Per la serie dei rivediamoli insieme, rubrica nella rubrica, per sottolineare a quasi un anno dalla fondazione del Franti, alcuni passaggi salienti della nostra già straripante produzione articolistica per non dire di materiali da leggere e tramandare ai posteri e similari. Ecco a noi: Yoox e l’arte della sottrazione. Articolo degli albori del Franti in cui ci occupavamo del progressivo licenziamento inesorabile di questo e di quello da aziende piccole, grandi e medie, a vantaggio delle AI o IA gennariniche, asettiche, anonime, gratuite – o quasi – e indistruttibili nella stragrande maggioranza dei casi. Il pezzo dei nostri archivi indagava e dava suggerimenti e anche qualche risposta al montante e diffuso progressivo licenziamento aziendale degli umani, a favore del sempre maggiore impiego di bot, rot, sot e got con gennarine accluse. Ma estraiamo un passaggio dall’articolo a sua volta estratto e virgolettato in quanto dichiarazione attribuita all’illustre Olivetti di nome Adriano:
“Nell’affidarmi allora la riorganizzazione delle officine mio padre mi aveva conferito grandi poteri, ma mi aveva pure avvisato ed ammonito con precise indicazioni e in questi termini perentori: Tu puoi fare qualunque cosa tranne licenziare qualcuno per motivo dell’introduzione dei nuovi metodi perché la disoccupazione involontaria è il male più terribile che affligge la classe operaia. Una coraggiosa politica commerciale accompagnò la riorganizzazione tecnica e si deve a questa contemporaneità dell’azione nel campo tecnico e commerciale se non sopravvennero incidenti.”
Adriano Olivetti.
Tratto dal discorso “Alle Spille d’oro” del 19 dicembre 1954

Troppo facile e forse, inutilmente dannoso, licenziare. soprattutto quando si sostituiscono lavoratori competenti e affidabili con l’IA che sarà pure meno costosa – anche se non ne sarei così certo – sicuramente l’IA non è – e forse non sarà mai – competente quanto gli umani e tanto meno affidabile rispetto al personale in carne e ossa. E non credete a chi vi dice il contrario. Dati alla mano, l’ondata di licenziamenti pro IA nelle aziende è già giunta ad un momento di svolta, per non dire ripensamento, per non aggiungere: “forse è meglio rivedere le nostre strategie”. Faccio un esempio personale ma concreto. Sto guardando una serie tv in questi giorni, si chiama industry, contrariamente al significato del termine, è ambientata nel mondo della finanza. Ebbene, nonostante il settore business sia uno dei primi ad aver scoperto e utilizzato massicciamente l’intelligenza artificiale, in questa fiction si difende in modo massiccio e pervicace l’umanità del lavoro e l’unicità della visione umana nel medesimo lavoro
Il vero problema non è l’AI che sostituisce i lavori. È continuare a definire i lavori come li definivamo prima dell’AI.
Dice una frase, davvero ben riuscita, che ho estratto dal pezzo che stiamo rivedendo insieme. Il problema sta nel capire cosa sta accadendo e provare a ipotizzare gli effetti di questa lenta e progressiva sostituzione di massa del personale umano con quello bottico o robottico. Come suggeriva nel testo d’apertura il babbo Olivetti all’Adriano figlio:
“la disoccupazione involontaria è il male più terribile”
Non serve a niente tagliare posti, perchè i costi che si riducono asfaltando i lavoratori umani a vantaggio della IA, nel medio e lungo periodo si tradurranno in un aumento progressivo delle spese per la mancanza di “umanesimo” nella realizzazione del prodotto, prodotto. Che, giochi di parole a parte, significa umanizzazione necessaria e non rimandabile degli oggetti, servizi, contratti, realizzati dall’IA ma non calzanti sui desideri del pubblico finale. Detto meglio di così, lo troviamo in un altro estratto dal pezzo rivisto:
Invece di tagliare linearmente, cosa succederebbe se sottraessimo strategicamente?
Sottrarre ricavi da mercati che non frequentiamo davvero, per concentrare forze altrove.
Sottrarre quote di mercato ai concorrenti, anziché solo costi interni.
Sottrarre energie da attività obsolete per investirle in competenze future.
e ancora e definitivamente e estraendo ancora da pezzo rivisto:
In un mondo dove la persona oggi con gli strumenti che ha può reinventare insieme ad altre persone un settore “durante una notte”, l’unica strategia che il management delle aziende hanno è l’adattamento continuo, saper esercitare l’arte dell’attenzione e della resilienza.
Non tagliare per sopravvivere, ma trasformarsi per prosperare.
Più chiaro di così si muore, direbbe quello, ma anche “basta la parola”, come recitava un carosello di tanti anni fa. La trasformazione continua che l’upgrade tecnologico induce a considerare come l’unico filo rosso di continuità nei processi produttivi non può e non deve passare attraverso l’annichilimento della componente umana. Quella parte del tutto che è l’unica che può assicurare alle aziende in continua trasformazione e adattamento dentro questi rinnovati mercati fluidi:
la capacità di creare ciò che può fare la differenza e attrarre clienti, consumatori, acquirenti e chi più ne ha più ne metta e lasci anche una doverosa e cospicua mancia. Bye
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