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Il Pescatore

La dama di picche

Dalle carte ai fumetti il passo è breve e poi nel suo caso, trattasi di sequel e non prequel sull’onda del successo dell’Asso di picche, super a fumetti e pure mascherato. Sembra un western ma non lo è

E come promesso eccoci alla compagna dell’asso ma anche alla carta cartone come da immagine di copertina, ma, soprattutto ad un post omnicomprensivo in cui da una parte all’altra saremo ecumenici, ma che dico, entusiastici, e pure esaustivici. Partendo dal mazzo di carte da poker o scala e pure 40, come i ladroni del buon Alì, diciamo tutti in coro Apriti sedano e qualcosa accadrà. Ci eravamo lasciati con l’idea di parlare della cugina fumettica del super mascarato con l’asso del solito colore e seme, ma poi, apriamo gli occhi . dopo una ristoratrice notte di sonno – e scopriamo che la donna di picche è un romanzo e che romanzo del buon Alessandro Puschi, che però era russo e si chiamava come tutti i russi con parecchie cappa e pure qualche acca nel nome e cognome. 

romanzo

Grazioso e inquietante il romanzo di Pushkin sconsiglia in modo piuttosto drammatico e pure tonitruante giovani anziani e pure medi dal praticare il gioco o peggio dall’averne preso con se il vizio e più che mai dal fidarsi delle anziane che prima avete ucciso, anche se per errore. Ma, soprattutto, il testo puskiano – o puskiko – sconsiglia vivamente dal credere ai numeri, alla numerologia, ai passanti distratti che suggeriscono e poi scompaiono e più che mai ai fantasmi – questi e quegli altri non importa chi ne quando – passati, presenti e futuri. Quindi se vedete o pensate al 3, al sette e all’asso, magari tutti e tre di picche ma anche no, lasciate perdere prima di perdervi, che poi arriva la donna di picche e tutte le feste le porta via. 

Dall’emblematico – non certo nella mia spiegazione qui sopra – testo di Puskin un collega ma musicista, sempre russofono, conosciuto col nome e cognome – un pò come tutti noi – ma i suoi erano: Pietro Illio Schiaccianoci di Čajkovskij da cui il famoso balletto. Un thriller psicologico dove il prota e poi gonista, si ritrova vittima del suo stesso anelito – e sai quando c’è l’anelito non si può derogare – e di anelito in anelito, finisce a schifio, come direbbe Franco Franchi ma anche Ciccio Ingrassia, se è per questo. Nonostante la mia delirante trasposizione, l’opera del russo secondo, ma compositore, è differente dall’opera nel senso di romanzo del russo primo, scrittore. Meno ironia, più pomposità, maggiori particolari, quasi una cronaca minuto per minuto contro la simmetrica concisione – chissà chi lo sa – del Pushkin. Oltretutto con un finale molto diverso nonchè tragico assai, come solo i russi, e prima di loro i greci, e poi anche gli assiro e i babilonesi ancora, sapevano – ma secondo me anche ora sanno fare – e non solo alla griglia. 

Che poi il libretto dell’opera tratto dall’originale testo del collega russoski, fu e anche venne, scritto dal fratello di Petr che si chiamava Modest, e di cognome faceva come il fratello ma per non scontentare nessuno lo scriviamo come spesso appare e, come vedrete, diverso da prima: Tchaikovsky. Ma non contenti – soprattutto io – da questa carta da gioco fu tratto anche un film, per completare il trittico, anche lui, il filmo è tratto e adatta il romanzo capo e stipite – attenti a non sbatterci contro – di Pushkin lui per primo. In realtà i film sono multipli, sta dama o donna di picche, piace assai agli artisti. Il primo di cui si ha notizia è addirittura muto e del ‘913 del secolo scorso, ed è italiano. Ma non Pushkian in questo caso, la dama è una nobildonna in disgrazia che tenute un bordello in quanto tenutaria. 

Nel ‘916 troviamo un altro lungo e metraggio, stavolta torniamo in Russia e nel racconto di Pushkin, muto puro isso e con la pregevolezza di avere la superstar Vera Orlova nel cast. 

Ma non finisce qui troviamo altri film, na vagonata, per dirla con Pushkin buonanima, in epoche più vicine, anni ‘40, ‘50, poi ‘70, poi ‘90 e infine anco nei post ‘2000, ma non ve ne parleremo, altrimenti non ci rimane più posto per la nostra Dama di Picche, quella a fumetti.  Sottolineiamo soltanto, per la precisione e anche nostalgia, la serie poliziesca del tenenetone Sheridanone, personaggio tv della prima Rai, che proprio con la donna di picche si confrontò e parecchio.

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Autorano e disegnano Roberto Renzi e Augusto Pedrazza, nell’ordine. Essi loro erano amici di infanzia cresciuti assieme e appassionati di fumetti sin da piccoli. Ritrovatisi da grandi hanno dato vita a numerosi progetti a fumetti fra cui quello della dama di picche meglio conosciuta come donna. Prendete appunti su Renzi – un cognome una professione – che fra le sue tante attività, nel 1945, appena conclusasi la guerra parteciperà ad un progetto di cui riparleremo presto: “romanzi a puntate da vendersi porta a porta”. Proprio così, in fascicoli composti di puntate sei con oggetti omaggio inclusi, destinati alle casalinghe delle case di ringhiera milanesi. Gli oggetti, e soprattutto, i romanzi. Ma torniamo alla fumetta eroina.   Il nome è sicuramente mutuato dal successone del mascolo con le picche sul costume di nostra fresca conoscenza, la pubblicazione viene effettuata direttamente dagli autori in associazione con un tipografo, tale Brugora di nome Giuseppe, su un albo che si chiama proprio la dama di picche, e che comprende anche altre avventure a fumetti di altri personaggi.

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La nostra eroina si chiama Liana Norton è mascherata, bella, esperta di arti marziali, e combatte contro i criminali tipici degli anni del dopoguerra che sono per la maggior parte contrabbandieri, usurai e biscazzieri, tutti loschi, e malvagi, ovviamente. La dama di picche ha poi una storia portante nella sceneggiatura che è la ricerca degli assassini di, Lord Norton, il nonno, ucciso per futili motivi. Il fumetto rimane in edicola per un anno scarso, 24 numeri, in tutto, correva l’anno 1949. Ma il Renzi inventore della dama di picche farà molto e parecchio di più per il mondo del fumetto. Ne torneremo a parlare, ovviamente, intanto sappiate che scriverà sceneggiature per alcuni fumetti di Paul Campani, rieccolo, fra i quali puro Misterix. E poi inventerà un personaggino così e cosà che si chiamerà Tiramolla, e ho detto tutto. Ma prima di concludere non possiamo non segnalare un’altra donna di picche – e non dama – a fumetti, uscita quasi venti anni dopo, nel 1966. Trattasi di eroina più dark e sexy, decisamente in linea con le tendenze dell’epoca, che ebbe, però, ancora meno fortuna della sua antenata, solo 7 numeri e poi l’oblio. Agevolo copertina e saluto educatamente. 

donna di picche

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