Mira mira l’olandesina, stira panza ti è vicina, mira mira l’olandesella, compra un chilo di mortadella, mira mira l’olandesona vai a studiare la luisona e farai felice te, i tuoi amici, e renderai il giusto onore al carissimo Stefano Benni. Ma se ti fossero rimaste ancora delle domande e volessi approfondire il ruolo dell’olandesina nella società moderna e anche in quella antica, rimani sul post e leggi qui sot:
La bella lavanderina
che lava i fazzoletti
per i poveretti della città.
Fai un salto, fanne un altro,
fai la riverenza, fai la penitenza.
Fai una giravolta, fanne un’altra volta,
guarda su, guarda giù, dai un bacio a chi vuoi tu!
Gesti apotropaici, danze folkloristiche, rituali sciamanici, conte e corse, balletti sperimentali? Ecco a voi l’origine gli usi e i costumi di una fila che è anche una strocca. Intanto sappiate che la cantata per bambino o bambina solista si accompagnava a un girotondo in cui il puello o la puella dal centro del tondo, nel mentre che gli altri giravano, mimava il/la/um andaio /a/um nella sua gestualità detergente e dava infine un bacio alla prescelto/elta/eltum che aveva individuato come sostituto/a/um nel ruolo centrale. Un numero tredici avrebbero detto i calcistici tanti anni fa.
Sgombriamo subito il campo da facili ipocrisie per non dire farloccherie e molte altre ie ie oh. Al giorno d’oggi di belle lavanderine è pieno il mondo, trattasi più che altro di lavanderie, a gettone automatiche ma anche con persone fisiche al comando e anche in azione. Lavanderie da tutta Italia, anche industriali, ma soprattutto lavanderie. Come diceva quello là: nomen omen, e i cocci sono suoi e rimangono tali e loro. Mentre per altre filastrocche la parte fantasiosa funge da passepartout per scatenare intelletti e sbrodolamenti, inducendo persone assennatissime a chiamare nei modi più filastroccoli rinomati ristoranti, prestigiose librerie, associazioni volenterose e collezioni di alta moda; le lavandaie del titolo della nostra ultima arrivata costringono – a quanto pare – chiunque si approcci all’utilizzo di detto nome de plume a rimanere nell’ambito specifico del lava e asciuga, al massimo dagli pure una stiratina, ma niente più. Del resto andando a zonzo alla ricerca di un’origine – magari fasulla ma almeno opportuna – scopriamo che la strocca gira gira tonda viene dalla Francia, addirittura quella del quindicesimo e poi secolo, in qualità di ballata e ballabile rinascimentale. Una sorta di corteggiamento danzante fra omo e donna, allora si usava così, che corrispondevano a lavabile e lavandiera. Ruotare, nel senso di cerchio di persone che danza in cerchio, velocemente, mimando il lavamiento manico per non dire maneschico. Poi la scelta e la baciamenta anche se casta. Insomma niente di particolarmente diverso dal meccanismo ancora in uso nelle piazze, cortili e oratori del belpaese ancora ora, o poco fa.

Ora siccome qui, come ben sapete, non si lascia nulla di intentato e soprattutto, si fa sul serio, mi corre l’obbligo e la necessità di collocare all’uopo, al luogo e al momento, la figura sciamanica, per non dire soprannaturale della Lavandaia – notare la l maiuscola – per non dire Lavandara. La collina è irta, ma scavalcarla è necessario per riuscire a inquadrare nel giusto mezzo questo tipo di personaggio, via di mezzo fra una magica apparizione e una fattucchiera vera e propria. Creatura sopra e anche sovra, naturale, in quanto lavandiera cioè esercitante l’atto del lavaggio tipico rituale di purificazione e rinascita. Una donna che lava è sicuramente una pulitrice ma anche una stregona-guaritrice-maga che toglie le colpe, financo libera dal male. Blasfemia, blasfemia, direbbero quelli. Ma noi no, noi, no. Acqua, impegno, per non dire olio di gomito, ripulitura ma anche rinascita, addirittura. I panni sporchi si lavano in famiglia – che al momento non c’entra una benemerita – ma quegli stessi tristi fazzoletti sudici sono dolori, pene, sciagure e crucci, del nostro ciclo di vita, anche col dittongo ae. Serve l’intervento divinico, magico, stregonico per permettere a noi fragili e incompleti omuncoli di elevarci. Salta e giravolta, balla e riballa, guarda e scruta, compi il rituale e tutto potrai fare. Ma se la svolta esoterica non vi dovesse bastare allora chiuderei con una fantastica giravolta – degna della migliore interpretazione possibile della nostra filastrocca – totalmente economica ed espressamente europeista. Che tradotto si sostanzia in un meraviglioso verbale integrale di una sentenza di un non meglio conosciuto – dallo scrivente, e solo da ello, puntualizzerei – denominato equipo, sigla che significa ufficio dell’unione europea per la proprietà intellettuale – su una controversia per una domanda di assegnazione di un marchio europeo. Essa procedura, con verbale integrale accluso, riguardava la concessione di un marchio: La bella lavanderina, ad un imprenditore italiano per prodotti di cui non ci interessa più di tanto, e di un altro imprenditore sempre italiano che si opponeva difronte a codesto ufficio europeo e presentava ricorso, in quanto proprietario di una linea di prodotti denominati Lavanderina. Vi assicuro che la lettura del ricorso e l’ooposizone al medesimo e infine il pronunciamento per non dire la sentenza della commissione europea specifica di cui sopra, che quivi allego linkandoli, sono un’ottimo esercizio di stile, una lettura amena e avita, e un canovaccio di partenza intrigante per un atto unico in stile Feydeau degno del miglior vaudeville per non dire cabaret con paste e pasticcini condivisi e sorbiti alla bisogna. Alle urne alle urne. (un saluto diverso, per variare)

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