Talmente diva da essere addirittura divina. Talmente nota da non aver bisogno del cognome. Talmente sofisticata da essere sopravvissuta a tutte le mode perché lei era la moda. La Garbo, più un aggettivo che una persona. Un superlativo assoluto.
Aveva uno stile squisito Lei apparteneva all’alta società
Aveva una grazia soprannaturale Un mix di Afrodite e Venere
Combinato con un viso d’angelo Non parlava con la stampa
Quindi non gliene importava niente Non rispondeva nemmeno al telefono
In un’occasione disse, senza convinzione: Voglio essere lasciata in pace
Da questo momento in poi, dal tramonto all’alba Fino alla fine dei tempi, sarò con te
Sarai con me, per sempre nella mia mente Sei tu che vedo davanti a me, oh oh, Garbo
È te che adoro, oh oh, Garbo La più grande storia d’amore, oh oh, Garbo
Dicono: “Beh, questo è amore!” Oh oh, Garbo Dicono che nel giorno della vittoria non si avverte alcuna fatica
Garbo, sei tu che hai il potere Che fa sciogliere il cuore di ogni uomo
Dicono che, quando il cuore è un fuoco Le scintille volano fuori dalla gabbia
Ma la bellezza è come un buon vino Il sapore è più dolce con l’età
Nessun uomo può immaginare a sangue freddo Cosa potrebbe fare per passione
Perché le cose che deplora oggi Sono l’ultima moda di domani
Servire la propria passione È la più grande schiavitù
Ma se nel desiderarti Divento il tuo schiavo non mi serve il coraggio
Da questo momento in poi, dal tramonto all’alba Fino alla fine dei tempi, sarò con te
Sarai con me, per sempre nella mia mente Sei tu che vedo davanti a me… …. Garbo
Caro Der Kommissar non hai resistito al fascino e hai scritto pure questa moderna ode alla divina Greta, sia lode a te che l’hai divinizzata, sia lode a lei per essersi prestata, sia lode a tutti per tutto e grazie per tutto quel pesce!
Dall’Austria coi ballabili in un tempo lontano calò anche sull’Italia il Falco benvestito, uomo da discoteca, nativo di Vienna – all’anagrafe Johann Hans Holzel – considerato il cantante austriaco più comprato – quindi quello che ha venduto più dischi – della storia. Il brano dedicato alla divina uscì nel 1988 nell’album Wiener Blut. Falco e Greta un parallelismo interessante che si evince – l’ho detto, e non me ne vergogno – leggendo il testo della canzone. Personaggi pubblici sempre in bilico fra il successo planetario e la volontà rigorosa di preservare la propria privacy, in modo quasi maniacale. Falco scappa ai Caraibi, la Garbo si ritira dalle scene al massimo del proprio splendore, fuggono al circo – qualcuno aggiungerebbe mediatico, io no – disertano le folle per rimanere nell’immaginario, miti assoluti, per sempre. Ma non finisce qui. Perchè puro, e dico puro, un artista assai diverso dal predatore alato come Van Morrison scrisse, anzi, scrivette, un’ode musicale alla divina e anche a se medesimo, como a dir, divini si nasce, non si diventa.
Alcuni giorni è tutto dannatamente folle E mi viene voglia di ululare alla luna
Poi a volte sembra così facile Come se fossi nato con la camicia
Altre volte non riesci proprio a raggiungermi Sembra che io abbia un cuore di pietra
Immagino di aver bisogno della mia solitudine E devo farcela da solo
Beh, credo che diventerò AWOL Scollega il mio telefono Proprio come Greta Garbo
Voglio solo stare da solo
Ho bisogno di creare una vera connessione Tesoro, qualcosa devo cedere
Perché sono stato troppo a lungo in esilio Ho lavorato duro
Troppo a lungo per decifrare tutti i segreti Devo trovare un po’ di spazio per muovermi
La maggior parte delle persone pensa che tutto sia solo ciò che vede
Beh, so che sto andando AWOL Di’ a tutti che non sono a casa
Proprio come Greta Garbo Voglio solo stare da solo
Beh, vado a Los Angeles Voglio sbrigare i miei affari
Poi vado a Las Vegas Poi scappo Se qualcuno ti chiede se mi hai visto
Per favore, di’ di no Perché vivo fuori E non ho nessun posto dove andare
Beh, credo che sparirò senza permesso. Oh, stacca il telefono
Proprio come Greta Garbo Voglio solo stare da solo (Va bene)
Voglio solo stare da solo Scollega il telefono
Proprio come Greta Garbo Voglio solo stare da solo
Per i non conoscenti – come il sottoscritto – la sigla AWOL sta per Absent Without Leave, che significa letteralmente disertore. Nel caso della Garbo e anche di Falco e come abbiamo appena visto anche di Van Morrison, significa “è sparito nel nulla”, senza spiegazioni, zzwasttt. L’ultimo è il mio preferito, anche perchè l’ho appena inventato. Fa molto svanito in un lampo, vero? Insomma cari/a/um, essere famosi potrà anche riempire le tasche ma la pressione del successo può far scoppiare parecchie teste, soprattutto quelle più fragili. Van Morrison scrisse la canzone per Greta nel 2005, e la inserì nell’album Magic Time dello stesso anno. Nel testo ci sono molti riferimenti allo stile Garbo, soprattutto alla celeberrima volontà dell’attrice svedese naturalizzata in America, di separare la vita privata dai fasti dello star system. Un passaggio del brano di Morrison poi riporta alla canzone di Falco, la quale riportava alla scelta della diva di chiudere la sua rutilante – proprio così – carriera all’apice del successo. Che il buon Van si sia ispirato al buon Hans? Chi può dirlo!
Ebbene che dire della divina delle divine? Greta Garbo la star più pagata di Hollywood, ai suoi tempi, regina del cinema muto, enigmatica e sfuggente, diva anche e soprattutto dopo l’avvento del sonoro, fu sempre femme fatale e seduttrice nei suoi film, personaggi con retrogusto struggente e maliconico, sovente travolti da finali tragici. Mata Hari, Anna Karenina, Ninotchka, La regina Cristina. Diva anche nel doppiaggio, fateci caso, la Garbo doppiata aveva quasi sempre il birignao. Quello bello e virtuoso però, intendiamoci. La sentiamo subito subito in Margherita Gaultier, con la voce italiana dell’attrice Tina Lattanzi.
Divina sempre e comunque, la Garbo – anagraficamente nasce Greta Lovisa Gustafsson – , rimane diva e diveggia anche con il nome, che cambierà in Garbo, non come le attrici comuni per il vezzo di avere un nome d’arte, ma con la convinzione ferrea della diva divina che cambia il nome all’anagrafe per diventare immortale. Divina e diva, sempre e comunque, dal primo film hollywoodiano sino all’ultimo. Ogni volta e in ogni set chiedeva più cose, tipo attenzioni, tipo privacy – su un set? davvero diva, che altro – tipo more money (soldi, soldi, soldi), tipo assistenti, e assistenti degli assistenti, e assistenti degli assistenti degli assistenti.

Diveggiar pallido e assorto avrebbe scritto di lei il poeta. Ogni film era un successo clamoroso, nonostante a lei, i personaggi da lei medesima interpretati, non piacessero – poco e punto – come direbbero saggi toscani. Eppure il suo successo fu sempre clamoroso. “Gimme a whisky, ginger ale on the side, and don’t be stingy, baby“. Eccola, lei medesima, con la propria voce esatta esatta, e per la prima volta, in assoluto:
La Garbo parla, scrissero i giornali, e giù applausi come se piovesse. E poi ancora, e ancora per la prima volta, la Garbo rise. Il film era Ninotchka, il regista era nientepopodimeno che Ernst Lubitsch, e lei non solo rideva, ma aveva pure sfoderato innate doti di attrice comico-brillante, mai viste prima, e anche dopo.
Garbo, sinonimo di diva come e meglio solo forse di Rodolfo, e Valentino, ma non saprei del tutto, chissò. A rendere ancora più diva e diveggiante la divina Greta fu, ovviamente, il suo ritiro dalle scene a 36 anni, bellissima, ricchissima e famosissima. Lei decise, lei fece, lei non si tirò mai più indietro, riuscendo a rifiutare una sequenza lunga e clamorosa – per il successo che tutte le pellicole che non fece ebbero – di film e di ingaggi sempre più ingenti, pesanti, orici, per usare un eufemismo olimpico. Una vita per il cinema ma fuori da esso. E non vi dirò, giammai, della sua militanza gay, di quello non ci occuperemo, tanto più che in tempi come i nostri, non si dovrebbe dire così, caso mai gender fluid, – ammesso che si dica e si scriva così – visto che ebbe storie anche con uomini, per non parlare dei venusiani e delle abat-jour, solo quelle di cocco e zincate, non quelle dorate.

Come solo e soltanto le divine sanno fare, l’unico oscar della sua vita fu alla carriera, nonostante il successo clamoroso di tutti i suoi film e la sua innata, eccellente e superiore bravura artistica. Ma si sa’ come vanno le cose. Nemo profeta in patria e pure fuori di essa. In compenso dalla madre patria ricevette la stella polare, – non proprio ma quasi – fu nominata e insignita della medaglia del cavalierato dell’ordine della stella polare, una specie di premio nobel per i non scienziati. Quest’ultima precisazione è falsa e totalmente inventata da me medesimo seduta stante. Chiudiamo con un’ultima canzone a lei dedicata e con l’immagine che – sembra ma non ci giurerei – di lei aveva Federico Fellini. Il regista riminese parlava di lei come di una fata severa, della austera fondatrice di un ordine religioso chiamato cinema; mentre i Matia e poi Bazar vacanzando romanamente, la divinamente citavano:
Greta Garbo di vanità
Tu con il cuore nel fango
L’oro e l’argento, le sale da thé
Paese che non ha più campanelli
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