La lezione della forchetta: quando lo strumento non è un’appendice permanente

È l’indomani. La piazzola è più affollata del solito.

La ragazza con lo zaino arancione è arrivata presto e ha portato due amiche. La donna con i capelli grigi è lì con il marito. Il ragazzo con la giacca blu sta condividendo con alcuni nuovi arrivati i risultati dell’esercizio che Il Franti aveva lasciato: osservare ogni servizio digitale chiedendosi se paghi un abbonamento, se raccoglie dati, quanto sarebbe difficile smettere.

Il Franti arriva puntuale col suo furgone. Scende con uno zaino, guarda il gruppo e sorride soddisfatto, poi alza la voce e chiede con aria provocatoria:

«Ma ditemi una cosa: avete in tasca una forchetta?»

Silenzio imbarazzato. Tutti si guardano perplessi. Qualcuno sorride come a compatirlo, pensando che forse ha esagerato col tè Oolong o chissà cos’altro. Altri non sanno che pensare.

E nell’aria appare d’incanto un fumetto che parte dalle teste dei presenti con dentro scritto: “forse ha fame…”

Il biondo con i capelli ricci prende coraggio. Si guarda intorno cercando conferma dagli altri, poi dice:

«Certo che non abbiamo una forchetta in tasca. Che ce ne facciamo? Quando siamo a tavola la troveremo e la useremo, ma ora perché dovremmo averla in tasca?»

Il Franti batte le mani ed esclama:«Bravo! Perfetto!»

Un nuovo fumetto appare sulla testa dei presenti: “Ma cosa c’era nel tè Oolong del Franti? Vaneggia…”

Il Franti vede gli sguardi imbambolati e alzando la voce dice:

«Uè bro, tranquilli ci sono, nessun vaneggiamento, ora vi spiego. Però voi poi fate un po’ di approfondimenti, guardate l’intervista di Ellul sul tema della tecnica e della tecnologia.»

Fa una pausa e continua:

«Allora, la forchetta è uno strumento tecnico, è tecnologia. Vi sembrerà banale, ma così è. Quindi…»

Alza la mano al cielo, chiude le dita e subito alza il pollice:

«Primo: la forchetta non è sempre con noi.»

Chiude il pollice e apre indice e medio, indicando due:

«Secondo: quando ci serve la usiamo.»

Apre il terzo dito:

«Terzo: se non l’abbiamo con noi, abbiamo un piano B. Usiamo le mani.»

Nella piccola folla ci sono ancora visi perplessi. Qualcuno sorride pensando che Il Franti stia divagando. Altri sembrano completamente spaesati. Ma ci sono anche un paio di persone che sorridono illuminate, come se avessero capito improvvisamente dove vuole arrivare.

Il Franti alza la voce:

«Uè, sveglia! Avete capito o no?»

Si gira verso le persone che sorridono felici:

«Dai, su. Voi che avete capito, spiegate agli altri. Coraggio!»

Si fa avanti una ragazza con una giacca verde. Timidamente si guarda attorno, poi con voce ferma, sicura e armoniosa inizia:

«Dunque… Il Franti ci sta dicendo che tutto il bagaglio digitale che ci portiamo appresso, grazie agli smartphone e aggeggi vari, è come la forchetta. Va usato quando serve, soprattutto se serve. È inutile avere sempre addosso tutto questo. Ma è importante avere un piano B.»

Fa una pausa e continua con ancora più sicurezza:

«Ovvero: se non abbiamo gli aggeggi, che facciamo? Moriamo di fame o mangiamo lo stesso? Tornando alla metafora della forchetta: possiamo vivere anche senza smartphone sempre acceso, vero?»

Forse è anche per la sua voce armoniosa e decisa, ma di colpo i visi di tutti i presenti si illuminano. Sorrisi di comprensione. Cenni di assenso. Abbiamo capito!

Il Franti annuisce soddisfatto e continua:

«E già, siamo nella trappola bulimica delle multinazionali dello scorrimento continuo che ci inondano di stimoli continui. Ma ci servono per vivere questi stimoli? Abbiamo necessità di ciò? Dobbiamo averli sempre con noi, i loro giocattoli?»

Un boomer che fino a quel momento se la rideva, pensando di essere lui il saggio del gruppo, ha un lampo negli occhi:

«Urca! Ma sapete che Durov, vi ricordate? Quello dell’intervista che ci aveva consigliato Il Franti… Lui diceva che le email non le guardava sul telefono! Che dedicava tempo alle email quando era necessario e in una situazione tranquilla. Non era schiavo delle notifiche!»

Il Franti annuisce con energia:

«E già! La forchetta la usiamo quando serve e non l’abbiamo sempre con noi. Non dormiamo con la forchetta in mano, giusto?»

Fa qualche passo avanti e il tono diventa più incisivo:

«Perché se siete in metropolitana o su una seggiovia in vacanza, è davvero necessario guardare un’email, una storia su Instagram o altro social, anziché il paesaggio e ciò che c’è intorno a voi? Perché scegliere di essere assenti dalla vita reale, ma presenti nelle tasche dei padroni delle piattaforme?»

La donna con i capelli grigi interviene: «Ma è che ci sentiamo obbligati… tutti lo fanno…»

Il Franti scuote la testa:

«E vogliamo parlare di come poi reagiamo? Ultimamente gli ipotalami delle persone sono fuori assetto. Litigiosità e violenza verbale che si scatena con una facilità incredibile, anche per un messaggio di troppo su WhatsApp o su un social.»

Fa una pausa, lo sguardo diventa più profondo:

«Ricordate cosa diceva Jacques Ellul, quello che aveva citato Marina Berlusconi nella lettera di cui vi parlai? La tecnica non è neutrale. Non è uno strumento passivo che aspetta che noi decidiamo come usarlo. Ha una sua logica, una sua direzione. E quella direzione, oggi, porta alla dipendenza continua.»

Il ragazzo con la giacca blu alza la mano: «Ma tu ci avevi promesso di parlarci di software libero, di alternative concrete, di formati aperti…»

Il Franti solleva una mano:

«Lo so, lo so. È da un po’ che vi accenno al tema del software libero, delle alternative concrete, di come riprendersi il controllo dei propri dati. E lo faremo, ve lo prometto. Ma permettetemi: tecnicismi a parte, serve prima fare un passo alla volta.»

Si siede sul paraurti del furgone:

«Sapete qual è il primo passo? Su, dai… coraggio, qual è?»

Con sicurezza, la ragazza con la giacca verde si fa avanti e grida con le braccia alzate, saltellando:

«Riprendere il controllo di noi stessi!»

Il Franti sorride, applaude e incita tutti ad applaudire. Con voce forte e squillante dice:

«Esatto! Riprendiamoci la vita! Perché questi oggetti morti che teniamo tra le mani…»

Alza al cielo il suo smartphone:

«…ci spengono! E allora accendiamoli solo se, e quando, ci servono davvero!»

Il tono diventa più caldo e profondo:

«Diamoci una semplice disciplina. Esercitiamoci e vedremo che la dipendenza cessa più facilmente di quanto pensiate. Lo so, non è facile neanche per me. Ma è l’unica via che abbiamo.»

Fa una pausa significativa:

«Ricordate la terza via di cui abbiamo parlato quando ci siamo incontrati la prima volta? Non disconnettersi dal mondo, ma riconnettersi con sé stessi. Usare la tecnologia senza farsi usare. Ecco, questo è il primo passo pratico.»

Si alza un giovane con una chioma rossa e riccia che il sole illumina ancora di più:

«Ho io gli appunti di quella discussione, se volete li rivediamo insieme!»

Il Franti sorride e annuisce:

«Ottima idea. Ragazzi, vi lascio per un po’. Vado a finire di leggere un libro, poi ve ne parlerò.»

Indica il ragazzo con i capelli rossi:

«Chi di voi vuole, guardi gli appunti con il Rosso qui.»

Sorride guardando il gruppo:

«E sappiate che questo scambio, qui, insieme, è infinitamente più costruttivo del mandarsi email o chattare in un gruppo su Telegram. Perché questo è vita: sguardi, respiri, calore umano. Cose vive, mica bagliori con delle forme su uno schermo.»

«A più tardi.»

(continua)


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