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Il Pescatore

L’araldo

Se la musica fosse un fumetto e i fumetti suonassero, Silver Surfer e Joe Satriani si sarebbero stretti la mano e anche la chitarra più e più volte

C’è un super che mi ha sempre affascinato, anche troppo. Trattasi di alieno convertito in surfista degli spazi, dotato di poteri energetici pressochè infiniti e secondi solo al suo padrone-creatore, veloce, preciso, micidiale, ma – contrariamente a quanto appaia – buono e remissivo, alfine pacifista, fosse per lui/lei/lum, ma non fosse, come direbbe il poeta. Immagino che alla parola surfista anche il più a-supereoistico di voi abbia capito facilmente, lo dico così la facciamo finita: Silver Surfer. L’alieno schiavizzato dal mangiatore di mondi, al secolo Galactus, nel suo pianeta di origine Zenn-La si chiamava Norrin Radd, vado a memoria, poi controllo, e aveva una fidanzata, Shalla Bal,  e faceva tante e belle cose egregie, perlopiù da astronomo, che era anche il suo lavoro.

Poi però arrivò il gigante spaziale alla ricerca di un pianeta per cibarsi  – in questo caso il suo, di Norrin – e per questo, il nostro, decide di sacrificarsi per salvare la sua bella e tutti i suoi compatrioti. Si immola dunque sull’altare del mangiapianeti e ne diviene l’araldo, il cercatore-scopritore di mondi, per l’eternità,  garantendo la sopravvivenza alla sua specie ma perdendo libertà amore e tutto il resto, per sempre. Poi succedono cose, si sa, e anche chi non le sa, le ha forse intraviste nei numerosi film che nel corso degli anni la Marvel ha dedicato ai Fantastici Quattro, padroni della serie a fumetti, nella quale compare sovente, il nostro surfista spaziale. Anche i fantastiquattristi dell’ultima ora hanno imparato a conoscere Silver Surfer – stavolta in versione femminile – grazie all’ultimo recente kolossal movie della casa delle idee, uscito lo scorso anno e che ha rilanciato per l’ennesima volta la saga dei 4 super potenziati – loro malgrado – dai Raggi Cosmici, durante una missione spaziale.

L’unica concessione al gossip su Silver e poi Surfer riguarda il fatto che il nostro super non è stato solo un comprimario dei FQ ma ha avuto  anche una sua serie dedicata e non solo una volta. La più lunga e articolata uscì poco dopo la creazione dei FQ, nella seconda metà dei ‘60 del novecento, durò 18 episodi e chiuse con l’arrivo dei ‘70

Ma noi, come ben, o meno ben, sapete, qui e ora, non ci occupiamo dei super in quanto tali, ma di alcune particolari spigolature che li riguardano. Nello specifico post in cui vi siete imbattuti proveremo ad esplorare il rapporto fra l’argenteo alieno e la musica. Un rapporto a onor del vero, ricco, variegato e prosserischero – l’ultima l’ho appena inventata, decidete voi cosa voglia dire e poi ditecelo in calce – che comprende dischi a lui dedicati, musiche da film – quelle sono più facili visto che è stato spesso filmato cinematograficamente – e pure musiche ispirate sotto mentite spoglie ma a lui dedicate anche se non sembrerebbe. Tipo “Surfing with the alien” by Joe Satriani

Qui, anche se il nome e cognome del super non compaiono, non dovrebbero esserci difficoltà nel decretare in modo piuttosto evidente che l’ispirazione musicale dell’autore del disco – il chitarrista super egli stesso Satriani di nome Joe – matura nell’ambito delle storie a fumetti dedicate all’argenteo araldo. La copertina parla dal sola –  e per questo ci preoccupa – ma si ascolta pure e credo, annuisca più e più volte. Sperzi o Sterzi o Sverzi a parte, va da se, e se non va spingetela per favore, come si evince, e non si confonde, in ogni sua parte, prima dopo e durante. La storia della  cover del disco è intrigante anzichenò. Satriani non aveva idea di chi fosse il figuro in copertina e probabilmente aveva in mente altro per il suo Lp, ma il produttore della sua casa discografica, grande appassionato di fumetti, pensò bene di sterzare verso il suo super preferito e fece le nozze coi fichi secchi sistemando capre, cavoli e copertine. Non a caso, ma per davvero, John Byrne, che è l’autore del disegno, non prese neanche un brigidino – e nemmeno un soldo – per tale opera – già di per se’ capolavorica e poi divenuta cover discos suo malgrado –  sennonchè a cose fatte produttore e Marvel si misero d’accordo e tutti vissero felici e contenti. 

Al punto che nelle storie dell’argenteo è pure apparso un pianeta Satriani, mentre in altri dischi del chitarrico,  – ben due – sono state inserite altre song dedicate al mondo Surfer e Silver. Quindi ancora più felici e contenti? Eh no, perchè si sa, negli States, sono tutti amici e tutti contenti ma solo se scorre denaro, in altri casi, non funziona. Perchè dico questo? E’ presto detto: il permesso Marvel per la cover di Satriani non era per sempre – strano ma vero – e dopo anni di rinnovi taciti e acconsentiti, nel 2018 a.d. è scaduto del tutto e non è stato più rinnovered. E siccome Satriani e i marvelliani non si sono messi d’accordo su una cifra gradevole e non svenevole ma sempre guadagnevole per entrambi tutti e due loro stessi. Spataflash e via la cover originale, entri per favore, la nuova cover di scorta. Reale ma molto meno originale. Un disco con due copertine. Succede anche questo. In realtà le copertine sono state forse tre. Perchè dopo lo scorno del mancato rinnovo i circuiti digitali possessori dei diritti della canzone – sapete quei cosi che finiscono in otify e altre cose così – produssero una nuova veste grafica per la medesima, onde non incorrere nelle ire – ma soprattutto negli avvocati –  della casa delle idee. L’anno successivo la casa discografica ristampò una versione lusso dell’Lp e per l’occasione venne creata una nuova – e a questo punto terza –  copertina del disco, simile parecchio all’originale, dove l’eroe sulla tavola veniva sostituito da un capotasto d’argento.  Vi lascio con molte domande e curiosità sulle altre versioni musicali del Surfer di nome Silver, ne riparliamo presto. Intanto vogliate gradire un’altra Satriani song sull’universo dell’araldo. Si chiama Back to Shalla Bal.


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