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Il Pescatore

Grida

In origine bando, editto, ordine, che si faceva gridare pubblicamente dai banditori – fama o diceria – invocazione di aiuto – grida vendetta – voce o verso – tumulti o tumulto – grida nel deserto

Per non farci mancar nulla e anche perchè grazie al mito registico svedese di nome Ingmar ai sussurri saranno per sempre associate le grida, eccoci qui a narrar e narrarvi cosa e come le grida ci sostanziano o si sostanziano nel mondo rotondo che è poi il nostro di oggi e anche di ieri. Quest’oggi però romperei gli indugi e prenderei subito in prestito la definizione colta del termine perchè, come vedrete fra breve, non solo di gente che urla si tratta quando si parla di grida: dicesi su Treccani dizionario enciclopedico

1) In origine, bando, editto, ordine o avviso dell’autorità che si faceva gridare pubblicamente dai banditori

2) fama diffusa, o diceria, e simili 3) invocazione di aiuto 4) una cosa che grida vendetta 5) voce o verso dell’uomo e dell’animale 6) tumulti o tumulto 7) grida nel deserto 

E come al solito inizierei in musica

A proposito e in proposito, la musica è sempre un bel modo di cominciare. Potrei anche tornare sulla musica o sterzare decisamente verso altri lidi? Vediamo, intanto va detto che esiste proprio un artista, un musicista e nello specifico un rapper che è noto ai più con l’appellativo di cui sopra, ovvero: Grido. Trattasi di Luca Aleotti, ex membro dei Gemelli DiVersi, nato a Milano nel 1979. Ma se proprio volessimo andare a cercare un grido musicale di cui tutti andiamo fieri assai assai, lascerei parlare i pink e poi floyd, loro ne sanno qualcosa, magari più che un grido è un gorgheggio, ma insomma direi che potremo farcelo bastare anche come grido, del resto leggenda vuole che ad ispirare la song sia stato proprio un grido e che grido (pare fosse il portiere degli studios dove il gruppo registrava il disco, dark side of the moon, per i più distratti)

Ora si sa noi qui non è che facciamo troppo sul serio ma e dico ma, parlando di grida, gridi o grido non si può ignorare – magari solo oggi e per questa volta – un urlo che assimilarerei da par suo al grido anche femmina e neutro, nella sua rappresentazione più plastica per non dire artistica per non dire figurativa per non dire pittorica anzichenò. Non aggiungerei altro e la accenderei se siete d’accordo

lurlo

E dai, non potevamo esimerci, non sta volta. Quindi dove andiamo a parare or ora? Io un’ideuzza la avrei. Mi viene in aiuto il mondo comics detti anche fumetti e nuvole parlanti. C’è un super giusto giusto quando si parla di grida e urla e clamore dalla bocca mediante corde e vocali  – che non significa aeiou ma quelle che vibrano di corde – lo chiamano freccia nera ma non è il titolo di uno sceneggiato rai anni ‘60-’70, bensì di un capo – non scout – addirittura un monarca, di una razza intera di persone chiamate per comodità  – e anche perchè gli era stato dato proprio quel nome lì – inumani. La cosa buffa è che poi visti da vicino non è che poi fossero così poco umani, anzi, ma chi sono io per sollevare dubbi sull’operato dei comicsari della Marvel che ebbero a creare essi personaggi? 

freccia nera

Egli super eroe era ed è con la caratteristica che quando prova a parlare invece di emettere suono scatena una tempesta di onde sonore su frequenze inaudibili che distruggono e devastano dove colpiscono. Più è forte l’urlo più i danni sono ingenti. Dobbiamo chiudere amici cari s’è fatta na certa come dicheno quelli, e ci resta al momento un grido cinematografico per le mani da cui andare in pellegrinaggio con curiosità e buone intenzioni. Il grido, proprio lui, è un film del maestro Michelangelo Antonioni, realizzato nel 1957, forse uno dei meno conosciuti ma non per questo meno interessanti, non fosse altro che per la scelta dei luoghi –  direbbero location ma noi no, noi, no – in cui girare: il polesine delle origini del regista ferrarese. Roba tosta, la pellicola, rigorosamente in bianco e nero, con potenti sprazzi di neorealismo e disperazione autentica, male di vivere direbbe il poeta, ma noi no, noi no. 


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