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La casa occupata II — Chi scrive le classifiche

Ho letto tredici guide sul miglior programma di posta del 2026 e ho trovato tredici vincitori diversi. In ognuna il vincitore era chi aveva scritto la guida.

Riassunto

Alla fine del primo episodio avevamo un problema definito e nessuna soluzione, così abbiamo fatto quello che farebbe chiunque: abbiamo cercato in rete quale sia il miglior programma di posta elettronica del 2026. Abbiamo letto tredici guide, tutte pubblicate quest’anno, molte con la parola “testato” nel titolo. Ne abbiamo ricavato tredici vincitori diversi — e non perché i recensori avessero gusti differenti, ma perché in ognuna di quelle guide il vincitore era chi aveva scritto la guida. Li elenchiamo con i nomi, perché senza i nomi sembra una battuta e con i nomi diventa un reperto. E notiamo la grammatica ricorrente che una volta vista non si riesce più a ignorare: l’aggettivo “unico”. Tredici prodotti, tredici unicità, nessuna sovrapposizione, che è il modo in cui si costruisce una categoria di mercato su misura per un solo abitante.
Poi proviamo a fare la cosa più semplice del mondo, mettere in fila i prezzi, e scopriamo che lo stesso programma viene indicato a venticinque, trenta, trentatré e quaranta dollari al mese da sette fonti diverse, senza che nessuna menta davvero. La regola che governa la faccenda è semplice e la ricaviamo dai dati: ciascuno cita di sé il prezzo annuale più basso e degli altri il prezzo mensile più alto. Il capovolgimento arriva alla fine. La pagina più onesta di tutta la ricerca sta sul sito che ha il conflitto d’interessi più evidente, e contiene la rivelazione che spiega l’intero settore: le condizioni contrattuali dei programmi di affiliazione vietano di dire cose negative sui prodotti raccomandati. Le recensioni entusiaste non sono entusiaste perché i prodotti sono buoni. Sono entusiaste per contratto. Chiudiamo con la dichiarazione di interessi che riguarda noi, e con quattro gesti per leggere qualunque comparazione in trenta secondi.

Secondo di quattro episodi. Ho cercato il miglior programma di posta del 2026. Ho trovato tredici vincitori diversi.


Alla fine dell’episodio precedente avevo un problema definito e nessuna soluzione: la mia casella è abitata da software che si avvisano fra loro, e la conversazione che mi serve è sepolta sotto le sue stesse fotocopie. A quel punto ho fatto la cosa che farebbe chiunque. Ho cercato in rete quale sia il miglior programma di posta elettronica del 2026.

Ho letto tredici guide. Tutte pubblicate quest’anno, tutte con l’aria di essere il risultato di una prova sul campo, molte con la parola “testato” nel titolo. Ne ho ricavato tredici vincitori diversi.

Non è che i recensori avessero gusti differenti. È che in ognuna di quelle tredici guide il vincitore era chi aveva scritto la guida.

Il concorso in cui il presidente della giuria è anche il concorrente

Vale la pena dirlo con i nomi, perché senza i nomi sembra una battuta e con i nomi diventa un reperto.

La guida “Il miglior programma di posta con intelligenza artificiale del 2026” pubblicata sul sito di Mailbird conclude che Mailbird è fra i migliori. L’articolo è firmato dalla responsabile operativa di Mailbird ed è revisionato da uno specialista di email marketing, cosa che il sito dichiara in fondo alla pagina, con foto e biografia.

La guida ai sei migliori programmi con intelligenza artificiale pubblicata da Mailmeteor include Mailmeteor fra le opzioni consigliate.

La guida ai migliori assistenti di posta del 2026 pubblicata da Inbox Zero stabilisce che il vincitore assoluto è Inbox Zero, con l’aggravante di essere anche l’unico a codice aperto.

La guida agli otto migliori assistenti pubblicata da Missive stabilisce che per la posta di squadra Missive è la scelta più forte, e l’unica del suo genere con una certa integrazione.

La guida ai migliori programmi del 2026 pubblicata da Faraday elenca Faraday per primo, prima di Gmail e di Outlook. Nella versione dedicata a Windows, conclude che Faraday è l’unico programma per Windows del 2026 che faccia davvero la cosa che conta.

La guida ai sette migliori assistenti pubblicata da Fyxer segnala che Fyxer è l’unico strumento dell’elenco a coprire in un solo abbonamento sia la posta sia gli appunti delle riunioni.

La guida ai migliori strumenti pubblicata da Unboxd segnala che Unboxd è l’unico strumento dell’elenco che estragga automaticamente le cose da fare con le loro scadenze.

La guida pubblicata da alfred_ conclude che chi riceve più di cinquanta messaggi al giorno dovrebbe cominciare da alfred_.

La guida pubblicata da Alkmist conclude che l’alternativa più forte è Pidgy, che è il prodotto di Alkmist e per il quale la stessa pagina raccoglie iscrizioni alla lista d’attesa.

E naturalmente la guida alle migliori alternative a Superhuman è pubblicata sul blog di Superhuman, e si chiude spiegando in quali punti Superhuman resti superiore alle sue alternative.

C’è persino una grammatica ricorrente, che una volta notata non si riesce più a non vedere: l’aggettivo “unico”. Ciascuno di questi prodotti è l’unico a fare qualcosa. Unico a codice aperto, unico con quella integrazione, unico a coprire due cose in un abbonamento, unico a estrarre le scadenze, unico a organizzare al posto tuo. Tredici prodotti, tredici unicità, zero sovrapposizioni. È il modo in cui si costruisce una categoria di mercato su misura per un solo abitante.

Quattro prezzi per lo stesso prodotto

Poi ho provato a fare la cosa più semplice del mondo: mettere in fila i prezzi. Sembrava un compito da dieci minuti.

Superhuman, il programma di posta più discusso della categoria, viene indicato a venticinque dollari al mese da due di quelle guide, a trenta da altre tre, a trentatré da altre due, a quaranta da una. Quattro cifre diverse per lo stesso prodotto nello stesso anno, senza che nessuna delle sette fonti sbagli davvero: c’è il prezzo annuale, quello mensile, quello del piano che comprende la posta e quello del piano che non la comprende, e dopo l’acquisizione da parte di un’azienda di software per la scrittura la posta è finita dentro un pacchetto che comprende altre tre cose che non hai chiesto.

Fyxer costa diciotto dollari al mese secondo il blog di Fyxer, ventidue e cinquanta secondo tre concorrenti, trenta secondo altri due.

Shortwave costa sette dollari secondo due guide, quattordici secondo altre due, ventiquattro per postazione secondo un’altra ancora, e in una compare come una forbice che va da quattordici a cento.

A un certo punto ho smesso di annotare e ho cercato la regola, perché una regola c’era. Eccola: ciascuno cita di sé il prezzo annuale più basso e degli altri il prezzo mensile più alto. Fyxer si presenta a diciotto e presenta il concorrente a quaranta. Chi vende un servizio a sette dollari e cinquanta presenta Superhuman a trentatré. Nessuno mente. Semplicemente ognuno sceglie, fra le cifre vere, quella che gli conviene — che è una tecnica antica, la conosciamo tutti, e che funziona benissimo proprio perché non è una menzogna e quindi non si può contestare.

Il risultato pratico, per chi legge, è che una mappa dei prezzi confrontabile non esiste, e che non esiste per costruzione, non per negligenza. Questa è la prima cosa concreta che ho imparato nella mia settimana da consumatore informato.

I gemelli

C’è poi un dettaglio che segnalo per quello che è, cioè un’osservazione e non un’accusa, perché non ho modo di dimostrare quello che sembra.

Due dei siti che ho letto vendono due prodotti con nomi diversi. Entrambi si presentano come una segretaria basata sull’intelligenza artificiale. Entrambi partono da sette dollari e cinquanta al mese. Entrambi hanno pubblicato la propria guida comparativa lo stesso giorno di fine marzo. Entrambe le guide hanno la stessa struttura, lo stesso numero di alternative, la stessa formula d’apertura, e in entrambe il prodotto della casa compare per primo con la stessa identica descrizione di due parole.

Può essere una coincidenza. Può essere lo stesso modello di articolo comprato dallo stesso fornitore di contenuti. Può essere altro. Quello che si può dire con certezza è che, quando due prodotti concorrenti producono lo stesso testo lo stesso giorno, l’idea che si tratti di prove indipendenti condotte da persone diverse su casse di posta diverse diventa difficile da sostenere.

Aggiungo che una delle tredici guide è firmata da una sigla che dichiara apertamente di essere una raccolta di contenuti generati automaticamente. Quella, almeno, non finge.

Le cifre che volano

Dentro queste guide circolano poi dei numeri, e i numeri hanno la caratteristica di viaggiare senza documenti.

Il più diffuso: il lavoratore medio riceve centodiciassette messaggi al giorno e spende più di un quarto della settimana lavorativa a gestirli. Compare in apertura di più di una guida, senza che sia detto chi abbia misurato, su quale campione, in quale paese, in quale anno. È il tipo di dato che si è staccato dalla sua fonte e ora galleggia da solo, e che ciascuno riprende dall’ultimo che l’ha citato.

Il secondo, più interessante perché è una promessa e non una descrizione: venticinque dollari al mese per recuperare dalle cinque alle otto ore alla settimana. Fate il conto: sono fra le venti e le trenta ore al mese, cioè quasi una settimana lavorativa piena, restituita da un programma che smista la posta. Nessuno spiega come sia stato misurato quel recupero, né rispetto a quale punto di partenza, né cosa succeda alle ore che il programma ti restituisce. Non è una bugia: è una cifra che non è verificabile né falsificabile, e che quindi non appartiene al discorso dei fatti ma a quello delle promesse.

La pagina più onesta che ho trovato è su un sito che prende commissioni

E qui arriva il capovolgimento, che è la ragione per cui questo episodio esiste.

Fra i tredici, uno è un sito di recensioni indipendente dai prodotti — nel senso che non ne vende nessuno. Vive di commissioni: se compri attraverso i suoi collegamenti, incassa una percentuale. Lo dichiara in una pagina apposita, scritta bene, in cui spiega che non tutti i prodotti che consiglia gli fruttano qualcosa, che a volte ha rinunciato alla propria commissione per ottenere uno sconto per i lettori, e che viene anche pagato da società d’investimento per essere intervistato sulle tendenze del settore.

In quella stessa pagina c’è la rivelazione più utile di tutta la mia ricerca, e viene da chi ha tutto l’interesse a tacerla. Spiega perché i siti di recensioni non criticano mai nulla: perché le condizioni contrattuali dei programmi di affiliazione impediscono di dire cose negative sul prodotto, pena l’esclusione dal programma. Chi guadagna sulle commissioni non può parlare male di ciò che raccomanda. Non per viltà: per contratto.

Rileggetela lentamente, perché spiega tutto. Le recensioni entusiaste non sono entusiaste perché i prodotti sono buoni. Sono entusiaste perché l’alternativa è perdere il rapporto commerciale. E questo vale per l’intero settore del software, non solo per la posta elettronica.

Il rovescio è che il documento più trasparente che ho trovato in tredici guide sta sul sito che ha il conflitto d’interessi più evidente e meglio dichiarato, mentre le guide che si presentano come prove neutrali sono scritte dai venditori. La trasparenza, in questa faccenda, non sta dove la cerchereste. Sta dove qualcuno ha deciso di dichiarare il proprio interesse invece di nasconderlo dietro la parola “testato”.

E noi?

Nell’episodio precedente ho ammesso di essere uno dei mittenti dell’inondazione che sto denunciando. Qui devo aggiungere la seconda dichiarazione, altrimenti questo articolo diventa esattamente la cosa che critica.

Questo giornale non ha collegamenti di affiliazione e non guadagna nulla su nessuno dei prodotti citati, né su quelli che finirò per consigliare nel terzo episodio né su quelli che demolirò. Ma non ho le mani pulite: ho una casa editrice da alimentare, un libro in preparazione, una newsletter che vive di lettori, e il vostro tempo di lettura è la valuta con cui mi pagate. Un pezzo intitolato “Chi scrive le classifiche” firmato da qualcuno che ha una classifica di lettori da difendere non è disinteressato. È solo interessato a qualcos’altro.

La differenza che posso offrirvi non è la purezza. È che ve l’ho detto.

Come si legge una comparazione in trenta secondi

Prima di chiudere, la parte pratica, che sarà l’unica cosa di questo episodio che vi resterà utile fra sei mesi quando cercherete il miglior programma per qualsiasi altra cosa.

Il primo gesto è guardare l’indirizzo del sito e cercarlo nell’elenco dei prodotti recensiti. Se c’è, avete finito: state leggendo pubblicità con la struttura di un confronto, e potete comunque tenerla, ma come brochure. Il secondo gesto è cercare la pagina che spiega come il sito guadagna. Se non c’è, il sito guadagna lo stesso, solo che non ve lo dice. Il terzo gesto è contare quante volte compare la parola “unico”: ogni occorrenza è una categoria costruita su misura per il prodotto che segue.

Poi c’è un quarto gesto, il più economico di tutti, e vale per qualunque software: il prezzo lo si verifica solo sul sito di chi vende. Nessuna guida comparativa riporterà mai la cifra giusta, perché nessuna guida comparativa ha interesse a farlo.

Quello che resta

Sono partito da una domanda semplice — quale programma di posta devo usare — e dopo tredici guide non ho un nome. Ho però qualcosa che non avevo: so che quella domanda, così com’è posta, non ha una risposta pubblica. C’è un mercato di prodotti sostanzialmente simili che si vendono a cifre fra i cinque e i quaranta dollari al mese, e sopra di esso uno strato di finta informazione prodotta dai venditori stessi, ottimizzata per comparire quando qualcuno come me digita quella domanda in un motore di ricerca.

La beffa è che questo strato non è nemmeno particolarmente malvagio. È solo l’unico modo in cui a un’azienda piccola conviene farsi trovare, in un sistema in cui essere trovati richiede pubblicare articoli, e in cui gli articoli che vengono trovati sono quelli che contengono la parola “migliore” seguita dall’anno in corso. Nessuno ha deciso che dovesse andare così. È andata così.

Nel prossimo episodio smetto di leggere e comincio a provare. Con un avvertimento: dopo aver capito come funziona questo mercato, la mia disponibilità a pagare venti dollari al mese per un programma di posta si è ridotta parecchio. Vedremo se qualcuno riesce a farmela tornare.


La serie

I — Non trovo il codice d’ordine. La citazione come colpevole, la conversazione che si spacca in due, e perché il riassunto è lo strumento sbagliato.

II — Chi scrive le classifiche. Tredici guide, tredici vincitori, e in ciascuna il vincitore è chi ha scritto la guida. (questo episodio)

III — Cosa funziona davvero. L’episodio operativo, scritto per chi non è un tecnico e non ha voglia di diventarlo: cosa si può fare stasera, cosa costa, cosa non fa quello che promette. Comprese le controindicazioni sulla posta certificata.

IV — Chi sta cambiando le fondamenta. Le poche scommesse serie sull’infrastruttura, il verdetto onesto su cosa vale i miei soldi e cosa no, e perché “mandamelo su WhatsApp” non è una scelta razionale ma una resa.


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Ennio Martignago