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Il Pescatore

La prima notte di quiete

Detto anche film margarina, perchè ci si strugge – la domanda sorge spontanea, perchè non burro – andate a vedere cosa è uscito al cinema assieme a questo film nel 1972, e scoprirete che il burro l’avevano sequestrato d’ufficio tutto loro: Marlon, Bernardo e Maria. Siete mai stati a Rimini d’inverno? Andateci, soprattutto se vi piace struggervi, immalinconirvi, tirare su il bavero del vostro cappotto e camminare a occhi bassi coi capelli al vento come il bell’Alain protagonista del film di Valerio Zurlini.

Rimini è uno dei protagonisti della pellicola in tutto e per tutto, del resto Zurlini ha ambientato qui e in altri luoghi “mitici” della riviera romagnola non uno, ne due, ma ben tre film: Estate violenta, La ragazza con la valigia e questo, La prima notte di quiete. 

E’ la morte, dice  Spider, dottore e spacciatore,  -interpretato da Giancarlo Giannini –  parlando con Delon, la prima notte di quiete, perché professore? Perchè per la prima volta si dorme senza sogni. 

Citazione dopo citazione si scopre che questa immagine arriva da una poesia di Goethe, Canto notturno del viandante, in cui lo scrittore e poeta tedesco non dice esattamente quelle parole ma vi allude negli ultimi versi del Canto: 

“Su ogni cima è pace
in ogni chioma senti appena un alito
Nel bosco anche gli uccelli, tutto tace
Aspetta presto, anche tu avrai pace”

In questa Rimini livida e nebbiosa, il professor Dominici viene a insegnare in un liceo cittadino dove conosce  Vanina – Sonia Petrova, giovane e bellissima,  – una ballerina classica prestata al cinema, che poi sceglierà definitivamente la danza come carriera professionale,  abbandonando lo schermo, nonostante Delon, e, soprattutto, il capolavoro di Zurlini.

La ragazza è problematica, il professore è anche un giocatore d’azzardo, la città è complice e sfondo. Il film è tratto da un romanzo di Goffredo Parise uscito nel 1971 di cui Zurlini si innamorò, bontà sua. Parise è uno che di brume del cuore e del paesaggio, se ne intende. Zurlini sposa in pieno la visione dello scrittore e se possibile la arricchisce, realizzando uno dei film più belli in assoluto della storia del cinema. Qui lo dico e non lo nego.

Un film pieno zeppo di bellezza, non solo per lo scenario, gli attori ma, anche, per le citazioni di cui gronda. Vanina – il nome della protagonista –  che rimanda, non solo in senso figurato ma proprio con esplicita citazione nel film alla Vanina Vanini di Stendhal, la Madonna del parto di Piero della Francesca, anch’essa molto ben in mostra in una scena specifica e molto importante della pellicola, e poi Dante, citato dal professore, e infine il  Giulio Cesare di  Shakespeare anch’esso esplicitato più o meno chiaramente in uno scambio fra Delon e Giannini. 

Alain Delon non era stata la prima scelta del regista italiano per il ruolo del professore. Zurlini avrebbe gradito girare nuovamente con Marcello Mastroianni con cui aveva già realizzato Cronaca familiare. Mastroianni era impegnato e allora  i produttori – Titanus – proposero al regista  l’attore francese,  che era  a Roma per girare un altro film. Zurlini e Delon si incontrano e si accordano, ma il divo francese, non entra nel film solo come protagonista ma anche come produttore associato con capitali francesi. Questo fatto e gli atteggiamenti da divo dell’attore sul set,  sempre da solo, lontano dalla troupe, e che arriva anche a farsi portare la sua citroen maserati dalla Francia con tanto di meccanico personale al seguito; renderanno i rapporti col regista spinosi e assai complicati. Anche se i due negli anni successivi, si loderanno e imbroderanno parecchie volte a distanza.

Il film sarà  comunque un successo,  un grande successo, di critica e anche di pubblico. 7 milioni di spettatori solo in Italia. Pensate che il più visto quell’anno da noi  fu “e continuavano a chiamarlo trinità”,  – con Don Matteo Hill – che fece circa 30 milioni di spettatori. Quell’anno fra i contendenti c’era anche Il padrino, mica 5 matti al supermercato,  che se la giocò quasi alla pari col film di Zurlini. O viceversa.  In Francia, dove la pellicola uscì con la stessa visibilità – grazie alla coproduzione cisalpina -, le cose andarono peggio, per colpa dello stesso Delon, che pretese e ottenne quasi mezz’ora di tagli e anche il cambio del titolo.  Le professor, così venne ribattezzato, non andò oltre 1 milione  di presenze in sala. 

Cast stellare,  oltre ai tre già nominati,  troviamo fra gli altri Lea Massari, Renato Salvadori, Salvo Randone,  Alida Valli e Adalberto Maria Merli. Perfetta la colonna sonora, in particolare il tema ricorrente, interpretato dalla tromba struggente – tanto per ribadire la margarinità della pellicola – di Maynard Ferguson, lo stesso della gonna che vola adesso – gonna fly now, pardon –  di un certo Rocky, anche Balboa, mica lucciole per lanterne, né!


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