Bevanda antica e popolare, anche non liquorosa, usata nelle campagne del piacentino, ma anche di tanti altri posti, in Italia, contro le malattie da raffreddatura, ma anche come facile e dolcissimo dessert o piacevole e vigoroso corroborante. Prendere del latte, meglio, mungiamo una mucca, e quel latte ancora caldo lo isoliamo, sbattiamo alcune uova di gallina, misceliamo il tutto con zucchero o miele, aggiungiamo un liquorino – rhum, brandy, cognac, grappa – o anche no, e ce lo beviamo, caldino, caldino, meglio bollente. “E’ lat d’ galena”.
Lo diceva pure Aristofane, mica rubichino da zapparella, dentro le commedie: se sei in possesso di qualcosa di estremamente raro introvabile e originale, hai trovato il latte di gallina o addirittura, e dico, anzi diceva lui medesimo, del latte di pavone. Quello era più vanitoso. Dicesi o dicevansi già nell’antica Grecia di cosa rara e preziosa e strana ma vera, e quasi impossibile da trovare e forse anche. Siccome nelle campagne emilio-romagnole: di chi ci aveva di tutto e di più si diceva:“U ni mânca gnânca e’ lat ’d galéna”. Come dice il vecchio adagio : “che fai cerchi il pelo dell’uovo nel latte di gallina”, per dire anche di persona davvero pignola. Quasi stagnola, da tanta pigna.
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Poi c’era pure il latte di rosa dove al latte caldo veniva aggiunto l’alchermes. Di cui forse – dell’alchermes, – potremmo, chissà, un domani, anche riparlare. Simpatico con gli insetti, e poi il colore. Vabbè, vedremo.

Attenzione attenzione, non solo nelle nostrane campagne rurali anzichenò bevensi latti estratti a sorte dalla mungitura dei polli, ma, bensì, apperciocchè, dirin e diram, in tutto e dico tutto, il mondo. Ragazzi e ragazze, signori e signore, allacciate le cinture perché il nostro latte semplice di pollo che poi prende anche il liquore e va anche a finire in bottiglia e poi si vende al bar e anche al supermercato, possiede variazioni e personalizzazioni antiche e diffuse in all over e the world ovunque. Cambia pure il nome, internazionalizzandosi nell’inglese, o hermionese, a vostro piacimento: EGGNOG, scritto maiuscolo perché troppo diverso per essere anche solamente avvicinato al nostro italico beverone. Tra l’altro eggnog non vuol dire latte di gallina bensì latte in tazzina, poichè il nog sarebbe la contrazione del termine noggin, che significherebbe appunto tazza piccola, meglio tazzina. Altre e ancora più oscure origini vengono segnalate dagli scriba – da chi? – del nome della bevanda, che poi si arricchirà di brandy e diverrà il liquore assimilabile alquanto, al nostro, nostrano e italico. Si mormora di birra potente e assai alcoolica, oppure di somiglianza al termine usato per definire il rhum. Insomma è tutto molto poco chiaro, come sempre, ma ricco e arzigogolato – che meraviglia l’italiano – quindi anche divertente anzichenò. Sbizzarritevi e poi diteci. Noi intanto proseguiamo igitur come diceva Mago Merlino nel cartone suo medesimo. Anzi spadico roccico, per la precisione. Higitus figitus.
L’origine dell’uovo in tazzina andrebbe ascritto all’alta borghesia britannica medievale in quanto variazione di un’altra bevanda in uso fra essi loro e altrui, chiamata posset – da cui l’espressione romanesca “te possettino” – che al latte cotto univa vino, o birra e cereali, assieme a zucchero e spezie. Ad un certo punto, alla bevanda, il clero britannico aggiunse le uova sbattute – si sa i clerici necessitano di sostanze in più per esercitare al meglio la propria funzione sociale – e così è giunta a noi. Anzi meglio, a loro. Anche a noi, ma con origine diversa, probabilmente, oppure no, mah. Di sicuro al cento e pure al duecento per cento c’è per noi e per loro che ….. Ve lo dico dopo. Che fate non ci credete? Fidatevi, ci arriviamo, ma dopo.

Riporto ad esemplificazione estrema una sintetica ricetta tipo. Come vedrete, si tratta di roba basica, parecchio. Dosi e mosi, cambiano, siccome variano puro molti o alcuni ingredienti. Campagne che vai latti e galline che trovi.
Tuorli d’uovo; zucchero – o miele – ; latte; liquore (rum, sambuca o anice); un baccello di vaniglia.
Preparatela come ve pare, ci mancherebbe, ma sembra che qui di seguito ci siano indicazioni sommarie ma abbastanza valevoli. Poi fate voi. Sbattere i tuorli con lo zucchero: fino a che il composto sarà chiaro e gonfio. Lo sbattimento potrà essere realizzato a mano con cucchiaio d’ordinanza, oppure con un frullino manuale, o ancora con il minipimer elettrico. Dicheno a Marsiglia: “c’est la meme chose”. Mettere il latte in un pentolino assieme alla bacca di vaniglia e scaldate senza bollire. Caldo ma non bollito, versatelo su l’uovo sbattuto e mescolate. A questo punto e solo a questo punto arriva il liquore, a temperatura ambiente e in quantità desiderata. Più robusto se volete dormire velocemente, meno se vi volete solo corroborare.
Se poi siete proprio degli alcolizzati o volete diventarlo molto presto potreste usare tale preparazione non per andare a letto ma per svegliarvi tonici – si fa per dire – a colazione. Propenderei per l’evitamento o l’evitazione di tali procedure, salvo che non siate alle Svalbard o affacciati alla finestra sullo stretto di Bering, in ogni caso, le variabili mattutine, dette anche colazionabili o breakfatizzabili prevedono oltre alla ricetta basica, l’aggiunta di cannella e caffè. Se poi invece siete genitori e volete far mangiare uova e zucchero e il resto – senza l’alcool – ai vostri pargoli potreste aggiungere cacao in polvere.

Variazione vinbruletica, dove il vino bianco secco, rigorosamente, sostituisce il liquore. Scaldare acqua, con un pezzetto di cannella, una scorza di limone e 2 chiodi, inossidabili, e preferibilmente di garofano. Poi servono sempre i soliti tuorli d’uovo, assieme allo zucchero. Come avrete tutti capito, l’ho inteso persino io, varia che ti varia, la sostanza del nostro latte antico, con la gallina – che talvolta si chiama così e il volatile non l’ha visto manco da lontano, figuriamoci da vicino – è una variation, – ecco che ve lo dico, – eravate rimasti spiazzati prima vero? – per chi si fosse sintonizzato soltanto ora, sto per svelarvi la matrice comune della nostra bevanda, in Italia e nel mondo – tutti pronti?
Si tratta dell’immancabile zaba e poi ione all’italiana – o alla come volete voi visto che anche all’estero lo fanno così o quasi – che se voleste, ma noi no, solo da solo lui medesimo, necessiterebbe di una serie di post, quasi un’enciclopedia zabaionica, viste le molteplici variazioni nell’italico e sull’italico suolo contenute, e anche all’estero. Allora il nostro zaba così ottenuto va poi stemperato, quindi niente punte ma, casomai, tacchi, con il vino, l’acqua bollente, che avremo precedentemente filtrato da tutte le scorie precedentemente messe a bagno con maria e che faremo scendere, nell’incorporazione, filo-filo-filo, non a pioggia, ne a cascata, tantomeno a spicchizi e bocconi. 3,2,1 e poi tutto al fuoco, basso basso e, mescola che ti rimescola, scalda ma non bolli. Me racumandi. Poi bevi fumante. Un broulè gallinoso.

Nelle variazioni esteriche, per completezza dell’informazione, aggiungono agli ingredienti comuni anche panna liquida, e noce moscata, tolgono la scorzetta di limone e tollerano, anzi consigliano, anzi sono categorici sul liquore: rhum solo rhum e ancora rhum. Caldo o freddo per essi esteri pari son. Per noi, come abbiamo visto, la bevanda, va calda. Mentre il liquore composito, comprato in bottiglia, si può scaldare ma anche a temperatura ambiente o persino col ghiaccio si fa sorseggiare allegramente. Secondo altre fonti il latte in tazzina o latte di birra, si chiama anche lait de poule – nei paesi francofoni – ed è una tipica bevanda natalizia in molti paesi del mondo, praticamente tutti quelli anglo e poi sassoni, stati uniti compresi e anche canada. Il liquore aggiunto può essere anche il whisky e il brandy oltre che il rhum. E. Reggetevi. Sarebbe stato inventato nel 1700 da tale Carl Joannessons. (ma non fidatevi, trattasi di leggenda popolare senza alcun fondamento storico e scientifico, ma tant’è). Ve lo dico per la precisione e per dovizia di particolari, oltre che, per spunto e spigolo. Aguzzo e smussato.
Liquorosamente parlando, che alla fine di quello soprattutto dovevamo discutere in questo post, va segnalato un latte di gallina padovana, bianco, in cui assieme alla base liquorosa vengono aggiunte bucce di arancio, chicchi di caffè, e vaniglia pura. Ma niente uova.
Oppure in un’altra versione il latte di gallina padovana nera, sempre senza uova, profuma di caffè e caramella mou, e ha il sapore di chicchi di caffè arabico e radice di liquirizia pura e semplice. Calabrese o abruzzese, per noi pari son.

Dulcis o floris in fundo, ci, mi, vi, preme di segnalar, l’esistenza al mondo e in vita di una pianta che fra le varie nomee proprie e altrui si intitola puro latte di gallina. Trattasi in particolar dell’ornitogallo detto appunto latte di gallina, vedansi foto annessa. In genere tale pianta bulbacea – Ornithogalum umbellatum (stella di Betlemme) – appartiene alla famiglia delle Hyacinthaceae o, a seconda del sistema, alle Liliaceae ed è di colore bianco, ma, giuro, di aver visto e addirittura posseduto in vaso e presso la mia personale abitazione, un/uni esemplar o ri o um, di ornitogallo di colore arancio, anche one, e poi two. Grazie e alla prossima o alla precedente, fate voi.

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