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Nel 2027, il mondo non era più lo stesso. Il Medio Oriente era devastato e, nonostante gli infruttuosi tentativi di contrastare le ondate d’odio nei confronti degli abitanti del Paese di Israele, l’insistenza dei governi di qualificare l’anti-sionismo come antisemitismo aveva sviluppato proprio quel sentimento che gli stessi nemici del sionismo cercavano di evitare. In questo quadro la forza delle Nazioni Occidentali di lingua inglese avevano perso quel controllo che fino ad allora le caratterizzava, anche a causa di un conflitto disordinato di tutti contro tutti che si era acceso proprio negli Stati Uniti.
Mentre il mondo era tutto concentrato, un po’ come il pubblico dei prestigiatori, a guardare in un’unica direzione, L’alleanza economica dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) si era evoluta in una potenza globale senza precedenti, un governo mondiale noto come l’Unione Geoeconomica (UGE). Dopo anni di espansione commerciale e controllo delle risorse, l’UGE aveva consolidato il suo potere, promettendo equità e ridistribuzione della ricchezza. Ma il prezzo di questa nuova era fu un’ordinanza che scosse le fondamenta della società: il Decreto di Gerush Sefarad, provocatoriamente ripreso dagli eventi della Spagna del 1400 di cui nessuno però ricordava nulla, anche perché lo studio della storia dei popoli era stato bandito dai nuovi governi occidentali con il motto: “Solo il futuro è REALE” e con lo slogan “Chi guarda al passato resterà pietrificato nel sale”, ma anche il riferimento di queste parole non lo conosceva nessuno, salvo un gruppo di resistenza chiamato “Ombra dei Saggi”.
L’ordinanza Gerush Sefarad, annunciata in un discorso globale trasmesso da Brasilia proprio alla fine del 2027, dichiarava la confisca dei beni di tutte le famiglie ebraiche ritenute “influenza dominante” nella finanza mondiale. L’UGE giustificava il provvedimento come una misura per “riequilibrare le disuguaglianze storiche”, accusando queste famiglie di aver monopolizzato il potere economico per secoli. L’espulsione dai territori sotto il controllo dell’UGE e la confisca dei loro patrimoni sarebbero scattate entro 90 giorni.
Tel Aviv, dicembre 2027

Rachel Cohen, una giovane analista finanziaria, sedeva nel suo piccolo appartamento affacciato sul Mediterraneo. La notizia del Decreto di Gerush Sefarad lampeggiava sullo schermo del suo tablet. La sua famiglia, i Cohen-Weiss, era una delle dinastie prese di mira. Non erano i Rothschild o i Goldman, ma il loro fondo di investimento, costruito con generazioni di lavoro, era abbastanza influente da rientrare nella lista nera dell’UGE.
Rachel scorreva i documenti segreti che aveva ricevuto da un contatto anonimo su una piattaforma criptata. L’ordinanza non era solo una confisca: era una caccia. I server dell’UGE stavano tracciando ogni transazione, ogni proprietà, ogni conto offshore legato alle famiglie elencate. Rachel aveva 72 ore per trasferire i beni della sua famiglia in un rifugio digitale, un wallet quantistico che avrebbe potuto nasconderli dai radar dell’UGE. Ma c’era un problema: il governo mondiale aveva schierato un’IA avanzata, chiamata Arbiter, per monitorare ogni movimento finanziario globale.
São Paulo, quartier generale dell’UGE
Nel frattempo, al vertice dell’UGE, il Consiglio dei Cinque, composto dai leader dei BRICS, celebrava il successo dell’ordinanza. La presidente brasiliana, Ana Ribeiro, guardava dalla finestra della torre geoeconomica, un monolite di vetro e acciaio che dominava la città. “Abbiamo spezzato le catene del vecchio ordine,” disse al suo vice, il russo Dmitry Volkov. “Ma dobbiamo essere rapidi. Queste famiglie non si arrenderanno facilmente.”
Volkov annuì, ma un’ombra gli attraversò il volto. “Arbiter ha rilevato attività anomale in diversi nodi finanziari. Qualcuno sta cercando di aggirare il sistema. Se falliamo nel confiscare tutto, il nostro messaggio perderà forza.”
Il piano di Rachel

Rachel non era sola. In una rete clandestina di hacker, attivisti e membri delle famiglie colpite, si era formata una resistenza digitale chiamata Shemà. Il loro obiettivo era proteggere il patrimonio culturale e finanziario delle comunità ebraiche, non per avidità, ma per preservare un’identità che l’UGE voleva cancellare. Rachel si collegò a una videochiamata criptata con altri membri di Shemà: un programmatore di Mumbai, un rabbino di New York e un ex banchiere di Johannesburg.
“Arbiter è impenetrabile,” disse il programmatore, un giovane di nome Arjun. “Ma c’è una falla: il sistema si basa su un nodo centrale in Venezuela. Se lo sabotiamo, possiamo ritardare la confisca.”
Rachel esitò. Sabotare Arbiter significava rischiare tutto: la sua famiglia, la sua vita, il suo futuro. Ma il pensiero dei suoi nonni, sopravvissuti a un’altra epoca di persecuzioni, la spinse a proseguire. “Facciamolo,” disse.
Caracas, nodo centrale di Arbiter

Due settimane dopo, Rachel si trovava in una stanza d’albergo a Caracas, sotto una falsa identità. Con l’aiuto di Shemà, aveva ottenuto un virus informatico capace di infiltrarsi nel nodo centrale di Arbiter. Il piano era semplice ma pericoloso: introdursi fisicamente nel data center, caricare il virus e disattivare il tracciamento per 48 ore, abbastanza per trasferire i beni delle famiglie in wallet quantistici sicuri.
Sotto la pioggia tropicale, Rachel e Arjun si infiltrarono nel complesso, travestiti da tecnici di manutenzione. Il data center era una fortezza di tecnologia, sorvegliata da droni e guardie armate. Quando raggiunsero il nucleo di Arbiter, Rachel collegò il dispositivo al server. Il virus iniziò a caricare, ma un allarme scattò.
“Ci hanno trovato!” gridò Arjun.
Le guardie si avvicinarono, e Rachel dovette prendere una decisione in una frazione di secondo. Premette il pulsante di attivazione del virus, sapendo che avrebbe potuto non uscire viva. Il sistema si bloccò, le luci si spensero, e il caos esplose nel data center.
Sviluppi

Il virus di Shemà funzionò. Per 48 ore, Arbiter fu cieco, e migliaia di famiglie riuscirono a trasferire i loro beni in luoghi sicuri. Ma il costo fu alto: Rachel e Arjun furono catturati. L’UGE li dichiarò terroristi, e la loro sorte rimase incerta.
Nel frattempo, il mondo guardava. Il Decreto di Gerush Sefarad aveva diviso l’opinione pubblica. Alcuni vedevano l’UGE come un liberatore, altri come un nuovo tiranno. Le famiglie colpite, però, non si arresero. Shemà continuò a operare nell’ombra, e la resistenza crebbe.
Rachel, in una cella a Brasilia, scrisse su un pezzo di carta: “Non è il denaro che difendiamo, ma il diritto di esistere.” Quelle parole, contrabbandate fuori dalla prigione, divennero il manifesto di una nuova lotta, in un mondo che aveva dimenticato il peso della storia. Il problema era che proprio tutto avevano dimenticato la storia reale e quella che pensavano fosse storia era propaganda contrabbandata come tale. Nativi nord-americani, indios sud-americani, Palestinesi, bambini sfruttati del continente africano, Inuit e così via venivano tutti tacciati per essere terroristi a seconda dei casi da entrambe le fazioni. A questo punto il manifesto di Rachel era diventato a buon diritto il manifesto di tutto il mondo, un mondo dove il diritto di esistere dell’altro poteva essere visto come una minaccia al proprio diritto di esistere.
Nonostante il presupposto di Rachel fosse una certa indifferenza per il denaro, paradossalmente proprio quello “sterco del diavolo” divenne l’unico caposaldo chiaro per tutti. Tutti lottavano per sottrarre denaro all’altro, senza rendersi conto che esso non aveva più alcun valore: era il simulacro di una credenza, una superstizione che aveva retto i popoli della terra fino a qualche anno prima.
Come il destino di ogni Divinità era quella di morire o, quantomeno di cedere il trono ai successori, anche il Dio Denaro stava morendo, ma sembrava che un vero successore non avesse intenzione di palesarsi, quasi come se nessuno volesse rimanere con il cerino in mano dell’incombenza di governare una razza, quella umana, ormai priva di fondamenti da quando l’onore era stato rubricato come dannoso moralismo obsoleto privo di significato

NOTA DI CURATORE: Proprio come Il Manoscritto ritrovato a Saragozza”, sembra ci siano diverse versioni di questo racconto e ciò che è stato il destino della Terra non ci aiuta affatto a stabilire che cosa sia veramente accaduto. Si dice che il gruppo “Ombra dei Saggi” siano i soli a poter dirimere la questione, ma nessuno sa dove si trovino e da decenni e secoli ormai la convinzione diffusa è che non sia mai esistito e che si tratti soltanto di un mito privo di fondamenti usato di volta in volta per uno scopo o per l’altro da resistenza o reazionari con il solo scopo di sconvolgere la stabilità degli sparuti reduci della razza un tempo nota come “umana”.
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