Come annunziato – e non con la c ma con la zeta come avete avuto modo di vedere – eccoci a voi e non a noi, ma forse a essi, con la serie di post, non so se tutti subito o un poco per volta, dedicati alle auto dei nostri amici della fantasia, che potrebbero essere a fumetti, ma anche dei films – con la esse fuori ordinanza – o delle altre opere di cui al momento non ci pervengono, ma vedrete che presto perverranno e, se perverranno. Il numero a parole e a cifre istoriato sul frontespizio del postale delle tredici e trenta di oggi, ci significa per forza che l’auto in questione proviene dal mondo papero, in particolare da paperopoli.
Comincerò col dire che la 313 ha, come il suo proprietario Paolino Paperino, una identità segreta, diventando col calar della notte l’auto supereroistica del “terribile” Paperinik, la 313 X, piena di trucchi e lazzi e frazzi, come si comanda alle auto dei super: sedile a molla, paraurti allungabili e spargi olio, getti a cuscino d’aria, e poi vola. Del resto ci ha messo le mani quel gran genio di Archimede Pitagorico che al pari di Q per 007, crea e dipinge ma anche realizza megastrangersoluzioni bio e trio dinamiche per tutti. L’inventore a fumetti ha realizzato anche il costume dell’eroe papero, nonchè il suo rifugio super segreto, ed è anche l’unico a conoscere la doppia identità di Paperino, e lo ha anche sostituito in una storia speciale, indossando puro isso o’costume mascarato, ed è diventato Paperottok o Paparottok, non ci stiamo a formalizzare anche se propenderei per la prima versione.

Nella versione x la 313 è diventata anche un carro allegorico carnascialesco per non dire di carnevale, in un corso, e poi anche un sorso e morso nel 2008, chissà se la vedremo, staremo a vedere. Quello che fa più effetto nello scoprire cose e cosi dell’auto di Paperino è che, secondo leggende piuttosto dettagliate, tale auto e mobile sarebbe esistita per davvero, o meglio, una vettura particolare con nome e cognome e foto che allegheremo prima o poi, fu presa a ispirazione direttamente da papà Disney per disegnare la mitica Tre Uno Tre. La prima modella dell’auto, si può dire anche modello se preferite, venne scambiata dal papero sfortunato in cambio del mulo, asino, somaro, bardotto, – a piacimento e senza scontentare nessuno – che il nostro eroe di carta montava fino a quel momento per spostarsi in modo differente, usando i propri piedi palmati, per non dire pinne. L’auto appare prima in cartone e in animato e solo un anno dopo svicola alla mancina pure in una storia disegnata, detto anche fumetto. Il tempo delle mele è 1937 e poi 1938, l’altro ieri insomma.

Quella lì che nel frattempo vi abbiamo proposto fotograficamente poco prima sopra qui e non là, era, secondo fonti attendibili e leggende dettagliate, la vera modella su cui fu e davero davero realizzata l’auto del papero litigioso e sfortunato. L’azienda non esiste più da settant’anni, chiuse nel ‘58 del secolo scorso, si chiamava American Bantam, ed era una sorta di remake americano della inglese Austin Morris bancarottata precedentemente nel loro paese di origine. La zienda venne fondata da uno yankee negli States sulle ceneri dell’azienda britannica, i battenti furono aperti e scoperti nel 1938 in Pennsylvania. E pensare che la Jeep delle truppe americane della seconda guerra mondiale – proprio quella che vedete e avete visto ovunque e dovunque – fu inventata proprio da essi loro della fabbrichetta Bantam, e però, lì per lì le vendite non supportarono e tutto finì in breve o in medio breve tempo, sigh. Ci lasciano la 313 o quello che della loro auto i disegni hanno ereditato. Se poi volessimo entrare ancora di pìù nel dettaglio della composizione del modello paperinico automobilistico, potremmo approfittare di un esploso – non chiedete e non vi sarà detto – che in epoca avita e antica, uno dei maghi del fumetto disney, realizzò all’uopo. Astenersi persone deboli di cuore, soggetti impressionabili, spie industriali e poveri di spirito anche di patate.

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