Cerca nel Franti
Tribe - Gruppi umani e generazionali

Il cammino dell’Anima

Invecchiando capita di diventare più introspettivi.

La neurofisiologia del cervello, passando gli anni, ci dona la saggezza e la capacità di ripasso ed approfondimento di temi già esplicitati nel nostro DNA che definiscono la nostra personalità fin da bambini e fanno vaticinare ai nostri genitori un futuro di vita augurabile:

“Senti che parlantina: farà l’avvocato!” oppure il sindacalista per quanto è polemica la prole o il calciatore in base a come calcia il pallone.

Ma se un bambino manifesta un carattere silenzioso o introspettivo tuttalpiù viene identificato come un solitario oppure un asociale, alla peggio un alienato.

Nessuno pensa per lui un futuro di pensatore, filosofo o religioso.

Infatti il nostro periodo storico si rappresenta con il fare per essere. 

Ma essere chi? E rappresentare che cosa?

Lasciare un segno, una traccia d’immortalità.

Tanti ci provano, pochissimi ci riescono. Scrivi un libro: gli scaffali sono pieni di libri, la maggior parte non letti. Sei un politico, magari diventi un ministro: chi di noi ricorda il nome del ministro che so, dell’agricoltura della passata legislatura? Sei sulla cresta dell’onda, cantante o attore di successo: chi ricorda Jean Harlow o Marion Davis oppure Alberto Rabagliati o il trio Lescano?

Flebili tracce sulla sabbia che durano il tempo tra un’onda e l’altra.

Talvolta per consolare qualcuno per la mancanza di una persona cara, suggeriamo di affidarne il ricordo al nostro cuore con frasi del tipo “ Ella non è morta ma vive in te”. Così il caro estinto morirà una seconda volta quando anche il portatore di ricordi lascerà l’esistenza terrena. C’è ironia nella vita.

Eppure è insito in noi, nei nostri geni, il credere ad una vita oltre alla morte biologica.

In ogni epoca, in ogni civiltà esiste l’idea che una parte di noi denominata Psiche, Anima, Spirito, Io o in qualunque modo si voglia nominare, continui il suo percorso di crescita. Non sarebbero esistiti altrimenti i vari culti dei morti che l’antropologia archeologica ci testimonia nelle varie civiltà.

Nel libro dei morti, capitolo 125, gli antichi egizi affidavano il defunto ad Anubi che provvedeva alla pesatura dell’anima, raffigurata dal canopo contenente il cuore posto sulla bilancia cui veniva contrapposta una piuma: con i due piatti in equilibrio, il morto poteva entrare nel mondo dei giusti; in caso contrario Ammit l’avrebbe ingoiato.

Troviamo tracce della Psicostasia in tutte le religioni, dallo Zoroastrismo persiano, all’Islamismo, nella letteratura apocalittica dell’Ebraismo e nella tradizione cristiana nella figura dell’arcangelo Michele.

C’è dunque un bisogno intrinseco di credere nella sopravvivenza di noi, né possiamo affidarci alle prove scientifiche di questo: è semplicemente bello pensarlo, sperarlo, interpretando la nostra vita in senso evolutivo come il cammino dell’anima che nasce grezza e si affina con le esperienze nell’individuale percorso di vita verso le eteree dimore, non semplice locataria in qualche angolo dell’universo ma parte attiva di un disegno che possiamo solo intuire, immaginare ma non esportare o replicare.

Questo disegno si chiama Dio o è un Suo progetto?

Chissà.

Occorre essere santi quotidianamente, già ma come?

Forse il cammino dell’anima su questa terra è solo un continuo conciliare un sano equilibrio su ciò che il nostro corpo ed i nostri bisogni materiali ci chiedono e quelli spirituali; e se in vecchiaia avendo più tempo a disposizione aprissimo di più ai bisogni dell’anima verso l’Infinito, sicuramente daremmo un nuovo equilibrio alla bilancia della pesatura dell’anima.

In che modo?

“Se giudichi le persone non avrai il tempo di amarle”

“Fammi conoscere il bene ed il male affinché possa distinguerli”

“Non farmi mancare la forza della fede”


Scopri di più da Franti Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.