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Il Pescatore

Giornalismo archeologico sparso

Il giornalismo è morto, viva il giornalismo. Ma anche: se non sarà seren si rasserenerà. Meglio un uovo oggi che una reliquia domani, ma se al giornalismo volessimo dare una chance, potrebbe essere archeologica.

Torno sull’argomento giornalismo,  un tempo ne scrivevo parecchie di cose sul tema, ora molto meno. E’ anche vero che nel frattempo il giornalismo è andato rarefacendosi, come le nuvole in un cielo d’alta quota o come la panna montata su un gelato – avete presente l’effetto smontaggio, o sgonfiaggio – tipo così. Ebbene mentre lo scrolling ci zombizizza massicciamente, e gli addetti ai lavori pensano di avere ancora un lavoro, sorge spontaneo chiedersi come fare a non cedere il passo. L’avevamo fatto anni fa, le risposte parevano essere molte. Quello che oggi succede quotidianamente sembra invece tutto, solo e sempre, un’unica storia, ripetuta, monotona e senza speranza. Nessuno racconta le cose, nessuno va sotto la superficie, nessuno rompe la – attenti che non lo ripeterò, anche per pudore – narrazione comune, ma soprattutto, nessuno sembra minimamente preoccuparsi di dove le persone – tutte, lasciando perdere scempiaggini come target, marketing, e clikking – che non vuol dire nulla ma anche le altre due mi sa che oramai – siano. L’ultimo aspetto, sembrerebbe, almeno al sottoscritto, la circostanza basilare, il traino si direbbe a pesca, quella cosa per cui lottare e credere. Dove sono le persone? Come si informano? Si informano ancora? All’ultima domanda il post di qualche giorno fa titolato scrolling qualche risposta, senza impegno, provava a darla.

Oggi invece, preamboli a parte, vorrei parlarvi di un esperimento – riuscito – nato nel bel mezzo del paese nostro detto Italia – in genere sono altri nel mondo a sperimentare, soprattutto nel giornalismo – che si chiama Archeoreporter. A condurlo – tale esperimento – è un amico e collega, Angelo Cimarosti, uno abituato a non credere ciecamente alla retorica del giornalismo, e pronto a mettersi in gioco, alla prova, anche rischiando in proprio. In solido direbbero i commercialisti all’ascolto. Del resto anni fa, tempo digitale secoli, lui medesimo assieme ad uno sparuto manipolo di visionari como isso, aveva giocato una carta altrettanto innovativa nel campo del giornalismo chiamata YouReporter. Linko di conseguenza e non mi dilungo. Per i meno abbienti ricordo che l’esperienza fu un successo, culminato con la vendita dell’oggetto – YouReporter – al Corrierone, si si, proprio quello lì di Milano con tanto di palmares, globi d’oro e strette di mano del preside. Un episodio importante per la storia del giornalismo quello dei YouReporter, anche perché in epoca digitale metteva mano a un concetto nuovo e anche parecchio astruso del giornalismo intitolato citizen journalism.

Quelle robe “dal basso”, come alcuni direbbero, che da un pò di anni a questa parte, prendono di petto alcuni concetti basilari del solito giornalismo di cui sopra, lo travestono o peggio lo svestiscono, in ogni caso lo strapazzano, e non restituiscono quasi nulla indietro, neanche uno straccio di spiegazione, soprattutto. Sarà forse per questo che in Via Solferino dopo aver comprato il giocattolo messo in piedi – dal basso da Angelo e soci – non hanno saputo cosa farci e alla fine, boh. Mah! Sigh! ri-Boh! Contenti loro. 

Ma torniamo all’oggi e rimaniamo col mio amico Angelo. 

Lui,   nel frattempo ha dato retta ad una sua grande passione, parallela ma anche tangente al giornalismo, che è l’archeologia, e per non sbagliare canale – Angelo è anche un profondo conoscitore della TV – dentro e fuori – si è dato qualche anno per tornare sui banchi di scuola e prendere una seconda laurea. Indovinate? Archeologia, addirittura in un college inglese. Pare che fosse meglio, però per ulteriori spiegazioni chiedete direttamente a lui, vi prego. Uscito tuber magnatum cum laude dalla nuova avventura scolastica, ad una  non certo verdissima età, –  di cui non farò alcun accenno, anche perchè siamo coetanei –   il nostro eroe – si dice così, niente di personale Angelo – ha unito i puntini: giornalismo, archeologia, innovazione; e ha realizzato – squillino le trombe, rullino i tamburi – una roba digital giornalistic innovativa chiamata:  Archaeoreporter. Se posso dire? Il nome proprio proprio originale non è  – dittongo a parte – ma chissenefrega, se mi è ulteriormente consentito, visto il livello di innovazione davvero alto realizzato con l’oggetto in questione. 

E mi cheto, come dicono i dantisti e pure i fiorentini. Non voglio certo togliervi il gusto di poter andare sul primo e unico portale archeologico-giornalistico italiano – non azzardo a dire del mondo, ma non mi stupirei se lo fosse – realizzato dal mio amico. E non mi azzardo altresì, a privarvi del gusto di andare sul tubo – amichevolmente detto youtube – sul solito canale video archaeoreportico di cui sopra – a scoprire i numerosi servizi postati dal nostro, ma soprattutto, interamente realizzati dal medesimo, che poi, a ripensarci, non ha solo creato un nuovo portale di informazione ma ha anche dato un nome e un cognome alla sua attuale professione – che non è giornalista, ribadisco per chi si fosse sintonizzato soltanto ora – bensì – reggetevi – Archaeoreporter.

ps. Nel frattempo Angelo con il suo lavoro da giornalista archeologico ha vinto pure un premio: Indagatore del mondo 2026.

ps2. e una prestigiosa citazione in un altrettanto importante testo di uno specialista del settore uscito di recente. Vedi alla voce: Giuliano Volpe Archeologia.

“un nuovo veicolo di alta divulgazione è rappresentato ora da Archaeoreporter, un blog fondato da Angelo Cimarosti, un giornalista d’inchiesta laureato in archeologia che ha introdotto in Italia una forma di giornalismo sul campo molto diffusa in ambito anglosassone: si pensi al modello Time Team“

time team

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