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Il Pescatore

Gli Stone

Chi di pietra ferisce, meglio parlare di cinema e di musica, che di guerra e pietrate. Allora a partire da Oliver, passando da Sharon, virando verso Joss, e poi deliziandosi di Rolling e di Cyborg eccoci qui con gli Stone.

Pietra angolare dicesi in architettura di quel robo che stando all’angolo sorregge due mari, meglio muri, e quindi per traslazione le pietre angolari sono i punti di appoggio per sollevare i mondi o, insomma, il fondamento essenziale di o il punto di riferimento del. Un’idea, una comunità, trallalero e trallallà. Dunque gli Stone sono i punti di riferimento della loro comunità qualunque essa sia ovunque essa si collochi, per dunque issa ostrichi. Se poi le pietre angolari in questione si mettono a rotolare, il riferimento scorre, ma la musica suona forte e imperiosa 

Ovviamente i MickJaggeri e company non sono cognomati stone, mentre noi di quelli ci occuperemo e occuperomolo, con o senza la Lupa, di cui a proposito mi piacerebbe presto parlarvi. Vedremo. Dopo la musica ci piacerebbe svoltare verso il cinema e ne abbiamo ben donde. Sharon e Oliver, sebbene non minimamente imparentati, ci accolgono con sguardi diretti e lavori assegnati. Che dire del regista premio oscar, ancorchè uomo politicamente impegnato – in cause condivisibili oltretutto – autore di celeberrimi film ma anche di documentari di grande impatto sociale e inchiestamente giornalistici. Pluripremiato il pietrone olivario nostro, debutta con il botto, sceneggiando un classico – anche molto conosciuto per la sua colonna sonora – che si chiama Fuga di mezzanotte. Subito cinema impegnato, nonostante sia stato anche un successo al botteghino, per il quale lui prende l’oscar per la sceneggiatura non originale. Del film va ricordato il regista Alan Parker, uno che con la musica oltre che col cinema andrà sempre a nozze, e l’interpretazione di Brad Davis. Stone ha scritto e diretto film memorabili, uno su tutti, Snowden, il suo ultimo lungometraggio a tutt’oggi, ma noi ci concentriamo sul suo film più musicale

Senza andare molto lontano è il momento di  fare uscire dal coniglio il cilindro successivo ancora in ambito cinematografico e stonico anzichenò. Vabbè è facile. L’attrice più controversa del millennio, ma che dico del secolo, ma che dico del decennio, ma è mai stata controversa? Chissà. Sharon di cognome Stone è stata ed è tante cose, ma le sue interpretazioni cinematografiche non sono le punte di diamante della sua fama. Altri sono i motivi e non ci interessano, e non ci dilungheremo sul gossip. La pellicola migliore del suo lungo curriculum è a mio avviso Pronti a morire dove la Stone esce per un momento dai soliti panni di femme fatale – indossati in basic istinct e mai più tolti a causa della miopia degli hollywoodiani, razza in via di estinzione speriamo, ma ancora esistente – e fa la pistolera western, assieme a un trio di star davvero in palla nella pellicola: Leo DiCaprio, Gene Hackman e Russel Crowe, non a caso dirige Sam Raimi, anche lui fuori dagli stereotipi del suo genere classico – l’Horror – ci regala un western totalmente fuori fuoco e per questo delizioso. La Stone nel 2014 ha lavorato anche in Italia e in particolare nel film Un ragazzo d’oro di Pupi Avati con Riccardo Scamarcio e Cristiana Capotondi. 

Tornando alla musica troviamo una stone famosa anche se trattasi di psudonimo, infatti Joss Stone, si chiama invece Joscelyn Eve Stoker, ed è una biscugina per parte di nonna paterna e di cognato insaccato del creatore di Dracula, forse che sì, forse che no. Propenderei più per il no.  Se non ci fosse l’obbligo del politically correct si potrebbe dire che la Joss è una bianca con una voce molto soul, ma corre l’obbligo, e quindi non lo diremo. Essa però mette quasi tutte frecce come quelle al suo arco musicale e prende grammy e brit per dischi soul anche nel titolo oltre che nel sound. Che ci possiamo fa. Del resto si rifà all’altra grandissima voce nera con sembianze candegginate della musica di ogni tempo, denominata Janis e di cognome Joplin, di cui coverizza con grandioso successo di pubblico e critica un classico che più classico non si può – nemmeno col candeggio andrebbe aggiunto ma non lo facciamo – che vi agevolo qui sotto. Salutandola ricorderei la  sua partecipazione ad un supergruppo con Jagger, quello lì, Dave Stewart, Rahaman, Damian Marley, chiamato SuperHeavy. E il videogioco cui ha prestato le sue fattezze e la sua voce sull’onda dei successi collaterali del franchising nel mondo di James Bond,  che si chiama 007 Blood Stone con l’ultimo Bond sullo schermo – per ora – Daniel Craig

Ma non potevamo esimerci, sebbene puro issa sia cinematografica, parlando di pietre e di famiglie pietrose interessanti, dal rispolverare la Emma della pietra e senza latte ma con una forte componente calcarea. Lei Stone si chiama per davvero anche se fa l’attrice, bontà sua e della sua famiglia. Anche se, per la precisione, il cognome del patriarca – nonno per lei – che arrivava in America del nord dalla Svetland, detta anche Svezia per i meno scaltri, era Sten che lui medesimo convertì in Stone quando arrivette negli States. Del resto Sten in svedish è lì vicino perchè deriva dal norreno Steinn che significa per l’appunto pietra o roccia. La nostra cara Emma ci convince non per gli oscar e non per la sua bravura olimpica – tanto per stare sulla notizia, anche se oramai sono finite ma da poco – ma per la sua vicinanza con il fumetto e in particolare col marvelnuvoloso e parlante dell’Uomo Ragno. Ella è stata Gwen Stacy, mica brigitta va der foos, in due e dico due, episodi della saga cinematografica del tessiragnatele nel 2012 e nel 2014

E siccome che i fumetti sono belli milioni di milioni, c’è un personaggio – anzi parecchi, ma noi ne scegliamo uno – che si chiama Stone, e in particolare Victor Stone detto Cyborg della Dc comics, con lui concludiamo il post qui presente. Victor arriva al mondo fumetto nel 1980. Trattasi, come dice il nome del super che gli è stato affibbiato, di un uomo con protesi o di un robot con elementi human, insomma nel 1980 – pensate a quando è andato in sala il primo Robocop, – precorre i tempi, anche se, a onor del vero, il buon Fritz che di cognome faceva Lang, già nel ‘20 del 1900, e in particolare nel ‘27, in Metropolis, faceva già cybergorgare assai assai. Ma lì siamo al genio assoluto mica cappuccino e brioche. Dunque il cyborg a fumetti di nome anzi cognome Stone è dei nostri e in più lo vediamo uscire anche dalle tavole e incarnarsi, anche se parzialmente, visto il macchinificio che è in lui, nella serie di telefilms – che detto così fa parecchio retrò – denominata Doom Patrol, spin off lei medesima dell’altra serie tv super e roica, Titans, tutto sotto l’egida dc, e con colleghi ed eroi young, anche parecchio. Agevolo la scena col cyborg in pole position. E buone cose. 


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