Seconda di due parti La Musica del Consenso del Dissenso 

Ieri sera Il Franti mi ha chiamato. “Sai che mica avevo finito di darti consigli d’ascolto? Mancava l’altra metà del cielo”, ha detto sorridendo, sottolineando che usava una terminologia che gli era piaciuta e che per me era più usuale. Ed ecco che mi segnala alcune voci e anime da ascoltare. La staffetta che corre da Gaber a Mezzosangue, da Lolli ad Artie 5ive, si allarga. Il testimone che galleggia nell’aria corre anche per altre mani, su piste parallele. Non per completare, ma per espandere. Per moltiplicare le traiettorie.

In effetti è bastato ascoltare alcuni brani di Madame per accorgersi che, quando disseziona l’identità con la precisione di un chirurgo del verso, sta impugnando lo stesso testimone. Che M¥SS KETA, con la sua maschera e il suo manifesto anonimo, sta correndo la stessa gara del rifiuto della narrazione dominante.

Che Priestess, quando racconta la sua storia senza filtri, porta quella stessa tensione. Che Chadia Rodriguez, Rose Villain, BigMama portano nelle loro parole la stessa rabbia lucida, lo stesso bisogno di dire “io sono qui e non ci sto”.

Il testimone corre anche per altre mani

Questa staffetta probabilmente non è storicamente documentabile, è una mia lettura tematica, un filo rosso che io vedo che collega questi artisti attraverso contenuti e atteggiamenti simili, non attraverso influenze dirette o dichiarate.

Percò anche in questo caso il paradosso del “consenso del dissenso” non risparmia nessuno.

Anche queste voci vengono assorbite, istituzionalizzate, vendute dal sistema che criticano.

Madame vince la Targa Tenco e va a Sanremo. BigMama co-conduce l’Eurovision. Rose Villain firma con major.

Il cerchio si chiude sempre allo stesso modo: la critica diventa prodotto, il margine diventa centro, il dissenso diventa consenso.

Ma qui però emerge qualcosa di nuovo.

Perché queste artiste portano nel testimone anche altro: la questione del corpo, dell’identità, del diritto a occupare spazi che storicamente non erano loro.

Non è solo “giovani contro sistema”, è anche “persone in un mondo che le vuole in silenzio o in una forma precisa”.

Le stesse domande, voci nuove, anime in cerca.

“Come si vive autenticamente in un mondo falso?”

La domanda resta quella, ma le risposte iniziano cercando in luoghi diversi.

Non basta più chiedersi come restare umani nel sistema.

Bisogna chiedersi come restare soggetti e non oggetti sociali, come sfuggire alla codifica in categorie, ruoli, etichette che il marketing usa per vendere.

Il sistema ha imparato il trucco perfetto: depotenziare parole e frasi che richiamano esperienze uniche, trasformandole in mode, in prodotti da consumare, in target demografici.

Anche la ribellione diventa categoria, anche l’autenticità diventa brand. 

E forse proprio per questo queste voci aggiungono qualcosa alla staffetta.

Non la completano, non la risolvono.

Ma la allargano, la complicano, la rendono più ricca.

Mostrano che il testimone del dissenso può correre per mani diverse e dire cose che prima non venivano dette, o venivano dette diversamente.

Rivoli paralleli

Esistono anche per loro quegli spazi di acqua limpida di cui si è scritto?

Quei momenti dove la musica smette di essere prodotto e torna a essere incontro, condivisione, fraternità autentica?

Penso di sì, e anche se non le conosco abbastanza do fiducia.

E sono certo che anche loro, come Gaber, come Lolli, come Mezzosangue ed altri cerchino quegli spazi.

Quei concerti piccoli prima dei palazzetti. Quelle sessioni in studio dove non c’è label che guarda. Quegli incontri con chi le ascolta davvero, non chi le consuma.

E forse, in quei momenti, il testimone che passa per le loro mani brilla di una luce che illumina ancora di più una strada da percorrere.

Un invito, non una conclusione

Questa non è una lista che qui si completa.

Mancano voci, mancano nomi, mancano percorsi, e soprattutto alla lista giorno per giorno si aggiungono altre voci, anime e corpi, armonie e suoni.

Ma non è questo il punto.

  • Il punto è accorgersi che il testimone corre su mille piste contemporaneamente, e che la nostra vista coglie solo alcune di queste piste.

  • Il punto è lasciare spazio alla scoperta, all’ascolto, alla sorpresa di trovare lo stesso disagio, la stessa autenticità, la stessa ricerca in voci che non ci aspettavamo.

  • Il punto è accorgersi che il testimone corre su mille piste contemporaneamente, e che la nostra vista coglie solo alcune di queste piste.

  • Il punto è ammettere che la squadra della staffetta è più numerosa di quanto pensassimo.

Che questa staffetta esiste anche quando viene negata o sminuita, quando viene letta come semplice imitazione di altre del passato invece che come voce originale, quando viene usata per costruire falsi conflitti generazionali invece di riconoscerla per quello che è: il sintomo di problemi che continuiamo a non risolvere.

Di una staffetta che continua a correre nel tempo passando il testimone di generazione in generazione, senza competere.

E che forse, proprio in questa pluralità di voci, di percorsi, di prospettive, il testimone del dissenso trova la sua forza.

Nella diversità, complementarietà e nell’integrazione, per creare un’energia ed un’azione che ribalta l’utilizzo del dissenso come prodotto da scaffale da consumare.

Non nella risposta unica, ma nelle mille domande diverse che puntano tutte verso lo stesso vuoto.

Ascoltiamo. Cerchiamo. Lasciamoci sorprendere.

Ma cerchiamo soprattutto quei luoghi dove l’acqua limpida scorre nel limpido, senza intorbidirsi.

Non sui palchi istituzionalizzati, non nelle playlist “algoritmate”.

Cerchiamo quegli spazi dove queste voci si incontrano davvero, dove il dissenso non è ancora diventato prodotto da scaffale, dove la complementarietà è autentica perché nasce dall’incontro, non dalla categoria di mercato.

Dove ci si comprende e ci si incontra.

Il testimone sta correndo anche là dove non stiamo guardando.

E forse, proprio in quei rivoli paralleli dove l’acqua resta limpida, corre più veloce che mai.

Chadia Rodriguez BigMama Rose Villain M¥SS KETA Priestess Madame


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Massimo V.A. Manzari
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