Posto che la musica ci aiuta sempre e ancora lo farà, ovunque e comunque. La famiglia odierna è, forse, la più tipica nell’anglo e sassonia tutta e intera. Mr e Mrs Smith fuisse un cinemafilmico con Jolie e Pitt di loro, anche come coppia nella vita all’epoca. Non propriamente un capolavoro, ma ben si attaglia per verosimiglianza e attinenza al canone precipuo di cui andiamo a spiegarci. Che tradotto potrebbe voler dire: partiamo da loro e andiamo avanti. In realtà trattasi di falsa partenza poichè lo start reale ce lo dà la musica, come sempre, aggiungerei – as always, dicheno puro – e chi altri se non quelli con la s finale sebbene smith anch’essi, potevano essere il nostro giudice di linea, bandieramento a scacchi o, pure, senza la doppia e con la virgola, se non Morrissey e Johnny Marr, Andy Rourke e Mike Joyce
Andando in ordine sparso di smith in giro ce ne sono parecchi, e anche famous, o notos, o celiber, che non vuol dire scapoli nel mio particolarissimo voca e bolario. Inizierei con grande serietà e compostezza da Adam Smith, economista e filosofo scozzese vissuto nel 1700, che ha influenzato con le sue teorie la nascita del gioco del monopoli, come avete già scoperto se siete nostri attenti e fedeli lettori. In realtà Smith è stato il padre e non la madre dell’economia moderna. Segnalateci i nomi delle papabili genitrici se vi capita, grazie. Le sue teorie, e non le nostre, posero le basi del capitalismo di libero mercato – la concorrenza per favorire la prosperità – contro i monopoli e il monopolismo. Ci deve essere una “mano invisibile” – secondo Smith, nell’economia, che possa guidare l’interesse personale verso il bene comune e non verso il “rimpinzamento sconsiderato e smodatamente grassatore”, qualunque cosa le mie inusitate e sconsiderate parole vogliano dire. Come dire, nelle teorie dell’Adam troviamo la sintesi dell’agire dei potenti della silicon valley, signori della moderna tecno-economia, a parole, ma non nei fatti. Quando dicheno, ma non fanneno: “vogliamo rendere il mondo un posto migliore”. Già. E se mia zia aveva le ruote…

Prima un super eroe, poi un uomo in nero, poi ancora un clone e rone, e poi altri cento, mille e centomila, più e meglio dei pirandelliani comici e cosmetici, ecco a noi lo Smith di nome Will, detto anche scazzottatore oscariano e o oscarico. In più lo smith attore è stato anche giovine principe a Bel Air, ovunque sia in america del nord esso posto, egli veniva dalla Philadelphia nuda e cruda, dove un giovine, non importa di quale colore razza professione genere luogo e provenienza, rischiava, all’epoca. Una serie che si intitolava proprio in quel modo ed era sopra e tutto, una sit-com, comic e a. E poi che dire dell’incontro con Muccino. Non diciamo. Ma il più bel ricordo dello Smith di nome Will sta, per noi e me, superoista convinto quale sono, certamente Hancock, il super più “difuorista” del cinema, assieme forse solo a Deadpool. Filmone del 2008, piuttosto stroncato anzichenò, ma parecchio apprezzato dal pubblico che gli conferì in totale, minuto più dollarone meno, all’incirca un seicentone di milioni di dollari. Tra l’altro del film super è stato più e più volte annunciato un, il, es, sequel, di cui non si celebrarono mai e poi mai le nozze. Pare che il motivo del mancato raddoppio sia dovuto – tenetevi – al fatto che da lì a subito, i film di super sarebbero diventati comuni come le patate nei campi di patate. Ma ci pensate? Viviamo in un mondo strano assai miei cari.
Altri attori con Smith ci sorridono dai poster e dai manifesti delle sale e dalle pale, una su tutti Maggie Smith, stranota ai più giovani per Harry Potter e Downton Abbey, ma, e dico ma, bis-oscarata in epoche diverse, per California Suite – film da recuperare e rivalutare come il suo protagonista Michael Caine -, premio da non protagonista, e per The prime on Miss Jean Brodie – l’ho messo in inglese perchè il titolo italiano è davvero improponibile: La strana voglia di Jean, manco fosse un pornazzo di serie z – dove invece vince come assoluta e notevole assai attrice protagonista. Non possiamo neanche non citare – doppia negazione fa un’affermazione – mah? Mary Pickford, la grande diva del muto, nata Gladys Marie Smith. E, ovviamente, Jaclyn Smith, detta anche “Angelo bruno Smith“, prima o seconda o terza, pards, del trio di belle e investigatrici originale – poi ci sono stati i film più recenti – delle Charlie’s Angels. Ma è di nuovo la musica ad attirarci a sè. Ci accingiamo, pertanto, ad ascoltare il o la prossima/o smith della lista. Trattasi di KIm Wilde, che detta così potrebbe sembrare un’infiltrata, ma fidatevi non lo è
E che dire dei veri smithiani e musicisti eccelsi successivi – non che la Wilde non lo fosse, avete visto no? – ma insomma la poetessa Patti di nome Smith travalica e abbonda di pezzi, dischi e momenti dell’uomo, e della donna, cui ha partecipato e ha dato il proprio contributo. Oltretutto la Smith è stata anche una delle prime rockstars che sono tornate ad esibirsi in Italia, dopo i fatti e gli atti non proprio edificanti avvenuti nel belpaese e che hanno avuto come protagonisti, loro malgrado, i rocker. Tipo truffe, muffe e rapine con e senza destrezza. Patricia Lee Smith, per la precisione, anticipatrice e protagonista del punk e della new wave, sfoggia un quarantaseiesimo posto, fra i migliori di sempre per rolling e stone, una di quelle riviste che di rock se ne intende, e mica poco. Artista eclettica, come dicheno i ben e pen e santi, la Smith ricama arte performandosi, scrivendo prose e poesie, pitturando – meglio disegnando e dipingendo – e pure giornalisticando di musica anche per prestigiose testate. Molto italianica, più di recente, scorrazza e abita da parecchio alle nostre latitudini, e collabora parecchio e non poco con artisti e istituzioni culturali nostrane.
Di musica in musica, di canzone in canzone, chiuderei con i Cure e Robert Smith. Robert James Smith, britannico anzichenò, canta, scrive e suona Cure dal 1976, ma non disdegna ne ha disdegnato negli anni, di collaborare, alfine suonare e puro scrivere canzoni, financo dischi interi, con altri gruppi e nella specifica con uno, i Siouxsie and the Banshee , ha suonato, scritto e cantato in due dischi mentre era nello stesso tempo medesimo ancora e sempre leader dei Cure stessi e proprio loro. Peraltro, qui lo dico e non lo nego, ai loro esordi i curisti accompagnarono la stessa band, all’epoca più celebre di essi, in un tour, correva l’anno 1979, come gruppo spalla. E poichè – sentite questa che è davvero buffa – due membri della band – i banshee – nel bel mezzo del tour decisero di levarsi di torno, mettendo a rischio baracca e burattini, egli non esitò e prosegui tutta la serie dei successivi concerti, suonando e cantando in tutte e due le band contempo e ranea e mente, alquanto, e per giunta, ma gradevolmente e con piacere, per lui e gli altri, insieme al pubblico pagante. Astenersi perditempo.
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