La generazione Z – nata tra il 1997 e il 2012 – appare al centro di un clamoroso paradosso: in molti studi e sondaggi fa registrare meno rapporti sessuali complessivi rispetto alle generazioni precedenti, eppure le infezioni sessualmente trasmesse (IST) come gonorrea, sifilide e clamidia sono in crescita. In pratica, nonostante la recessione sessuale dei giovani, i casi di malattie veneree esplodono  . Per esempio, uno studio statunitense rileva che la quota di adulti (18–64 anni) che fa sesso almeno una volta alla settimana è scesa dal 55% (1990) al 37% (2024) . Nel contempo, in Italia nel 2023 le diagnosi di gonorrea sono aumentate dell’83%, quelle di sifilide del 25% e quelle di clamidia del 21% (con i giovani 15–24 anni a rischio tre volte superiore rispetto agli over) . Come interpretare questo strano doppio trend?

Recessione sessuale: i dati sull’astinenza gen Z

Gli studi parlano ormai apertamente di “recessione sessuale” tra i giovani. In Italia e nel mondo sondaggi confermano che quasi la metà degli adulti Gen Z non ha mai avuto un rapporto completo, percentuale molto superiore a quella dei Millennials . Ad esempio, nel 2021 il 30% dei ragazzi californiani 18–30 anni dichiarava di non aver avuto partner sessuali nell’ultimo anno (contro il 22% del 2011) , e ricerche globali trovano che quasi il 48% degli adulti Gen Z non ha mai fatto sesso . In Italia oltre un terzo dei giovani 18–24 anni non ha mai avuto rapporti o ne ha avuti molti meno dei coetanei del passato .

  • Meno rapporti in assoluto: la percentuale di under 35 che ha avuto anche un solo incontro sessuale nel corso dell’anno è crollata (in alcuni dati statunitensi 3 uomini Gen Z su 10 e 1 donna su 4 riferivano di non aver fatto sesso nell’ultimo anno)  .
  • Aumento dell’astinenza: giovani che scelgono consapevolmente di rimandare o rinunciare ai rapporti sessuali – spesso a causa di ansia, insicurezza o questioni personali  .
  • Lentezza nel “crescere”: come documentato in studi sociologici, i giovani oggi rimangono più a lungo nella famiglia d’origine, prendono più tempo per studi e carriera, e così slittano anche il debutto e la frequenza dei rapporti sessuali  .

Insomma, da un lato c’è stata una liberalizzazione culturale senza precedenti (fine dei vecchi tabù) e un’esposizione sessuale enorme grazie a internet e social media, ma ciò non si traduce in più sesso reale. Anzi, la libertà formale sembra accompagnata da un aumento dell’ansia (prestazione, immagine del corpo, ecc.) e della solitudine: oggi i giovani sono «iper-connessi ma spesso incapaci di tradurre quella connessione in intimità fisica ed emotiva» .

Boom di infezioni sessuali nonostante tutto

D’altra parte, gli indicatori sanitari dipingono un quadro allarmante: meno sesso, ma rapporti più rischiosi. I dati italiani ed europei confermano che IST come clamidia, gonorrea e sifilide stanno risalendo vertiginosamente, specialmente tra i giovanissimi. Nel 2023 in Italia si è registrato un aumento del +83% di gonorrea, +25% di sifilide primaria/secondaria e +21% di clamidia . I giovanissimi (15–24 anni) sono tra i più colpiti: la prevalenza di infezione da Chlamydia è tripla rispetto alle fasce di età più elevate .

Questi rialzi epidemici non sono un caso isolato nazionale. L’analisi ECDC mostra che in Europa, negli ultimi dieci anni, i casi di sifilide, gonorrea e clamidia sono rispettivamente aumentati del 100%, 321% e 13% . In pratica, anche in un contesto di minore attività sessuale i virus e batteri circolano più di prima. Un recente report OMS sottolinea il calo di vaccinazioni (oltre a nuove sfide come HPV diffuso e virus emergenti) come concausa dell’exploit di IST incurabili (HPV, epatite B, HIV) tra i giovani .

  • Numero di contagi record: l’ISS segnala il numero più alto di diagnosi di sifilide mai registrato dal 2016 . La crescita è trainata sia da casi giovanili che da nuovi casi in adulti (e immigrati), segno di diseguaglianze nell’accesso alla diagnosi precoce .
  • Giovani più esposti: i dati evidenziano che i giovani (15–24 anni) insieme agli uomini che hanno rapporti con uomini (MSM) e alle persone con più partner sessuali, hanno sofferto maggiormente questo incremento .
  • Scarsa prevenzione: anche in base a indagini sul campo si nota una diffusa tendenza al “fai da te”: molti giovani non usano metodi efficaci (meno della metà usa regolarmente il preservativo ), ricorrono spesso al coito interrotto (pratica dichiarata dal 63% dei ragazzi, con 15% convinto erroneamente della sua efficacia) , e ignorano controlli medici (il 68% non ha mai consultato specialisti; solo 6% ha fatto un test HIV) .

Paura, ansia e disinformazione: le ragioni del paradosso

Perché questa discrepanza? Non è semplicemente colpa della “paura” delle malattie. Se fosse così, ci aspetteremmo che chi fa sesso lo faccia con estrema cautela; al contrario, le cifre mostrano un calo dell’uso delle precauzioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità Europa segnala infatti un calo costante nell’uso del preservativo tra gli adolescenti: tra il 2014 e il 2022 l’uso del condom nell’ultimo rapporto è passato dal 70% al 61% nei ragazzi e dal 63% al 57% nelle ragazze . Quindi, la minor attività sessuale non è accompagnata da una maggior protezione.

La situazione sembra piuttosto caratterizzata da una sindrome della scarsa percezione del rischio. Come notano gli esperti, i giovani spesso sanno che il preservativo protegge (il 90% ne è consapevole), ma non lo usano sistematicamente (solo il 60% di chi è sessualmente attivo dichiara di usarlo) . In altre parole, molti agiscono “come se non sapessero” del pericolo (una “sinecura” della conoscenza): sanno dei rischi ma li sottovalutano nei comportamenti concreti .

  • Ansia e pressione sociale: gran parte della Gen Z convive con ansie nuove (immagine corporea, prestazione, “non essere abbastanza attraenti”) . La ricerca di un sex appeal perfetto può frenare l’iniziativa sessuale o spingere chi la intraprende a rifarsi a standard irrealistici (ad esempio modellati dalla pornografia)  . Alcuni giovani si sentono insicuri o impotenti nell’avviare contatti reali, preferendo a volte rapporti via app o procrastinando relazioni fisiche.
  • Educazione sessuale carente: in Italia e in altri paesi manca un percorso educativo completo. Dopo l’emergenza HIV degli anni ’80–90 le campagne informative si sono affievolite . Gli studi segnalano che molti adolescenti crescono privi di un’adeguata educazione affettiva (spesso i consultori giovanili sono marginali e la pandemia ha interrotto i pochi programmi scolastici di sesso-educazione) . Di conseguenza, persistono credenze errate (ad es. timori infondati come il “bacio che trasmette HIV” o zanzare infettive) . La confusione informativa unita al tabù sui temi sessuali alimenta comportamenti rischiosi non correttamente monitorati.
  • Comportamenti rischiosi “nascosti”: alcuni giovani, pur sapendo di rischiare, evitano di parlarne. Ad esempio, oltre la metà dichiara di non confrontarsi con i genitori sul sesso , e circa un terzo si fa un’idea scorretta sul coito interrotto . In pratica, “lo fanno male” – cioè senza protezione o senza consapevolezza – e non lo dicono a nessuno né cercano informazioni affidabili  . Questo silenzio sociale e culturale rende la prevenzione ancora più inefficace.
  • Tecnologia e relazioni virtuali: la dipendenza da social network e app favorisce contatti superficiali o testuali (chat, sexting) a scapito dell’intimità reale  . Si può rimanere “connessi” ma isolati: molti giovani ammettono amicizie a distanza e intimità emotive online . Questa situazione può ridurre le occasioni di sesso, ma non impedire comportamenti occasionali disinformati: un incontro reale non pianificato (es. tramite app) può non essere accompagnato da norme di sicurezza.

In sintesi, la minore frequenza sessuale non è il risultato di una maggiore prudenza, bensì di un complesso intreccio di insicurezze e mancanze culturali. Da una parte, la libertà sessuale ha abbattuto divieti morali, ma dall’altra ha lasciato i giovani alle prese con nuove paure (sociali e psicologiche) su cui spesso mancano strumenti di confronto. Di fatto non è la paura delle malattie a tenere lontani i giovani dal sesso (altrimenti si sarebbe vista una maggiore protezione), semmai è l’ansia di essere inadeguati o la tendenza a rimandare la vita intima che riduce i rapporti sessuali  . Allo stesso tempo però, nei pochi incontri reali che avvengono, la precauzione scarseggia – una crisi d’informazione e comunicazione peggiorata anche dal lockdown – e così le IST proliferano inaspettatamente.

Interpretazioni e riflessioni culturali

Questo fenomeno riflette la nuova cultura sessuale della Gen Z: una generazione sessualmente fluidificata nei valori (aperta a nuovi modelli di relazione), eppure rigidamente ansiosa nella pratica . Il sesso si è trasformato in un “evento” da pianificare e curare , anziché un atto spontaneo, con pressioni performative senza precedenti. In questo contesto, la contraddizione meno-sex/plus-IST è in parte strutturale: la disponibilità informativa e la normalizzazione del tema hanno ridotto il tabù, ma non hanno impedito la diffusione del mito di invulnerabilità sessuale. I giovani possono sentirsi “fuori da pericolo” pur praticando sesso non protetto, convinti di essere scivolati in una generazione immune alle malattie del passato (ma così non è).

Piuttosto che un drammatico fallimento morale, queste dinamiche indicano una sfida culturale e educativa: serve una sessualità consapevole che non si fermi al “fare meno” né sopravvaluti la propria immunità. La risposta non è il moralismo o il rimprovero, ma investire in comunicazione aperta, informazione affidabile e percorsi di educazione sessuale integrale. In conclusione, il paradosso meno sesso, più IST può essere interpretato come un sintomo della transizione in atto: la scomparsa dei vecchi tabù non ha cancellato paure e ignoranza, perciò i giovani agiscono come se “non sapessero” ma senza rinunciare all’immediatezza del piacere. Per uscirne serve dunque colmare il vuoto informativo e promuovere un dialogo reale sulle relazioni – un approccio “alla Il Franti”, critico e culturale anziché moralista.

Fonti: Ricerche e dati recenti su sesso giovanile e infezioni da fonti mediche e sociologiche (es. WHO , ISS ), studi di settore   e articoli giornalistici italiani sulla Gen Z  . (Vedi citazioni in nota.)


Scopri di più da Il Franti

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

L'URL breve di questo articolo è: https://www.ilfranti.it/mj00

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

https://www.instagram.com/ilfrantimagazine/