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Cover Stories - Temi di riflessione

Il Coraggio dell’Autostoppista Digitale #8

Autostoppisti digitali sosta #4

Il lock-in e la via d’uscita. Dove scopriamo quanto è difficile smettere, Ellul ci spiega perché, e finalmente arrivano le mappe per i sentieri alternativi

Riassunto della puntata precedente: Gli autostoppisti hanno scoperto di spendere 1.440€ l’anno per esistere digitalmente, che i servizi a pagamento li tracciano comunque, e che l’UE sta per riformare il GDPR per dare più potere alle Big Tech. Ora Il Franti pone la terza domanda…coraggio proseguiamo.

La terza domanda

Il Franti si siede sul paraurti del furgone: “Terza domanda. Quanto sarebbe difficile smettere?

Silenzio pesante.

Poi la donna con i capelli grigi, quella arrivata qualche giorno fa, parla con voce bassa: “Io ci ho provato. Ho provato a cancellarmi da Facebook ed uscire da WhatsApp. Sapete cosa è successo?

“Racconta,” dice Il Franti.

“Sono riuscita a disattivare l’account. Ma poi mi sono accorta che tutti i gruppi della scuola di mia figlia sono su Facebook. Le riunioni di condominio vengono organizzate solo su WhatsApp. L’associazione di volontariato dove aiuto comunica solo tramite un gruppo Facebook. E per non dire di amici e parenti… Ho dovuto riattivare dopo tre giorni.”

Il lock-in sociale,” mormora Il Franti. “Il più potente di tutti.

La confessione

Un uomo sulla quarantina, nuovo del gruppo, alza la mano: “Posso dire una cosa? Io lavoro nel marketing. E quello che state scoprendo adesso… è esattamente quello che noi progettiamo deliberatamente. Rendiamo estremamente facile entrare e dolorosamente difficile uscire. Si chiama “attrito progettato”, in inglese dicono friction.”

Il gruppo lo guarda in silenzio.

“Sì,” continua l’uomo, “il mio lavoro è creare dipendenza. E funziona perché utilizziamo le scoperte delle neuroscienze. La notifica che ti dà una scarica di dopamina. Lo scroll infinito che sfrutta il tuo bisogno di completamento. Il ‘fear of missing out’. Non è un caso. È ingegneria della dipendenza.”

Il Franti versa altro tè, lo sguardo diventa più intenso: “Ecco perché vi ho fatto fare questo esercizio. Non per deprimervi, ma per farvi vedere la gabbia. Perché solo quando vedi le sbarre puoi iniziare a cercare la via d’uscita.

Ellul e la tecnica come sistema autonomo

Il Franti posa la tazza e tira fuori il tablet. “Vi avevo parlato di quella lettera di Marina Berlusconi. Ma non è lei che mi interessa. È chi ha citato: Jacques Ellul.”

Si appoggia meglio al furgone: “Ellul era un sociologo e teologo francese. Negli anni ’50 scrisse ‘La Technique’ e poi, nel 1977, ‘Le système technicien’. Aveva illustrato il tutto, decenni fa.”

“Cosa aveva capito?” chiede la ragazza con lo zaino.

“Aveva capito che la tecnica non è neutra. Non è uno strumento che usiamo per i nostri scopi. La tecnica è diventata un sistema autonomo che si auto-perpetua, che ha le sue leggi, i suoi imperativi.”

Il Franti inizia a camminare avanti e indietro:

“Ellul diceva: quando dobbiamo prendere una decisione sociale, politica, economica, non chiediamo più ‘Cosa è giusto?’ o ‘Cosa serve alle persone?’ Chiediamo: ‘Cosa è tecnicamente possibile ed efficiente?’ E questa domanda ha già la risposta incorporata. Se una cosa è tecnicamente possibile, allora va fatta. Punto.”

Fa una pausa significativa:

“È quello che chiamava la ‘necessità tecnica’. E serve a mascherare scelte politiche ed economiche dietro un imperativo tecnologico che ci viene venduto come inevitabile.”

Il ragazzo con la giacca blu interviene: “Tipo quando dicono ‘è il progresso, non puoi fermarlo’?”

Esattamente!” Il Franti batte la mano sul metallo del furgone. “Quante volte avete sentito: ‘Ormai è così, bisogna adattarsi’? Come se la tecnologia fosse una forza naturale tipo la gravità. Ma non lo è! Dietro ogni tecnologia ci sono scelte umane, interessi economici, rapporti di potere.”

La ragazza con lo zaino annuisce pensierosa: “Come quella riforma del GDPR di cui parlavi prima. Ci dicono che l’AI è il futuro inevitabile, quando in realtà stanno scegliendo di darle i nostri dati…”

“Precisamente!” Il Franti sorride. “Vedete come iniziate a connettere i pezzi?”

La colonizzazione dell’umano

Si ferma, lo sguardo si fa più cupo:

“E qui arriviamo al punto cruciale che Ellul aveva previsto: la tecnica ha colonizzato l’umano. Come dice nella lettera che citava Marina: ‘non possiamo più mettere l’essere umano da una parte e gli strumenti dall’altra’, perché gli strumenti hanno rimodellato il modo in cui pensiamo, agiamo, ci relazioniamo.”

La donna con i capelli grigi annuisce: “Come quando ho dovuto riattivare Facebook perché ormai è l’unico modo per comunicare col mondo, piuttosto che rimanere vincolata a WhatsApp”

“Precisamente. E vedete come si collega a tutto quello di cui abbiamo parlato?”

Il Franti conta sulle dita:

Primo: la meccanizzazione progressiva dell’umano di cui parlavamo. Da Giedion a Ellul, la stessa traiettoria: trasformare l’essere umano in ingranaggio del sistema tecnico.

Secondo: il lock-in. Non è solo tecnologico, è antropologico. Abbiamo integrato il sistema tecnico nella nostra identità. Ellul lo chiamava ‘il bluff tecnologico’.

Terzo: il rentier capitalism. È la logica della tecnica applicata all’economia: efficienza massima, estrazione di valore continua, eliminazione di ogni ridondanza umana.

Quarto: la subscription economy. Non possiedi più nulla perché la tecnica moderna richiede aggiornamento continuo, manutenzione, dipendenza.”

Si ferma, respira: “Vedete? Non sono fenomeni separati. È tutto un unico sistema. Il sistema technicien di cui parlava Ellul.”

Le mappe dei sentieri alternativi

Un silenzio pesante cala sul gruppo. Poi la ragazza con lo zaino dice con voce piccola: “Quindi siamo davvero fottuti?”

Il Franti scoppia a ridere. Una risata liberatoria che rompe la tensione.

“No! No, no, no! Siamo all’opposto! Ragazzi, questa consapevolezza non è una condanna, è la mappa del tesoro!”

Si siede sul paraurti, gli occhi brillano: “Pensateci. Adesso sapete quanto vi costa la dipendenza digitale, che pagare non protegge la privacy, che il sistema è progettato per trattenervi, che dietro la ‘necessità tecnica’ ci sono scelte politiche ed economiche

Questa non è disperazione, è lucidità. E la lucidità è il primo passo verso la libertà.

“Ma come,” salta su un giovane che non avrà più di sedici anni, “stai dicendo una cosa così drammatica e sorridi?”

Il Franti lo osserva per un attimo, poi risponde: “Hai ragione. Però, sai, mi è tornata alla mente una frase che lo chansonnier francese Léo Ferré declamava in chiusura della sua canzone La Solitude. La frase era: ‘La lucidità me la tengo nelle mutande.Nelle mutande….’ “.

Una risata percorre tutto il gruppo.

Il Franti riprende, alzando leggermente la voce: “Le Big Tech hanno costruito l’autostrada a pedaggio? Noi conosciamo i sentieri di montagna. Le mappe sono qui, sul furgone. E nei prossimi incontri, una a una, ve le mostrerò tutte.

“Ma per oggi,” dice alzandosi e stiracchiandosi, “abbiamo fatto abbastanza. Avete visto la gabbia. Avete capito come funziona. Avete conosciuto Ellul e il suo sistema tecnico.”

Guarda il gruppo con un sorriso: “La via d’uscita esiste. Esistono alternative. E la cosa più bella? Molte sono già qui, funzionanti, accessibili. Basta sapere dove guardare.”

“Ci vediamo alla prossima piazzola. E portate i vostri amici. Perché le mappe servono a poco se si viaggia da soli.”

La piazzola rimane lì, silenziosa sotto il sole. Gli autostoppisti si guardano, sorridono. Alcuni riprendono i loro taccuini, altri discutono animatamente. La conversazione continua, anche senza Il Franti.

Perché questo è il bello della strada: le idee viaggiano più veloci dei furgoni.


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Massimo V.A. Manzari
Knowledge broker (mediatore conoscenza) e membro del team ideativo di Il Franti.
Massimo V.A. Manzari
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Massimo V.A. Manzari

Knowledge broker e membro del team ideativo di Il Franti. — <a href="https://www.massimomanzari.it">Sito personale</a>