La prima è una rima, e suona anche se pochina, come se fosse carina ma in realtà talvolta è solo meschina. Terminato l’esercizio di metrica in rima baciata, e con un ben ritrovati d’obbligo, mi piacerebbe introdurvi nella nuova settimana del Pescatore sulle colonne del FrantiMagazine, dedicata, tutta e non soltanto in parte, alle figure nobiliari. A modo nostro andremo a spasso nel tempo e nello spazio per raccontare alcuni blasonati finiti dentro film, fumetti, opere artistiche, musicali, detti popolari, ricette gastronomiche, eclissi parziali o totali, giochi da tavolo o da asporto, chicche dolci e salate, cascate, boschi e foreste. Come potete facilmente immaginare molte delle categorizzazioni citate sono del tutto inventate e improbabili, ma, e dico ma, non mancherete di scoprire che sorgeranno – rise up per dirla internazionale – categorie non citate e del tutto improbabili, lasciandoci – certo anche me – a dir poco, senza fiato. L’inizio, visto che c’è scritto conte nel titolo è per lui, e come potrebbe essere altrimenti:

Un conte a fumetti è il primo ad esordire nel post odierno, trattasi del conte Oliver, agente segreto suo malgrado, nel gruppo Tnt, scalcagnato gruppo di improbabili spie, messo insieme dal duo Magnus e Bunker al secolo Roberto Raviola e Luciano Secchi a partire dall’anno ‘69 del secolo scorso nel fumetto Alan Ford, un clamoroso caso di successo editoriale che il mondo ancor ci invidia. Oliver degli Oliver Oliver inglesi, è un blasonato in disgrazia – come spesso accade ai nobili – membro attivo e produttivo del gruppo, uno dei pochi, forse l’unico, a riuscire a ricavare – in modi fantasiosi e ladreschi sovente – il cosiddetto ragno dal buco, nelle indagini della banda, e farci anche un discreto gruzzoletto che spesso divide con il biondino e talvolta con altri membri del gruppo affetti da “fame cronica” e squattrinamento pervicace. Conti in tasca a parte, l’altro immediato conte dell’immaginario che appare tosto dal cilindro non può che essere lui: Edmond Dantes da Montecristo.
Lo incontriamo nella versione avita, fors’anche antica, decisamente lontana nel tempo e anche in bianco e nero, ma molto eroica e altrettanto ben fatta sugli schermi Rai Tv nel 1966. Nei panni del nobile – per finta – troviamo il figlio d’arte Andrea Giordana – pargolo per l’appunto degli attoroni Claudio Gora e Marina Berti e fratello di un’altra pletora di attori – adattamento televisivo del romanzo di Alexandre Dumas padre, realizzato per la televisione da Edmo Fenoglio, che ne ha curato anche la regia, e Fabio Storelli. Un grande testo per una realizzazione coi fiocchi, con un cast di assolute stelle, perlopiù attori di teatro, fra cui ricorderò solo Sergio Tofano – il signor Bonaventura, nell’immaginario collettivo – che nello sceneggiato vestiva i panni dell’Abate Faria. Del personaggio quasi mitologico di Dumas sono state fatte talmente tante edizioni, riletture, adattamenti, versioni e fraschette – queste ultime solo nella mia fantasia – da non riuscire quasi a raccontarle tutte. E proprio per questo passerei ad un altro conte della nostra e vostra e loro fantasia. Ci siete, pronti, via! Come non pensare a Christian De Sica, a quei tempi ancora giovane, ma gigionesco più che mai e tendente a scimmiottare il padre Vittorio – attore e regista di calibro mille in un universo di calibri 500 – attitudine che non ha mai perso, con alterne vicende e sensibilità, in tutta la sua lunga e articolata carriera. Ecco a voi il Conte Max:
Peraltro il Max del 1991 del De Sica figlio è una sorta di remake del conte Max interpretato dal babbo Vittorio nel 1957 e diretto da Giorgio Bianchi, remake a sua volta dell’originale pellicola diretta da Mario Camerini del 1937 dove Vittorio De Sica figurava ugualmente fra gli interpreti, era il protagonista, ruolo che poi nel ‘57 sarà di Alberto Sordi e nel ‘91 di Christian De Sica. La pellicola originale però non nominava conti e quindi ci interessa poco per non dire pochissimo. E per questo non ve ne agevolo alcuna parte, per quanto, con molta probabilità, è stata – come accade spesso agli originali – la più riuscita del trio. Attendiamo un nuovo remake e nel frattempo ci rechiamo presso un altro conte che conta nel contado della immaginazione e del mito pop. Il Conte Dracula:
A parte la deliziosa versione dei Manetti bros nel film Zora la vampira, che vi abbiamo or ora agevolato, le vicende del conte vampiro che poi si scoprirà più avanti e molte versioni e rielaborazioni dopo, essere in realtà un antico sovrano transilvano, nascono-scaturiscono-traggono e originano dal romanzo omorico e ben fatto del di lui autore Bram Stoker che si intitolava semplicemente. Non basta? Serve pure il titolo esatto. Va bene Dracula? L’opera datata 1897, mica paperino e paperoga, crea il mito del nobile vampiro che si nutre di sangue e morde sul collo le sue vittime. Da lì, la sequenza di opere ispirate e straspirate anche sospirate al romanzo iniziale, sono state un torrente ma che dico un fiume ma che dico uno tsunami. , Un pò come Frankenstein puro il vampiro transilvano è stato adattato, riadattato, riscritto, rimodulato, reinmaginato – sovente – strapazzato sdiliinquito e pure sdrammatizzato in alcuni casi, essi non sempre, ma alcune volte anche simplex. A me piace, ad esempio, la versione easy music dei Tame Impala:
Col vampiro conte si potrebbe campare di rendita per tre barra/// dodici post diversi, ma non è il nostro caso, qui si svaria e si transumeggia o aggia, e quindi pronti alla ulteriore circonvoluzione nobil contesca perchè sta per arrivare una contessa – vale lo stesso? – e che contessa, nientepopodimeno che la Pia Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare. Ai più giovani dirà poco o pochissimo, anche se, le repliche della storia cinematografica tratta dalla saga romanzesca in cui la nostra compartecipa per non dire compersoneggia, è nota, per non dire famosa, per non dire replicata prossochè all’infinito sui tele e schermi e ora puro sugli schermi multipli e arzigogolati dell’ultima gen. Esso personaggio appartiene all’ epopea mitica di cui vi diremo fra non molto, ed è stata interpretata nei lungometraggi da Nietta Zocchi e Evelina Gori.
L’agevolazione testè fornita riguarda la pargola della Serbelloni, la contessina Alfonsina Serbelloni etc.etc. Perchè ho inserito issa e non l’originale, vi chiederete. Ebbene è presto detto. La piccola di casa, si fa per dire, è l’unico rappresentante della dinastia scritto e poi fictionato dal buon Villaggio in arte Paolo autore della saga del ragionier Fantozzi, sulle ceneri o forse le scapole, per non dire le costole di una vera nobildonna anche nota e conosciuta ai più, fors’anche a voi medesimi lettori di questo povero e miserrimo post: Marta Marzotto di cui vi agevolerei un’istantanea nel mentre che chiudo il post e saluto tutti caramente. Bye

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