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Il Pescatore

L’amico del giaguaro non è venuto

Se siete quelli che, provate a immaginarvi diversi vieppiù. Perchè assomigliare agli amici dei giaguari? Perche farlo? Attenzione che vi può portare fuori strada e farvi pure deragliare. Siate treni!

Titoli come questo fanno tremare i polsi non trovate? Si parte suggerendo un ricordo, magari lontano nel tempo, un poco sbiadito, quasi consumato. Si aggiunge un elemento di sconcerto, un piccolo indizio, ma fuorviante. Cosa c’entra ora dire quella cosa lì, con la frase precedente che, in teoria, non dovrebbe essere interpretata letteralmente? E il gioco è fatto. Dunque di cosa parleremo in questo post, o da queste part, o da adess a dop. Proveremo a partire da un gioco di carte per introdurre una barzelletta, per tornare all’idiomatico origine e al significato del modo di dire, per sfociare in un film e poi in un programma televisivo e anche un libro, perlopiù francese. Tutto questo senza capirci una beneamata cippa, eppure con grande saggezza, quasi interesse, forse profondità. 

Siete briscoli o scopaioli? Se siete briscoli conoscerete certamente la versione “chiamata” del notissimo gioco di carte con carichi e assi e poi tre,  che sono gli stessi carichi di prima, e le sementi dominanti con cui si vince, che si chiamano per l’appunto briscole. Ebbene fra le numerose – davvero molto numerose – varianti al gioco principe, che si pratica solitamente nella versione a due – uno contro l’altro – o a coppie – due contro gli altri – dove non si parla ma ci si segna. Che non vuol dire esorcizzare o apotropaiticare, ma muovere la faccia in modi davvero strani e anche buffi, per comunicare che si ha briscole potenti in mano. La briscola chiamata si gioca solitamente in cinque, e le coppie o troppie, visto che di sta in due contro gli altri tre, si determinano con la chiamata di una carta da parte del giocatore di mano. Nel senso che chi chiama la carta pensa che tale carta lo potrà aiutare a vincere e quindi il giocatore che risponde alla chiamata diventa automaticamente socio del chiamate o chiamatore, ma nessuno lo sa fino a quando la cosa non si palesa nelle varie mani di gioco. Quindi in realtà, se ben praticato, il giuoco – notare l’u a culo di gallina  che fa molto chic – è un vero rompicapo di strategia e diplomazia, quasi una parabola del buon Sun Tzu.

Ebbene l’amico del giaguaro è una variante delle briscola chiamata, complicata da un’asta, una prima mano di gioco al buio, nonostante la dichiarazione – perchè si conosce il numero ma non il seme della carta chiamata – più conduttori del gioco – giaguari – , e un punteggio di vincita fissato ma ugualmente variabile e quindi sottoposto a revisione anche durante la mano di gioco, in gioco. L’impegno è stato forte per riuscire a non spiegare ma a incuriosire, fatemi sapere come è andata. Intanto sarete lieti di sapere che secondo l’idioma italico l’amico del giaguaro è uno che ruba ai poveri per donare ai ricchi, come Superciuk, ricordate il super criminale nemico pubblico numero uno, due, e anche tre, del gruppo TNT di Alan Ford. Ebbene, citazioni a parte, essere amici dei giaguari significa letteralmente: “fare un monte di mozze – si direbbe in toscana – sollevare obiezioni e non essere mai in accordo con gli amici, in una situazione in cui ci si deve obbligatoriamente schierare;  e poi alla fine, amici o non amici, stare dalla parte del più forte”. Come dire “ amico amico, amico un c…” In estrema e aulica sintesi.

Pare che l’origine del detto, sia portuguesa o meglio brasileira, e riguardi un cacciatore che durante una battuta di caccia sia così imbranato e maldestro che finisce per fare il gioco  “del giaguaro” e non dei compagni cacciatori. “O amigo da onca”. Dove la c di onca non è una vera c ma quella specie di c con la codina sotto che viene usata in alcuni idiomi esteri, la “cediha” che si pronuncia come una esse, un poco blesa, ma tendenzialmente S. 

Dubbi, problemi, acidità di stomaco. Per l’ultima ci sono gli antiacidi e comunque controllatevi o fatevi controllare, quasi certamente soffrite di reflusso gastrico, negli altri casi giunge a fagiolo una spiegazione ad hoc che vado ad estrarre da un blog che si chiama vetrioloblog, che abbiamo anche prontamente linkato per facilitare la vostra eventuale ricerca con volontà di approfondimento. Spiegando l’idiomatica espressione l’autore del blog medesimo cita una barzelletta, e poi la contestualizza mediante un esempio, a mio avviso, fra i più calzanti: 

“E’ stato calcolato che se lo Stato avesse ripartito tra i dipendenti i fondi stanziati per ripianare le perdite di Alitalia dal 2008 in poi, a ognuno di loro sarebbero spettati 310 mila euro (così Fabio Tamburini dalle colonne del “Sole 24 Ore”). Strano paese il nostro: per aiutare hostess e piloti regala i (nostri) soldi ad Alitalia; per aiutare risparmiatori ed imprese, dà i (nostri) soldi alle banche; per aiutare i malati, dà i (nostri) soldi a medici e amministratori di aziende sanitarie; per istruire gli alunni, a nostre spese,  innaffia le scuole con una pioggia di inutili progetti; eccetera, eccetera, eccetera. Uffa, ma ‘sto governo è amico nostro o del giaguaro?”

Dove per giaguaro non è chiaro chi si intenda, ma che ci importa, nevvero? La sindrome di Superciuk è molto diffusa alle nostre latitudini e ha radici antiche, profonde, ben irrorate e funzionali,  nonché ottimamente funzionanti. 

E pensare che già nel 1959, mica bruscolini, l’espressione gergale faceva bella mostra di se’ sui cartelloni pubblicitari davanti alle sale cinematografiche del nostro Paese. Come mai, vi chiederete, i cinema avevano deciso di fare pubblicità ai vocabolari, era, per caso, scattata una campagna promozionale degli editori di dizionari della lingua italiana nelle sale cinematografiche? Macchè. Un film, era solo un film, anzi, il titolo di un film, in voga e pure in sala, in quegli anni. 

La pellicola racconta, alla maniera dei soliti ignoti, o ancora meglio della banda degli onesti, per citare i film che hanno creato il genere, di una banda di landruncoli “non troppo ladri”, di quelli che vorrebbero rubare,  ma in genere non ci riescono. E non portano a termine i loro colpi, perché sono imbranati, tonti, ingenui, ma soprattutto, buoni, e piuttosto che provocare un disagio “vero”, alle loro vittime preferiscono rimanere a bocca asciutta e a tasche vuote. Ladri sì, ma con una coscienza, e la schiena dritta. Nel film ci sono un paio di tracce, o meglio dire, modelli, che poi serviranno a definire e a lanciare amici e giaguari nell’immaginario collettivo del popolo italico. Ad esempio un cane parlante, frutto di un ventriloquo ben funzionante e divenuto qualche anno dopo un tormentone comico di tutto rispetto nello show televisivo titolato nel medesimo modo. 

Anno 1961, primo, e allora ancora unico canale  rai tv, – definito nazionale all’epoca – va in onda lo “spettacolo musicale a premi”, L’amico del giaguaro con Marisa Del Frate, Gino Bramieri e Raffaele Pisu, presenta Corrado (Mantoni).  Per tre, quasi quattro anni, la tombola televisiva condotta da Corrado con la collaborazione dei celebri comici e della attrice-ballerina e cantante romana, ha deliziato i sabati sera del popolo schierato o anche in libertà oppure dei più svagati e informali teleutenti della prima, forse, seconda ora. Fagioli camuffati da attori o viceversa, fagioli d’oro in palio, concorrenti celebri o sconosciuti, e poi parodie di celebri film, ma che dico celebri, celeberrimi, assoluti, indistruttibili e inossidabili, insomma un vero e proprio cult, ma che dico, colosseo, gigante, monolito della tv di tutti i generi e gli anni, questo spettacolo rigorosamente dal vivo ha imperversato per anni 4 sui teleschermi nazional popolari. Sigla o meglio, contributo video, bontà ella o loro o di chiunque lo abbia serbato per noi

Che dire, potrei continuare all’infinito, ora che la maschera da giaguaro è caduta e la tv ha vinto su tutto il resto.  Potrei parlarvi di attori, attrici, sceneggiatori e registi e poi coreografi/a/um e scenografi anzichenò, ma preferisco tacere, ritornare nel mio antro sbilenco e angusto, in attesa di nuovi eroi e nuove scene da calcare e raccontare. Permettetemi in uscita di rivolgere uno sguardo attonito ma attento insieme,  all’ultimo contributo giaguarico odierno.  Esso ha la consistenza cartacea e lo spessore enciclopedico di un tomo di carta e cartone come andavano di moda nel mondo analogico di cui abbiamo ancora vestigia – poche ma sincere – “un libro”. Un volume  di x o y pagine, scritto da un celebre “franco” scrittore che si chiama Emmanuel Carrere. Pare addirittura il primo della sua lunga e prolifica carriera – si sa Carrere – che si intitola proprio l’amico del giaguaro solo in francese, e però al femminile, – l’amica – e con la copertina e tutto quello che serve per fare un libro di carta da leggere e sfogliare. Sui contenuti mi terrei neutro, in quanto pare non esistano traduzioni e conseguenti edizioni all’italiana del tomo, e non essendo francofono e manco franco, piuttosto complicato e confuso per la verità, non credo di avere le capacità per affrontare la lettura e neanche la riassunta, per rimanere sul femminile, e non far arrabbiare nessuno. Buona lettura se vorrete cimentarvi e poi, casomai, fateci sapere. 


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