra racconti popolari e testimonianze orali e scritte, questo particolare liquore – lo chiamo così per semplificare ma trattasi, come ho già detto, di unico e particolare oggetto e soggetto – venne elaborato e messo in circolazione chissà da chi e chissà quando e soprattutto chissà dove ma certamente a Fano, dove è rimasto e prospera felice.

Dentro la bottiglia della Moretta di Fano stanno alcuni specifici ingredienti: rhum, anice, cognac (anche brandy al posto del cognac). Tale miscela di liquori contenuta appunto nelle bottiglie di Moretta da allora e ancora in vendita a Fano e dintorni, – oggigiorno c’è l’online, – serve a preparare la “vera” Moretta.
Riepilogo per i più distratti. La bottiglia del mix di liquori si chiama Moretta di Fano, ma, la Moretta di Fano è di più. Dicesi Moretta di Fano una preparazione a base di caffè espresso o di moka non importa, liquori già miscelati in apposita bottiglia in vendita, oppure liquori singoli in dosi da precisare e aggiunti singolarmente alla bisogna nel bicchierino – attenzione rigorosamente piccolo da caffè ma in vetro – assieme al caffè, una scorza di limone e un poco di zucchero. Tutto questo insieme di cose da origine alla Moretta di Fano. Questa particolare preparazione di caffè corretto o meglio, di bevanda calda corroborante a base di caffè e liquori.

Sono certo di non essermi spiegato. Ma sono anche sicuro di avervi incuriosito. Poi fate voi ricerche e soprattutto Morette, da bere. O magari andate a respirare il mare e a provare questa particolare preparazione alcolica.
Non mi resta che aggiungere il rito. Le gesta quasi magiche che portano alla preparazione di codesta bevanda: scaldare la miscela di liquori – preesistente in unica bottiglia, o fatta di fresco lì per lì avendo a disposizione i tre liquori necessari (anice, rhum e brandy o cognac) – nel bicchierino di vetro da caffè dove già sono lo zucchero e la scorza di limone. Per scaldare il tutto si può usare il “cannello” della macchina del caffè espresso – anche molte macchinette da casa lo hanno – oppure mettere gli ingredienti dentro un pentolino e scaldarli sul fornello. Il calore giusto scocca quando si scioglie lo zucchero. E’ come mettere la sveglia. Si scioglie lo zucchero e suona la sveglia. La bevanda è pronta a ricevere nel solito bicchierino da caffè di vetro la sua dose di caffè. Una tazzina fumante. Della moka o espresso. Attenzione a versare. Il trucco c’è e si deve vedere molto bene. Se la Moretta riesce, le componenti della bevanda non si devono mescolare. Cioè sì ad un certo punto si mescola e si beve. Ma la certezza di aver realizzato la vera Moretta di Fano come tradizione vuole, arriva proprio un attimo prima di berla. Quando gli strati di liquore, schiumetta del caffè e caffè nero rimangono fermi e bellissimi da vedere divisi in tre diversi e separatissimi strati nel bicchierino. Foto d’ordinanza. E poi via di cucchiaino prima che si freddi a rimestare e poi giù a degustare l’ineguagliabile Moretta di Fano.

Se poi voleste, o vorrete, o vo’ un pò a vedè, icchè fanno proprio là, – per dirla con Dante – scoprirete che in loco vendono cose confezionate a base di Moretta come biscotti secchi, o tortine industriali. Ma anche un liquore che si ispira e ripropone una specifica elaborazione e interpretazione del mito Moretta per mettere nei dolci,in alcune pietanze salate, e per farci bevande calde o fredde. Non contenti ci sono pure i gelatieri fanesi che ne hanno fatto un gusto apposito, e i cioccolatieri locali che ci hanno farcito alcune loro artigianali praline.
L’apoteosi è arrivata nel 2011, quando la Moretta di Fano è stata inserita nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali delle Marche. E ho detto poco, ma di tutto. Sarà abbastanza?

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