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Per l’inventore del web l’AI distruggerà il la pubblicità per mille miliardi di dollari

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L’inventore del Web lancia l’allarme: 5 verità scioccanti su come l’IA sta smantellando Internet

Introduzione: La comodità che nasconde un terremoto

Ottenere una risposta immediata e ben riassunta da uno strumento come ChatGPT o direttamente nella pagina dei risultati di Google è diventato un gesto quotidiano. La convenienza è innegabile: perché cliccare su dieci link quando un’intelligenza artificiale può distillare l’informazione per noi in pochi secondi? Questa efficienza, apparentemente magica, ci fa risparmiare tempo e fatica, semplificando il modo in cui accediamo alla conoscenza.

Ma qual è il costo nascosto di questa comodità? Se non visitiamo più i siti web, come sopravviveranno i creatori di contenuti, i giornalisti e le aziende che li hanno prodotti? Questa non è una domanda accademica, ma una preoccupazione concreta sollevata dalla persona che, più di chiunque altro, ha il diritto di parlare del futuro di Internet: Sir Tim Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web.

Durante un recente summit, Berners-Lee ha lanciato un allarme grave: l’era dell’IA generativa rischia di distruggere le fondamenta economiche che hanno sostenuto il web per decenni. E, ironia della sorte, l’avvertimento non arriva da un critico, ma dall’architetto stesso del nostro mondo digitale, che ora vede le fondamenta scricchiolare sotto il peso della sua prossima evoluzione. Di seguito, esploriamo i cinque punti più sorprendenti e cruciali del suo avvertimento.

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1. Il paradosso dei giganti tech: costruire l’arma che li distruggerà

Al cuore di questa crisi imminente si cela una contraddizione sbalorditiva. Le aziende che dipendono più di tutte dal modello pubblicitario web, come Google e Meta, sono le stesse che stanno investendo somme colossali proprio nelle tecnologie di IA che minacciano di renderlo obsoleto. Stanno, di fatto, costruendo l’arma che potrebbe distruggere il loro stesso impero.

Le cifre parlano chiaro e delineano la scala di questa apparente contraddizione:

  • Alphabet (Google) genera il 76% delle sue entrate dalla pubblicità, per un totale di 265 miliardi di dollari nel 2024.
  • Meta (Facebook, Instagram) ha una dipendenza quasi totale, con il 97-98% del suo fatturato proveniente dalla pubblicità (circa 132 miliardi di dollari).
  • Nonostante ciò, gli investimenti previsti in infrastrutture IA per il 2025 sono monumentali: 91-93 miliardi di dollari per Google e 60-65 miliardi per Meta.

Questa strategia, descritta come l’atto di “tagliare la testa alla gallina che depone le uova d’oro”, solleva una domanda cruciale: si tratta di un’auto-disgregazione strategica nata dalla fiducia, o di una corsa agli armamenti dettata dal panico, in cui la paura di essere lasciati indietro supera il rischio di auto-immolarsi?

2. Non è teoria, i numeri parlano: il traffico web sta già crollando

I timori di Berners-Lee non sono speculazioni sul futuro. L’impatto dell’intelligenza artificiale sul traffico web è già misurabile e i dati iniziali sono allarmanti. Diversi studi indipendenti e testimonianze di editori confermano che, quando gli utenti ricevono una risposta diretta dall’IA, la necessità di cliccare su un link svanisce.

Ecco una sintesi dei dati più significativi emersi finora:

  • Pew Research Center: Ha rilevato che i clic degli utenti si riducono del 46,7% (passando dal 15% all’8%) quando le risposte di ricerca includono riassunti generati dall’IA.
  • Ahrefs: L’analisi degli AI Overviews di Google mostra una riduzione del 34,5% dei clic per il primo risultato organico nelle ricerche informative.
  • DMG Media: L’editore di testate come MailOnline ha riportato cali del tasso di clic fino all’89% per alcune ricerche specifiche.
  • Chegg: La piattaforma educativa ha subito un crollo del 49% del traffico da parte di non abbonati nel corso di un solo anno, come riportato all’inizio del 2025.
  • Similarweb: Le cosiddette ricerche “zero-click”, in cui l’utente ottiene la risposta senza visitare alcun sito, sono aumentate dal 56% al 69% nell’arco di 12 mesi fino a maggio 2025.

Questi numeri non sono fluttuazioni, ma le prime scosse del terremoto di cui Berners-Lee ha avvertito. Quantificano lo smantellamento del motore economico del web in tempo reale.

3. Nasce un Internet a due velocità: i grandi brand vincono, i piccoli creatori perdono

L’impatto dell’IA non è uniforme, ma sta creando una nuova e profonda divisione nel panorama digitale: un “internet a due velocità”.

Da un lato, ci sono i vincitori: i grandi brand consolidati. Uno studio di Amsive ha sorprendentemente rivelato che le ricerche di marca (ad esempio, “scarpe Nike”) che mostrano un AI Overview vedono un aumento del 18% nel tasso di clic. La menzione del brand all’interno del riassunto dell’IA sembra infatti rafforzarne l’autorità e la credibilità agli occhi dell’utente.

Dall’altro lato, ci sono i vinti: piccoli editori, blog di cucina e fai-da-te, e siti educativi di nicchia — il tessuto stesso di un web diversificato e indipendente — stanno subendo la più grave emorragia di traffico, con perdite che arrivano fino al 70%. La loro sopravvivenza economica, basata sui clic e sulla pubblicità, è direttamente minacciata.

Danielle Coffey, CEO della News/Media Alliance, che rappresenta gli editori, ha descritto la relazione con i giganti tech in termini drammatici:

È parassitario, è insostenibile e rappresenta una reale minaccia esistenziale per molti nel nostro settore.

4. Non tutti sono d’accordo: la difesa di Google e la prospettiva degli analisti

Mentre i dati sul calo del traffico dipingono un quadro cupo, sarebbe un errore scrivere già il necrologio del modello basato sulla pubblicità. Gli operatori storici, Google e Meta, non solo sono consapevoli della minaccia, ma stanno organizzando una formidabile difesa basata su scala e resilienza finanziaria.

Liz Reid, responsabile di Google Search, sostiene che gli AI Overviews stiano in realtà aumentando l’utilizzo complessivo di Google e che i clic che riescono a passare attraverso questi riassunti sono di “qualità superiore”. A riprova della propria salute finanziaria, Google ha registrato ricavi pubblicitari per 54 miliardi di dollari nel quarto trimestre del 2024, con una crescita del 13% su base annua.

L’analista Edd Dawson offre una prospettiva quantitativa che ridimensiona la minaccia immediata. Sottolinea l’enorme differenza di scala: per ogni utente di ChatGPT, ci sono 25 utenti di Google. Ogni giorno vengono effettuate 23 miliardi di ricerche su Google contro 10 milioni di conversazioni su ChatGPT. Secondo Dawson, l’industria potrebbe quindi stare sovrastimando l’impatto reale di questi nuovi strumenti. Anche Meta sta dimostrando una notevole resilienza, con ricavi pubblicitari in crescita e milioni di inserzionisti che utilizzano con successo i suoi strumenti basati sull’IA.

5. Un’opportunità inaspettata: è il momento di “premere il pulsante di reset”?

In questo scenario di crisi potenziale, lo stesso Berners-Lee intravede un’opportunità inaspettata. Secondo lui, questa rottura potrebbe essere l’occasione perfetta per “premere il pulsante di reset” su un modello web che, negli ultimi anni, ha mostrato limiti evidenti.

Cosa significa “resettare”? Significa avere la possibilità di superare il modello basato su un targeting pubblicitario sempre più aggressivo e su una sorveglianza invasiva della privacy che, secondo le sue stesse parole, ha reso le persone “pazze”. La crisi del modello attuale potrebbe spingere l’industria a cercare alternative più sane e sostenibili.

Dobbiamo sostituire il modello con qualcos’altro.

Questa prospettiva ridefinisce il paradosso dei giganti della tecnologia: forse il loro massiccio investimento non mira solo a vincere la corsa all’IA, ma anche a forzare un reset da cui essi, con le loro immense risorse, sono nella posizione migliore per emergere come i nuovi architetti. Nel frattempo, stanno già emergendo nuove strategie di adattamento, come la “Generative Engine Optimization” (GEO) e accordi di licenza diretta tra editori come News Corp e OpenAI.

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Quale futuro per il Web?

Il modello economico basato sulla pubblicità, che ha alimentato la crescita di Internet per quasi trent’anni, si trova a un “potenziale bivio”, come ha affermato Mark Surman, presidente di Mozilla. La tensione tra la comodità offerta dall’IA e la sostenibilità economica dei creatori di contenuti è il nodo centrale del dibattito sul futuro del web.

Sebbene i giganti della tecnologia continuino a registrare profitti record, i segnali di un cambiamento strutturale sono ormai innegabili. La domanda fondamentale sollevata da Tim Berners-Lee rimane senza una risposta chiara: se il modello pubblicitario da mille miliardi di dollari dovesse crollare, quale modello economico lo sostituirà? L’inventore del web ha lanciato l’allarme, lasciandoci a chiederci se la sua creazione possa sopravvivere al suo stesso successo.


L’ANALISI

Sir Tim Berners-Lee avverte che i modelli linguistici di IA come ChatGPT e Gemini stanno eliminando la necessità di visitare i siti web, mettendo a rischio il fondamento economico di Internet. Il paradosso è che aziende come Google e Meta stanno investendo miliardi proprio nelle tecnologie che potrebbero distruggere il loro stesso modello di business pubblicitario. Dati recenti mostrano che questo fenomeno non è solo teorico: alcuni editori registrano già cali del traffico fino all’89% quando appaiono i riassunti generati dall’IA.

Al Future of AI Summit del Financial Times a Londra, il 5 novembre 2025, l’inventore del World Wide Web ha espresso la sua preoccupazione più netta fino ad oggi. “Se le pagine web vengono tutte lette dai modelli linguistici di grandi dimensioni, le persone chiedono i dati all’LLM e questo produce semplicemente il risultato, l’intero modello di business basato sulla pubblicità del web inizia a crollare”, ha dichiarato Berners-Lee, attualmente direttore di Inrupt. Il problema fondamentale è semplice ma devastante: la pubblicità si basa sul fatto che le persone leggano effettivamente le pagine web, ma se un’intelligenza artificiale legge il contenuto e l’utente riceve solo la risposta sintetizzata, l’intera catena del valore pubblicitario si spezza.

Il mercato da mille miliardi sotto assedio

Il mercato pubblicitario globale ha superato per la prima volta la soglia di mille miliardi di dollari nel 2024, con la pubblicità digitale che rappresenta circa il 73% del totale. Google e Meta dominano questo ecosistema con una dipendenza radicalmente diversa dalla pubblicità: Alphabet genera il 76% delle sue entrate dalla pubblicità (265 miliardi di dollari nel 2024), mentre Meta dipende dalla pubblicità per il 97-98% del suo fatturato (circa 132 miliardi di dollari). Amazon, il terzo grande attore, sta crescendo rapidamente con 14,7 miliardi di dollari solo nell’ultimo trimestre del 2024.

Il paradosso evidenziato da Berners-Lee è stridente: queste stesse aziende stanno investendo decine di miliardi nello sviluppo di intelligenze artificiali che potrebbero rendere obsoleto il loro modello di business. Google ha destinato circa 91-93 miliardi di dollari in investimenti infrastrutturali per l’IA nel 2025, mentre Meta ha pianificato una spesa di 60-65 miliardi. È come, nelle parole della stampa italiana che ha coperto l’evento, “tagliare la testa alla gallina che depone le uova d’oro”.

Segnali concreti di un cambiamento già in atto

Il timore di Berners-Lee non è puramente speculativo. Studi indipendenti documentano cali significativi del traffico web quando appaiono i riassunti generati dall’IA. Il Pew Research Center ha tracciato 68.000 query reali e ha scoperto che gli utenti cliccano sui risultati solo l’8% delle volte quando sono presenti riassunti AI, rispetto al 15% senza di essi, una riduzione relativa del 46,7%. L’analisi di Ahrefs conferma che gli AI Overviews di Google riducono il tasso di clic per la prima posizione del 34,5% per le parole chiave informative.

Casi ancora più drammatici emergono da alcuni editori. DMG Media, che pubblica MailOnline e Metro, ha riportato cali fino all’89% nel tasso di clic per determinate ricerche quando compaiono gli AI Overviews, con il traffico desktop che è sceso dal 25,23% al 2,79%. Chegg, una piattaforma educativa, ha registrato un declino del 49% nel traffico di non abbonati tra gennaio 2024 e gennaio 2025, spingendo l’azienda a intentare una causa antitrust contro Google nel febbraio 2025.

Il fenomeno delle “ricerche a zero clic” sta accelerando rapidamente. Secondo Similarweb, queste ricerche sono aumentate dal 56% al 69% tra maggio 2024 e maggio 2025, il che significa che gli utenti non visitano più alcun sito web dopo aver ricevuto riassunti generati dall’IA. Parallelamente, ChatGPT ha visto triplicare il suo utilizzo come motore di ricerca dal 4,1% al 12,5% in soli sei mesi, mentre la quota di mercato di Google per le ricerche generali è scesa dal 73% al 66,9% nello stesso periodo.

Le voci del dissenso: non tutto è perduto

Non tutti gli esperti concordano con la visione apocalittica di Berners-Lee. Liz Reid, responsabile di Google Search, sostiene che gli AI Overviews stanno “guidando un aumento di oltre il 10% nell’utilizzo di Google per i tipi di query che mostrano AI Overviews” e che i clic provenienti dalle pagine dei risultati di ricerca con AI Overviews sono “di qualità superiore”. Google ha anche sottolineato che continua a inviare miliardi di clic ai siti web ogni giorno e che i suoi ricavi pubblicitari nel quarto trimestre del 2024 hanno raggiunto 54 miliardi di dollari, con una crescita del 13% anno su anno.

Edd Dawson, analista indipendente, offre una prospettiva quantitativa interessante. Per ogni persona che usa ChatGPT in un mese, ci sono 25 persone che usano Google. Le interazioni giornaliere mostrano 23 miliardi di ricerche Google contro 10 milioni di conversazioni ChatGPT. L’utente medio effettua 135 ricerche Google al mese rispetto a solo 1,5 conversazioni ChatGPT. “Le persone sono quasi 100 volte più propense a usare Google rispetto a ChatGPT”, conclude Dawson, suggerendo che l’industria potrebbe sovrastimare l’impatto degli strumenti di IA.

Anche Meta sta dimostrando resilienza finanziaria nonostante i timori. I suoi ricavi pubblicitari del quarto trimestre 2024 hanno raggiunto 41,4 miliardi di dollari, e l’azienda ha riferito che oltre quattro milioni di inserzionisti ora utilizzano almeno uno strumento di IA generativa di Meta, con miglioramenti del 22% nel ritorno sulla spesa pubblicitaria rispetto agli approcci tradizionali.

Vincitori e vinti nella nuova era dell’informazione

L’impatto dell’IA sta creando un internet a due velocità. I brand consolidati sembrano beneficiare della nuova situazione: la ricerca di Amsive mostra che le query di marca con AI Overviews vedono un aumento del 18% nel tasso di clic, poiché le menzioni del brand trasmettono autorità nei riassunti AI. Al contrario, piccoli editori, blogger di ricette e salute, e siti educativi stanno subendo i colpi più duri, con perdite di traffico fino al 70%.

I settori più colpiti includono piattaforme educative, editori di notizie, blog di cucina e fai-da-te, mentre paradossalmente alcune risorse tecniche e accademiche stanno ottenendo più traffico da ChatGPT che da Google. Questo sta accelerando preoccupazioni sulla sostenibilità del giornalismo indipendente e dei contenuti di nicchia. Danielle Coffey, CEO della News/Media Alliance che rappresenta oltre 2.000 testate, ha dichiarato: “Google sta usando i nostri contenuti senza compenso, non offrendo alcun modo significativo per rinunciare senza sparire dalla ricerca del tutto, e poi si gira e usa quegli stessi contenuti per competere con noi. È parassitario, è insostenibile e rappresenta una reale minaccia esistenziale per molti nel nostro settore”.

Un bivio per il futuro di Internet

Mark Surman, presidente di Mozilla, presente allo stesso summit, ha descritto il modello finanziato dalla pubblicità come “a un potenziale bivio” e ha esortato le parti interessate a “non sprecare una buona crisi”. John Bruce, CEO di Inrupt che lavora insieme a Berners-Lee, ha avvertito che i grandi brand e i processori di pagamento “stanno già diventando nervosi” perché riconoscono che potrebbero presto diventare “subordinati a un LLM”.

Lo stesso Berners-Lee ha suggerito che l’IA potrebbe offrire un’opportunità di “premere il pulsante di reset” tanto attesa per il web, specialmente considerando che le persone sono state rese “pazze” da pratiche di targeting pubblicitario eccessivamente aggressive e da sorveglianza invasiva. “Dobbiamo sostituire il modello con qualcos’altro”, ha affermato, senza però specificare quale forma dovrebbe assumere questo nuovo modello economico.

Prospettive e adattamento

L’industria sta già cercando di adattarsi. Gli editori stanno diversificando verso newsletter, app e relazioni dirette con il pubblico. Le agenzie di marketing stanno sviluppando la GEO (Generative Engine Optimization) accanto alla tradizionale SEO. Alcune pubblicazioni come News Corp e The Atlantic stanno stipulando accordi di licenza diretti con OpenAI per pagamenti anticipati e royalty continue.

Gartner aveva previsto nel febbraio 2024 che entro il 2026 il volume tradizionale dei motori di ricerca sarebbe diminuito del 25%, con il marketing di ricerca che avrebbe perso quote di mercato a favore di chatbot AI e altri agenti virtuali. Alan Antin, analista VP di Gartner, ha dichiarato: “Le soluzioni di IA generativa stanno diventando motori di risposta sostitutivi, sostituendo query degli utenti che precedentemente sarebbero state eseguite nei motori di ricerca tradizionali”. Sebbene questa tempistica possa sembrare aggressiva e soggetta a revisione, i dati dei primi due anni suggeriscono che la direzione del cambiamento è chiara, anche se la velocità rimane incerta.

La questione centrale sollevata da Berners-Lee rimane: se il modello pubblicitario da mille miliardi di dollari che ha sostenuto Internet per tre decenni sta entrando in una crisi strutturale, quale modello economico lo sostituirà? E chi avrà voce in capitolo nel definire questo nuovo paradigma? Per ora, mentre i giganti della tecnologia registrano ancora ricavi record, il tempo per rispondere a queste domande potrebbe essere più breve di quanto molti si aspettino. L’inventore del web ha lanciato l’allarme, e i primi segnali della trasformazione sono già visibili nei dati di traffico e nei comportamenti degli utenti.

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Ennio Martignago